No a una Svizzera da 10 milioni, alternativa cercasi a Palazzo

C’è molta attesa per capire come il Consiglio degli Stati intende trattare l’iniziativa popolare dell’UDC «No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti». In settembre, il Nazionale l’aveva nettamente respinta senza controprogetto. Ma ora una parte del mondo politico, preoccupata per il crescente scetticismo della popolazione nei confronti dell’immigrazione, teme che l’iniziativa possa essere approvata alle urne se non verrà presentata un’alternativa. Da alcune settimane, alla Camera alta si sta discutendo febbrilmente (dietro le quinte) per mettere a punto un controprogetto. L’obiettivo è di sventare la disdetta automatica dell’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE (e con esso di tutti i bilaterali). Questa misura scatterebbe se nei due anni successivi al superamento della soglia dei 10 milioni di abitanti (ora sono 9) non saranno trovate soluzioni per limitare l’immigrazione. A spingere per un controprogetto è soprattutto il Centro, dopo avervi tentato invano in settembre. Il presidente Philipp Matthias Bregy ha dichiarato ai quotidiani Tamedia che l’iniziativa ha il potenziale per ottenere una maggioranza. Per questo, dice, serve un controprogetto diretto (a livello costituzionale) che rispetti la libera circolazione. Il Centro, che agli Stati dispone di un terzo dei seggi, vuole sostanzialmente mantenere il testo dell’UDC ma prevedere una garanzia; se si supera la soglia dei 10 milioni, invece della denuncia automatica degli accordi la popolazione andrebbe chiamata alle urne per confermare o meno la libera circolazione.
Del tema si sta occupando in questi giorni la Commissione delle istituzioni politiche. Una decisione dovrebbe essere comunicata nel pomeriggio. Sul tavolo, comunque, ci sono proposte di varia natura. Non sarà facile trovare un denominatore comune. Il tema dovrà essere discusso in aula in dicembre. Se non ci sarà un’intesa dell’ultimo minuto, in dicembre si andrà in aula con la sola iniziativa popolare. In questo caso, il voto popolare dovrebbe aver luogo in giugno. Per contro, se ci sarà un controprogetto i tempi si dilateranno. Sempre che venga trovato un accordo in Parlamento, l’appuntamento con le urne slitterebbe al 2027, anno elettorale.
L’unica cosa praticamente certa è che l’iniziativa UDC sarà votata prima del pacchetto europeo, la cui consultazione si è giusto chiusa il 31 ottobre.
Oltre a quella del Centro, c’è la proposta dell’ex-presidente del PLR Petra Gössi. Anche la «senatrice» svittese pensa a un controprogetto diretto, sebbene la dirigenza del suo partito voglia portare in votazione solo l’iniziativa. Gössi chiede l’attivazione della clausola di salvaguardia già prevista dall’accordo sulla libera circolazione e misure più severe nel settore dell’asilo qualora l’immigrazione netta dovesse superare lo 0,8% annuo della popolazione totale (in pratica 72 mila persone) per tre anni consecutivi. Difficile che questa idea passi, anche perché sulla questione dell’asilo la sinistra non ci sente. Per un’alternativa si stanno impegnando anche i Verdi, che propongono misure in ambito immobiliare, un settore molto sensibile e direttamente collegato alla crescita della popolazione.
In caso di superamento di una certa soglia di abitanti, gli ecologisti vorrebbero dare la priorità ai residenti nell’assegnazione di un alloggio in affitto o nell’acquisto di un’abitazione. Il requisito è di risiedere in Svizzera da almeno due anni o di avervi abitato per almeno un decennio. La nazionalità non deve avere alcun ruolo e a far stato deve essere solo la durata del soggiorno. Ma come notava la NZZ, rimane un potenziale conflitto con l’UE per una possibile discriminazione indiretta. Una proposta analoga sulla preferenza indigena per la casa è stata presentata nelle scorse settimane dall’UDC del Canton Zurigo. Sul tappeto c’è anche l’idea di una tassa sull’immigrazione.
