La storia

«Oggi non si cercano aiuti pratici, c’è piuttosto bisogno di socialità»

Viaggio all'interno delle associazioni italofone in Romandia
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Matteo Galasso
02.05.2026 06:00

Con il passare dei decenni è cambiato il modo di sentirsi italiani fuori dall’Italia e, con esso, il ruolo delle associazioni. Un tempo erano un punto di riferimento essenziale: offrivano orientamento, sostegno e una rete di solidarietà a chi arrivava parlando poche parole di francese e con molte difficoltà. Oggi operano in uno scenario diverso, dove l’integrazione nel mondo del lavoro e nella vita pubblica è ormai acquisita. Non più sportelli di prima accoglienza, ma luoghi di incontro e di trasmissione culturale. Questo passaggio riflette l’evoluzione della comunità italiana stessa, pienamente inserita nel contesto sociale ed economico cantonale. Le associazioni continuano a svolgere un ruolo di riferimento, non più legato all’emergenza dell’arrivo, ma alla continuità di una presenza ormai radicata nel territorio. Questo cambiamento è legato anche al ricambio generazionale. Sempre più spesso alla guida delle associazioni ci sono donne e uomini nati o cresciuti in Svizzera, capaci di tenere insieme radici familiari e appartenenza al contesto locale.

Pubblicità in francese

A Nyon tutto questo si traduce nell’esperienza di Italiens de la Côte, nata nel 2009 su iniziativa di un gruppo già attivo nella comunità locale. L’associazione è presieduta da Vanessa Altieri, italiana di seconda generazione. "All’inizio eravamo soprattutto italiani", racconta. Le prime feste riunivano famiglie della regione, in un clima familiare che riproduceva forme di socialità ereditate dalla generazione precedente. Con il tempo il pubblico si è ampliato. "Oggi direi circa il sessanta per cento italiani e il quaranta per cento tra svizzeri, portoghesi, spagnoli e sudamericani". Il cambiamento si riflette anche nella lingua utilizzata. "Facciamo la pubblicità in francese, così tutti capiscono", spiega. Anche durante gli eventi la comunicazione avviene in francese, per includere un pubblico più ampio. Questo non significa rinunciare all’identità italiana, "che resta evidente nel comitato, tutto italiano. In più la musica è italiana e anche il cibo. L’italianità resta quindi centrale, solo che apriamo le porte a tutti". Il calendario è scandito da appuntamenti che mantengono una dimensione conviviale: dalla Festa delle Castagne, che negli ultimi anni ha registrato il tutto esaurito, alla festa di Natale, fino alla partecipazione al Paléo e alla festa biculturale organizzata con la comunità portoghese, che rappresenta un momento di incontro tra realtà diverse. In passato il gruppo promuoveva anche attività informative e corsi pratici, ma queste iniziative hanno perso centralità. "Gli italiani di oggi non hanno più bisogno di aiuto per documenti o altre cose", osserva la presidente. "Oggi c’è più un bisogno di socialità".

L’apertura agli altri

Una posizione diversa emerge dall’Associazione Amici del Matese, guidata da Vincenzo Lombardi. Appartenente alla terza generazione, rappresenta bene l’italianità di oggi nel canton Vaud. Cresciuto in Svizzera e naturalizzato, considera la lingua un elemento irrinunciabile. "Quando abbiamo aperto l’associazione, tutte le comunicazioni erano solo in italiano e anche oggi restano tali", sottolinea. Alle feste partecipano anche svizzeri e membri di altre comunità, spesso legati da relazioni familiari o di amicizia. L’apertura esiste, ma non modifica questa scelta. "Io sono italiano: chi entra accetta che la comunicazione si faccia in italiano". Anche assemblee e discorsi ufficiali si svolgono nella lingua d’origine. "Puoi aprirti, ma devi arrivare a un punto chiaro", spiega. "Questa è una festa italiana, e per noi è importante mantenere la lingua e le tradizioni, perché fanno parte della nostra identità". Il rapporto con le istituzioni locali rappresenta poi un altro elemento centrale. Lombardi ricorda che il dialogo è iniziato con difficoltà e diffidenza nei suoi confronti, poi superata attraverso l’impegno diretto nelle reti associative del comune. L’ingresso nella federazione locale e la successiva elezione alla presidenza hanno modificato la percezione del gruppo. "Non ero più solo il presidente di un’associazione italiana", racconta. "Ero il presidente del gruppo che rappresenta tutte le associazioni del comune".

