Berna

Nucleare, quelle pressioni sul deputato «indeciso»

Nazionale e Stati vogliono permettere la costruzione di nuove centrali nucleari: via libera al controprogetto – La sinistra insorge: sarà referendum – Il Parlamento raccomanda di respingere l'iniziativa «Stop al Blackout»
©GAETAN BALLY
Luca Faranda
18.06.2026 19:56

La prima domanda che ci si pone ora è: ma chi vuole costruire una centrale nucleare? La seconda: chi può finanziarla? Tutte domande legittime, soprattutto ora che la strada (parlamentare) verso un ritorno al nucleare sta per essere spianata. Si, il cosiddetto «divieto tecnologico» sarà eliminato. In futuro, si potranno costruire nuove centrali. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale, al termine di lunghi dibattiti e momenti in cui non sono mancati attriti, polemiche e votazioni al cardiopalma. La Camera del popolo ha seguito su tutta la linea il Consiglio degli Stati. Ora mancano solo le votazioni finali (che avranno luogo già questa mattina), ma in caso di approvazione il referendum è ormai certo. Si tornerà dunque alle urne per confermare o sconfessare il voto del 2017 sulla Strategia energetica 2050 voluta da Doris Leuthard, che includeva il progressivo abbandono dell’atomo.

«Decisione irresponsabile»

A confermare il lancio del referendum è la consigliere nazionale ticinese Greta Gysin, capogruppo dei Verdi alle Camere federali. «Partiremo da subito con la raccolta firme. La decisione dell’Assemblea federale è irresponsabile dal punto di vista della politica energetica», critica l’ecologista.

Oggi, il Nazionale (così come avevano già fatto gli Stati), con 129 voti contro 66 e 2 astenuti, si è detto contrario all’iniziativa popolare «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)», che chiede di modificare la Costituzione affinché ci sia la possibilità di autorizzare tutti i tipi di produzione di energia elettrica rispettosi dell’ambiente e del clima. Il nucleare non viene esplicitamente menzionato, ma il bersaglio è proprio quello. Il Consiglio federale (che respinge l’iniziativa, come il Parlamento), ha proposto un controprogetto indiretto che modifica la legge federale sull’energia nucleare (senza toccare la Costituzione) affinché in Svizzera possano nuovamente essere autorizzate nuove centrali.

Rinvio, anzi no

Lunedì, il Consiglio nazionale aveva votato di misura un rinvio del controprogetto al Governo, con l’incarico di chiarire la questione del finanziamento di eventuali nuove centrali. Gli Stati hanno proseguito dritto per la loro strada e oggi anche il Nazionale (sempre di misura, con il sostegno di UDC, PLR e sette deputati del Centro) ha cambiato idea e si è allineato alla decisione dei «senatori». Pertanto, la questione dei finanziamenti oggi non si pone. Il «ministro» dell’Energia, Albert Rösti, ha tuttavia promesso che entro la fine dell’anno pubblicherà un rapporto (seppur vago) in merito. Il consigliere federale, dicendosi soddisfatto per questo «passo in avanti», ha ricordato l’importanza di prolungare la durata di vita degli impianti di Leibstadt e Gösgen. La creazione di una nuova centrale, oggi, non è invece all’ordine del giorno (per Axpo, BKW e Alpiq, non è una priorità, ndr). È dunque presto anche per parlare di soldi. «Chi vuole nuove centrali nucleari non vuole parlare di finanziamenti, perché sa che si tratta di un argomento delicato in votazione popolare e quindi preferiscono non dover chiarire questi aspetti», deplora Gysin.

La pressione sui singoli

«C’è un aspetto che abbiamo visto in aula e che trovo preoccupante e vergognoso: la pressione esercitata su quei due o tre parlamentari che erano decisivi per il risultato del voto. L’UDC ha fatto una pressione pazzesca, è anticostituzionale e non è per nulla democratico», attacca poi Gysin.

Dal voto di rinvio dello scorso lunedì (97 voti contro 100 e due astenuti) a quello di oggi (100 a 98), cosa è successo? Christian Lohr (Centro) oggi era assente, mentre tre persone si sono schierate in seconda battuta a favore del sì: i ginevrini Vincent Maitre (Centro) e Daniel Sormanni (MCG), nonché la vodese Jacqueline de Quattro (PLR). La pressione, in particolare da parte dell’UDC (l’MCG fa parte del gruppo parlamentare democentrista), si è fatta chiaramente sentire soprattutto su Sormanni: prima del voto è stato avvicinato in aula da esponenti influenti del partito (tra cui il capogruppo Thomas Aeschi). Non solo. In un voto che chiedeva una sorta di moratoria di dieci anni prima di concedere autorizzazioni, l’astensione di Sormanni si è rivelata inizialmente decisiva. Ma poi, l’UDC ha chiesto e ottenuto una ripetizione del voto (motivata proprio dal presunto errore di Sormanni) e il ginevrino ha cambiato il voto, facendo pendere l’ago della bilancia dall’altro lato. La pressione, ha confermato lo stesso Sormanni, è stata particolarmente forte. Mi sento un po’ scosso, ha rivelato ai microfoni di RTS, dopo essere stato «scortato» - per un colloquio di una decina di minuti - attraverso la sala dei passi perduti dal presidente del Nazionale, Pierre-André Page (UDC/FR).