Neutralità sotto pressione: gli svizzeri guardano alla NATO e chiedono più esercito

Rispetto al 2025, gli Svizzeri sono diventati ancora più pessimisti per quanto riguarda la situazione politica mondiale, tanto che la maggioranza giudica insufficienti le spese per l'esercito ed è favorevole a un avvicinamento alla Nato. Ad affermarlo è lo studio Sicurezza 2026 del Politecnico federale di Zurigo.
Aumenta l'insicurezza
Stando al documento, edito dal Centro per gli studi sulla sicurezza dell'ateneo zurighese, l’86% delle persone valuta la situazione politica mondiale in maniera pessimistica, pari a un aumento di 5 punti percentuali rispetto al 2025. Circa il futuro della Svizzera, gli aventi diritto al voto sono decisamente più pessimisti rispetto al 2025 (37%, +7 punti percentuali): l’82% (-4 punti percentuali) si sente ancora sicuro in generale. Complessivamente, il senso di sicurezza si trova al livello più basso degli ultimi 20 anni, sottolineano i ricercatori. Il 15% degli intervistati giudica probabile che nei prossimi dieci anni la Svizzera sia minacciata da un attacco militare. L'80% ha negato questa affermazione. Il 5% non ha risposto a questa domanda.
Sostegno all'esercito
L’83% (+3 punti percentuali) pensa che l'esercito sia «assolutamente» o «abbastanza necessario». Solo il 25% (-4 punti percentuali) è favorevole all'abolizione dell'obbligo di prestare servizio militare; si tratta del valore più basso mai registrato dalla fine della guerra fredda all'inizio degli '90 del secolo scorso. Il 72% degli interrogati crede inoltre che l'armata contribuisca alla coesione della Svizzera plurilingue. Nel contempo è cresciuto ai massimi livelli mai registrati dall'inizio dei rilevamenti nel 1986, la percentuale convinta che le spese per la difesa siano insufficienti (29%, +5 punti percentuali). Ne emerge una situazione di stallo: il 30% ritiene che le spese militari siano troppo elevate, mentre il 34% - in termini relativi la maggioranza - le ha definite «giuste». Tuttavia, non è stato chiesto quali fossero le fonti di finanziamento aggiuntive. Il Consiglio federale intende aumentare l'IVA di 0,8 punti percentuali per dieci anni per l'acquisto di materiale bellico (31 miliardi supplementari per far fronte alle carenze). Nonostante le critiche dei partiti, mantiene questo piano. Non esiste un piano B, ha affermato a marzo il ministro della difesa Martin Pfister.
Neutralità non più una panacea
Benché il consenso sulla neutralità rimanga elevato (85%), esso è diminuito sensibilmente dallo scoppio della guerra in Ucraina (2022: 97%, -12 punti percentuali), stando agli esperti che si basano sullo studio condotto da demoscope fra 2089 persone di tutte e tre le regioni linguistiche fra il 6 e il 30 di gennaio. Prima dell'attacco di Mosca a Kiev nel 2022, il tasso di approvazione era ancora al 97%. Il 59% ritiene ora che la neutralità non possa più essere difesa in modo credibile dal punto di vista militare. Mai, dagli anni '90, questo atteggiamento critico nei confronti della possibilità di difendere in modo credibile la neutralità dal punto di vista militare era stato così diffuso, scrivono gli autori dello studio. Una maggioranza risicata ritiene che, grazie alla neutralità, la Svizzera non venga coinvolta in conflitti internazionali. Una maggioranza del 56% (+3 punti percentuali) sostiene per questo un avvicinamento al Patto atlantico. Solo un terzo sarebbe però favorevole ad un'adesione. Il 43% (+7 punti percentuali) degli Svizzeri crede che l'adesione a un'alleanza militare europea a scopo difensivo offrirebbe alla Svizzera una sicurezza maggiore rispetto al mantenimento della neutralità. Si tratta del valore più elevato mai registrato sinora.
La metà pronta a imbracciare le armi
Il 78% degli intervistati condivide il parere secondo cui la Svizzera deve essere difesa militarmente in caso di guerra. Circa la metà (49%) sarebbe pronto ad imbracciare le armi. L’85% sarebbe disposto, in caso di guerra, a contribuire personalmente alla difesa del Paese senza tuttavia imbracciare le armi. Il 78% degli intervistati approvano un aiuto non militare da parte della Svizzera agli Stati confinanti sotto attacco. Il 55% è favorevole alla fornitura di armi a Paesi confinanti in caso di guerra. Poco meno di un terzo (31%) è per l’invio di truppe svizzere a difesa di uno Stato confinante.