«No, Twint non deve essere un servizio pubblico»

«Il Consiglio federale è incaricato di definire e di attuare una strategia affinché il sistema di pagamento elettronico istantaneo Twint diventi, come la messa a disposizione di denaro in contante, un servizio pubblico gratuito per i privati e i commercianti. Potranno essere previste eccezioni alla gratuità per transazioni di importo rilevante effettuate tra imprese». È con queste parole che il «senatore» Carlo Sommaruga (PS/GE) ha lanciato una proposta che farà discutere: nazionalizzare Twint. Renderlo, di fatto, un servizio pubblico gestito dalla Banca nazionale svizzera (BNS). Oggi, questo sistema di pagamento mobile è controllato dalle banche svizzere e dalla società SIX.
Il motivo di questa proposta è presto detto. «Oggi, oltre il 70% delle transazioni finanziarie viene effettuato tramite mezzi di pagamento elettronici. Questa percentuale continuerà ad aumentare rapidamente», spiega Sommaruga nel testo della mozione. Anche i pagamenti tramite dispositivi mobili stanno registrando una crescita esponenziale. In particolare Twint: in soli nove anni di attività, copre già il 26% dei pagamenti elettronici in Svizzera e il 60% dei pagamenti tramite dispositivi mobili.
Come il denaro contante
Nonostante il rapido incremento di pagamenti elettronici, c’è però un aspetto che preoccupa in particolare i commercianti: le commissioni (sia per chi paga con la carta, sia per chi usa lo smartphone). Le transazioni tramite Twint tra privati sono infatti gratuite (fino a un certo limite). Per i commercianti, invece, l’utilizzo di Twint (a differenza dei contanti) è costoso. Per Sommaruga, troppo.
L’obiettivo del «senatore» ginevrino è che Twint venga equiparato al denaro contante grazie a una gestione da parte della BNS. Dal 1850, la Confederazione detiene il monopolio della valuta. Fin dalla creazione della moneta nazionale, le transazioni in contanti tra privati, tra privati e imprese e tra le imprese stesse sono sempre state gratuite, scrive Sommaruga, ricordando che la fornitura di contante (nonostante i costi di produzione e gestione ammontino a decine di milioni di franchi) è un servizio pubblico gratuito. Il «senatore» ginevrino prende ad esempio PIX, il «Twint brasiliano», ovvero una piattaforma gestita pubblicamente con commissioni ridotte.
Secondo il «senatore» socialista non sarebbe nulla di nuovo, poiché alcuni Paesi (cita Singapore, Norvegia e Svezia) prevedono per esempio una stretta collaborazione tra le banche stesse oppure tra le autorità nazionali di regolamentazione e le banche «per offrire un servizio di pagamenti elettronici istantanei regolamentato e quasi pubblico».
«Vicino al mercato»
Ma cosa ne pensa la società stessa? «Siamo lieti del riconoscimento dell’importanza che Twint riveste oggi per la Svizzera. Il dibattito evidenzia il ruolo fondamentale della nostra soluzione nella vita quotidiana di milioni di persone, per la piazza economica svizzera e per la sovranità del traffico dei pagamenti in Svizzera», ci spiegano da Twint, ricordando però che il servizio (privato, vedi box) «è di proprietà di grandi istituti finanziari svizzeri».
«Questo modello - tiene però a precisare l’azienda - ha dato prova della sua efficacia. È orientato all’innovazione, vicino al mercato e ci permette di sviluppare la nostra offerta in modo rapido e incentrato sul cliente. Il tutto a condizioni molto interessanti e competitive». L’idea di essere nazionalizzata, insomma, non stuzzica la società. E non piace nemmeno all’Associazione Svizzera dei Banchieri (ASB).
Danneggia economia e popolo
«La nazionalizzazione di servizi di successo danneggia non solo l’economia, ma in ultima analisi anche la popolazione. Il segnale che ne deriverebbe sarebbe allarmante: l’innovazione imprenditoriale verrebbe penalizzata, il buon lavoro e le prestazioni sarebbero svalutati – un segnale che avrebbe ripercussioni ben oltre la piazza finanziaria. Ciò frenerebbe gli investimenti in innovazioni future e comprometterebbe in modo duraturo l’attrattiva della Svizzera come piazza economica», critica l’ASB, secondo cui la Svizzera dispone di infrastrutture di pagamento moderne e affidabili al mondo. «Questo successo è in gran parte dovuto alla concorrenza effettiva tra i diversi fornitori di servizi di pagamento».
Modificare la Costituzione
Il Consiglio federale, dal canto suo, non ci sta e chiede al Parlamento di respingere la proposta. Il motivo? «Se Twint venisse nazionalizzato, i costi di gestione della piattaforma sarebbero a carico dello Stato. Per una nazionalizzazione sarebbe probabilmente necessario creare una nuova base legale nella Costituzione federale, poiché in questo caso il principio del monopolio della Confederazione di battere moneta e di emettere banconote non è applicabile», scrive il Governo ricordando inoltre che ad esempio la situazione in Svizzera «è diversa da quella del Brasile prima del lancio della piattaforma PIX».
«Instant Payment Bridge»
In merito alle attività della Banca nazionale svizzera, tuttavia, il Consiglio federale spiega che è già in atto il progetto «Instant Payment Bridge», con il quale la BNS intende concedere agli offerenti di servizi di pagamento la possibilità di eseguire simili pagamenti istantanei anche presso negozi fisici e online. Un po’ come Twint. Ma non è finita qui. In collaborazione con la Banca centrale europea, sta esaminando la possibilità di «collegare i sistemi di pagamento, per consentire pagamenti istantanei tra l’eurozona e la Svizzera». Ciò significa che potrebbe arrivare sul mercato una vera e propria rivoluzione a livello europeo e che, forse, coinvolge anche la Svizzera.
L’intervento delle autorità
Al centro del dibattito c’è però la questione delle commissioni e sul tema sta facendo luce anche la Commissione della concorrenza (COMCO): un anno fa, l’associazione delle imprese attive nel commercio al dettaglio (Swiss Retail) ha accusato l’app di pagamento di abusare della sua posizione di mercato «applicando commissioni eccessive». Ha pertanto chiesto alla COMCO di verificare se le tariffe applicate da Twint sono conformi alla legge. In passato, l’autorità federale ha già imposto la riduzione delle commissioni interbancarie di Mastercard e Visa.
La COMCO ci conferma di aver ricevuto reclami da vari dettaglianti per le commissioni giudicate troppo elevate di Twint. L’azienda, dal canto suo, ritiene che le condizioni siano competitive. In caso di contratto diretto tra commercianti e Twint (ovvero l’adesivo con il codice QR), le commissioni ammontano all’1,3% per transazione. Il discorso cambia quando un commerciante accetta pagamenti tramite un terminale di pagamento. In tal caso, le condizioni sono meno favorevoli.
