«No agli F-35», l'iniziativa si sgonfia: non piace neppure a PS e Verdi

La Svizzera non deve acquistare gli F-35 statunitensi. La richiesta, giunta ai tempi supplementari, mira anche a modificare la Costituzione: è infatti stata lanciata a Berna un’iniziativa popolare, che dovrà ora raccogliere le 100 mila firme necessarie. Avrà tempo fino al 28 ottobre 2027. Il problema? La consegna dei primi otto aerei da combattimento statunitensi alla Svizzera è prevista già a partire dalla metà del prossimo anno.
Decisamente fuori tempo massimo. Anche perché poi l’iniziativa (in caso di riuscita) dovrà seguire tutto l’iter: dapprima il messaggio del Consiglio federale, poi il passaggio alle Camere federali e infine il voto popolare. Ciò richiederà anni. Nel frattempo, la Confederazione cosa farà?
Associazione civica
L’iniziativa «No agli F-35» è stata presentata da un comitato civico, composto anche da tre ticinesi, tra cui il medico Pietro Majno-Hurst e il granconsigliere Giuseppe Sergi (MPS). I promotori chiedono di intervenire tramite una disposizione transitoria dell’articolo 60 della Costituzione, che regola «Organizzazione, istruzione e equipaggiamento dell’esercito».
Per il comitato, la Confederazione non deve acquistare «aviogetti da combattimento del tipo F-35» e il budget dell’esercito deve pertanto essere adeguato di conseguenza. Si tratta del secondo tentativo di fermare l’acquisto dei jet da combattimento del produttore statunitense Lockheed Martin. La prima iniziativa (che aveva gli stessi contenuti di quella pubblicata oggi dalla Cancelleria federale sul Foglio ufficiale) era stata lanciata nell’agosto del 2021. E aveva raccolto 102.664 firme valide.
Ritirata
Tuttavia, nonostante il buon esito nella raccolta di sottoscrizioni, l’iniziativa è stata ritirata nell’autunno del 2022. Il motivo è semplice: già allora, era troppo tardi. Nel settembre del 2022, infatti, il Parlamento ha dato il via libera all’acquisto dei jet statunitensi. Pochi giorni dopo, il 19 settembre di quell’anno, è stato firmato a Berna il contratto con il governo statunitense per l’acquisto di 36 aerei da combattimento di tipo F-35A.
Per i promotori di quella iniziativa, non aveva più senso proseguire. I giochi erano ormai fatti. Poi, però, sono iniziati i problemi: il prezzo fisso (solo per Berna), il rincaro, l’ordine ridimensionato, i possibili ritardi, le continue critiche all’aereo e - infine - l’imprevedibilità di Donald Trump. L’ala sinistra del Parlamento continua a non volere questi jet da combattimento statunitensi. Ma non sostengono l’iniziativa.
«È già in produzione»
«L’F-35 è l’aereo sbagliato, ma l’iniziativa non è lo strumento giusto per fermare l’acquisto. La Confederazione ha già stanziato moltissimi fondi e il jet è in produzione», spiega il consigliere nazionale Gerhard Andrey (Verdi/FR). A suo avviso, un’eventuale votazione sarebbe decisamente in ritardo sui tempi. Una considerazione condivisa anche dal suo collega, Samuel Bendahan (PS/VD), co-capogruppo dei socialisti alle Camere federali. «È una questione di tempistiche. Il voto popolare sarà ormai troppo tardi. E a quel punto il problema è semplicemente che avremo già pagato. Bisogna impedire adesso l’acquisto, la via dell’iniziativa popolare è troppo lunga», sottolinea Bendahan. A suo avviso, il Dipartimento della difesa (DDPS) deve rendere conto della strategia che intende adottare. «Oggi la dipendenza da Donald Trump è assolutamente inaccettabile. Occorre una vera politica di sicurezza per questo Paese. E deve concentrarsi sui rischi reali: ciberdifesa, rischio di attacchi con droni, influenze estere come quelle russe. L’F35 è un rischio supplementare per la sicurezza del nostro Paese», sostiene Bendahan. «Prima bisogna avere una strategia, poi si investono i soldi. L’Esercito invece fa il contrario. Si fanno acquisti e poi si cerca di capire come giustificarli».
«Il Consiglio federale dovrebbe smettere di versare acconti. La cosa giusta da fare ora sarebbe, a livello parlamentare, convincere il Governo a non continuare con l’acquisto», spiega dal canto suo Andrey. Per l’ecologista, una soluzione per limitare i danni sarebbe quella di ricevere gli F-35 che sono già stati pagati. E poi optare almeno per un altro modello, preferibilmente europeo. Come proposto dal Consiglio federale per i sistemi di difesa terra-aria, dal momento che la fornitura dei Patriot accumula ritardi e sale di prezzo.