Non solo spaghetti e pizza

Nella regione della Broye, l’Associazione culturale italiana (ACIB), guidata da Giuseppe Vallone, è impegnata soprattutto nella diffusione della lingua e della cultura italiana. L’associazione nasce nel 2014 dopo una grande manifestazione dedicata ai cento anni dell’immigrazione italiana, che aveva raccolto migliaia di partecipanti. Oggi conta oltre duecento soci, tra cui numerosi svizzeri, e organizza eventi bilingue in italiano e francese. "Non siamo solo spaghetti e pizza", osserva, sottolineando la volontà di proporre un’immagine più ampia della propria cultura. Il gruppo cura rassegne cinematografiche e promuove incontri con personalità del mondo artistico e serate dedicate alle regioni del Belpaese. L’obiettivo è rafforzare la presenza della cultura italiana nel contesto locale. In questo impegno rientra anche il sostegno alla presenza dell’italiano nelle scuole, considerato un elemento essenziale per mantenere vivo il legame con le nuove generazioni.

L’importanza della musica

In questo panorama associativo la musica continua a svolgere un ruolo centrale. L’Orchestra Armonia Italiana, fondata vent’anni fa e oggi guidata da Alessio Maiorano insieme a Gianni e Sabrina Della Vecchia, accompagna da anni feste associative ed eventi nella regione. "Suoniamo soprattutto alle feste italiane, ma il pubblico è misto", racconta il musicista. Negli anni il numero delle grandi feste è diminuito, ma il loro significato resta intatto. "Sono momenti importanti perché rappresentano le nostre radici". Anche chi non parla italiano si riconosce in quelle melodie. La musica diventa così uno spazio di incontro, capace di unire generazioni e appartenenze diverse. Associazioni che cambiano A Moudon, l’Associazione italiana di Moudon e dintorni nasce da giovani di seconda generazione che hanno deciso di riprendere una tradizione familiare adattandola al presente. La festa estiva, che si svolge ogni anno, richiama circa 300 persone. "Dieci o quindici anni fa queste feste si facevano quasi solo tra italiani", spiegano gli organizzatori. Oggi, aggiungono, "il pubblico è molto più vario", un segnale - questo - del cambiamento che ha interessato le associazioni nel corso degli anni. L’obiettivo resta quello di promuovere l’italianità, ma in una forma coerente con il contesto locale. "Vogliamo valorizzare la nostra cultura, aprendoci però a tutti". Questa apertura è confermata anche dalla percezione di chi partecipa senza avere origini italiane. Philippe Durey, notaio vodese, osserva che queste associazioni contribuiscono oggi a trasmettere una lingua e una tradizione "che fanno parte della storia e dell’identità svizzera". Sono diventate luoghi in cui una memoria collettiva continua a trovare espressione nella vita sociale della regione. La loro presenza testimonia una storia migratoria che si è progressivamente intrecciata con quella del cantone.

Interlocutori riconosciuti

Un ruolo riconosciuto anche a livello istituzionale. Philippe Arrighi, sindaco di Fétigny, sottolinea come nella regione della Broye la presenza italiana "faccia parte dell’identità del territorio e del Paese" e continui a essere un elemento vivo del tessuto sociale. Un riconoscimento maturato nel tempo, in cui le associazioni sono diventate interlocutori ormai riconosciuti nella vita locale. Oggi, osserva, queste realtà svolgono soprattutto una funzione culturale: non più strutture di sostegno, ma luoghi che permettono di mantenere vivi "quel legame e quella cultura che col tempo si sono in parte persi", aprendosi al territorio e alle nuove generazioni. La loro presenza contribuisce così a mantenere visibile una storia che continua a riflettersi nella realtà contemporanea del cantone.