Non siamo soli: anche il Benin festeggia il Primo Agosto

Mentre in Ticino si celebra il Primo Agosto e sul Grütli il presidente della Confederazione Guy Parmelin celebra le tradizioni elvetiche, a seimila chilometri di distanza un altro Paese vive la sua giornata più importante dell'anno. A Cotonou, sull'esplanade del Monumento dell'Amazzone, il Benin festeggia oggi il 66. anniversario dell'indipendenza.
La coincidenza è puramente casuale. Ma la data del 1. agosto, per i beninesi, ha un peso storico paragonabile a quello che il 1291 ha per gli svizzeri.
Dahomey, 1960: 101 colpi di cannone
Il Paese che oggi si chiama Benin era allora la Repubblica del Dahomey. Colonia francese dal 1894, anno del trattato di protettorato che seguì la sconfitta del re Béhanzin di Abomey, soprannominato «Kondo lo squalo», il territorio era stato integrato nel 1904 nell'Africa occidentale francese.
Il percorso verso la sovranità passò per il referendum del 28 settembre 1958, con cui la popolazione si espresse a favore di un Dahomey membro della Comunità francese, e si concluse due anni più tardi. Il 1. agosto 1960 il Dahomey divenne pienamente indipendente dalla Francia.
A pronunciare il discorso fu Hubert Maga, eletto primo presidente appena sei giorni prima, il 26 luglio. La cerimonia si tenne a Porto-Novo, allora capitale e oggi capitale de iure, nel palazzo dei governatori – l'edificio che oggi ospita l'Assemblea nazionale – davanti ai rappresentanti francesi e ai capi di Stato dell'Entente, scandita da 101 colpi di cannone. «Popolo dahomeyano, proclamo solennemente l'indipendenza del Dahomey in questo lunedì 1° agosto 1960», disse Maga. «È per noi un giorno di gioia, un giorno che consacrerà l'unione di tutti i figli di questo Paese per la pace e la fratellanza, un giorno che segnerà un nuovo passo avanti dell'Africa verso un avvenire migliore».
Il nome arriva quindici anni dopo
Il Dahomey diventò Benin solo il 30 novembre 1975, sotto il regime marxista-leninista di Mathieu Kérékou, che scelse il nome in riferimento all'antico e prestigioso regno del Benin, nella Nigeria precoloniale. Con la nascita della Repubblica popolare e del partito unico, la festa nazionale fu spostata proprio al 30 novembre.
Il 1. agosto è stato poi ripristinato. Dal 2022 la celebrazione ufficiale si svolge sull'esplanade del Monumento dell'Amazzone a Cotonou, la principale città del Paese, con il ritorno della sfilata militare.
Il legame svizzero
Nessun rapporto con la data, dunque. Ma i legami fra Berna e il Benin esistono, e sono tutt'altro che marginali: il Benin è da decenni un Paese prioritario della cooperazione svizzera allo sviluppo.
La collaborazione è cominciata con una serie di accordi bilaterali, fra cui un accordo quadro firmato nel 1981. Due anni più tardi, nel 1983, la Svizzera ha aperto a Cotonou un ufficio di cooperazione della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), oggi affiancato da un'agenzia consolare.
I settori d'intervento sono tre: la governance locale, lo sviluppo economico nelle zone rurali e la formazione di base e professionale. La DSC lavora con le amministrazioni locali e con le organizzazioni della società civile, che sostiene dal 1994. Sul piano agricolo, l'obiettivo è aumentare la produzione delle aziende familiari contadine per migliorare la sicurezza alimentare del Paese, la cui economia poggia essenzialmente sulla coltivazione del cotone e sul commercio attraverso il porto di Cotonou.
Anche la politica si è mossa: nel luglio 2017 l'allora consigliere federale Didier Burkhalter fu ricevuto a Cotonou dal presidente Patrice Talon, con al centro dell'incontro l'approfondimento delle relazioni bilaterali.
Due Paesi, una data
Resta la suggestione. Nel giorno in cui la Svizzera racconta a sé stessa la propria storia fondativa, un Paese dell'Africa occidentale racconta la sua: quella di una decolonizzazione avvenuta, nelle parole dell'epoca, «in pieno accordo e in piena amicizia con la Francia», ma che aprì un lungo periodo di instabilità politica prima del Rinnovamento democratico del 1990. Due anniversari lontanissimi per contesto, che tuttavia condividono un calendario e, da quarant'anni a questa parte, anche un ufficio di cooperazione a Cotonou.
