Roadmap

«Ogni vittima di femminicidio è un fallimento dello Stato»

Berna e i Cantoni vogliono intensificare la lotta alla violenza domestica e sessuale – Jans: «Si tratta soprattutto di una questione di uomini» – Gobbi: «Sorveglianza elettronica dal 2027»
©PETER SCHNEIDER
Luca Faranda
27.04.2026 19:30

Solo nel 2025, i reati di violenza domestica in Svizzera hanno superato i 22 mila casi. Sono oltre sessanta ogni giorno. Un numero mai raggiunto prima e che suona come un campanello d’allarme. A che punto siamo con la lotta contro questo fenomeno? E su quale strada si deve proseguire? Domande che si è posto oggi il consigliere federale Beat Jans, illustrando il bilancio della «Roadmap contro la violenza domestica e sessuale» a cinque anni dall’avvio del progetto.

«Le cifre dipingono un quadro ancora negativo», ha sottolineato Jans, mettendo in chiaro un aspetto: «Si tratta soprattutto di una questione di uomini». La gran parte degli autori di reati è infatti di sesso maschile, così come la gran parte delle vittime è di sesso femminile. Di più. Il luogo più pericoloso è rappresentato dalle quattro mura domestiche. Un aspetto sottolineato a più riprese oggi.

Undici campi d’azione

La Roadmap contiene undici campi d’azione: tra questi, figurano ad esempio la gestione delle minacce, la formazione continua di chi lavora in questo ambito, i mezzi tecnici (come la sorveglianza elettronica), la protezione dei minori esposti alla violenza domestica, nonché le misure che riguardano anche gli autori di atti di violenza domestica. E c’è poi una misura particolarmente attesa: il numero di telefono centrale per le vittime di reato. Ovvero il «142», che entrerà in funzione venerdì (vedi in basso).

Il rapporto sull’attuazione della Roadmap mostra che la strada intrapresa è quella giusta, ma c’è la «necessità assoluta di ulteriori strumenti». «Il bilancio è positivo. Ma per chi è colpito da questo fenomeno, il bilancio non conta nulla», ha riassunto dal canto suo il consigliere di Stato Norman Gobbi, intervenuto a Berna in qualità di membro del comitato della Conferenza dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP).

Una lotta di tutta la società

L’obiettivo, ora, è di fissare standard comuni tra tutti i Cantoni, «ad esempio nella gestione delle minacce», ci spiega Gobbi, aggiungendo che bisogna anche garantire una buona presa a carico di ogni vittima. Proprio per questo, l’attivazione del numero «142», da venerdì, è un altro segnale importante. «I progressi in questo ambito, però, non cadono dal cielo: servono volontà politica, risorse e coordinamento», ha sottolineato il ticinese. «Deve diventare una lotta di tutta la società».

«Dietro ogni caso, c’è una persona», hanno ribadito a più riprese Beat Jans, Norman Gobbi e anche Mathias Reynard, presidente del governo vallesano e della Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS). Il vallesano, dal canto suo, ha anche ricordato che le cifre (già elevate) sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno sistemico. L’accesso alle prestazioni per le vittime di violenza domestica e sessuale, oggi, varia enormemente da Cantone a Cantone, ha deplorato Reynard, aggiungendo che la roadmap ha dimostrato l’importanza di attuare misure complementari. Il numero «142», da solo, non è sufficiente. Il Canton Vallese, ad esempio, ha deciso che darà seguito a ogni chiamata al numero unico con «un approccio proattivo», sia nei confronti delle vittime, sia nei confronti degli autori di violenza.

Prima che l’autore passi all’atto

Oggi si è parlato tanto di prevenzione. In Ticino è attivo il Gruppo prevenzione e negoziazione (GPN) della polizia. «È un’unità che ha già permesso di gestire, ma soprattutto di riconoscere, le situazioni di minaccia. L’importante è saper cogliere questi segnali premonitori di allarme, prima che il potenziale autore passi all’atto», riconosce Gobbi, che si è poi anche espresso sull’implementazione della sorveglianza elettronica. «Il Ticino è stato tra i Cantoni pilota su questo fronte. L’obiettivo è che dal 2027 i Cantoni possano ricorrere alla sorveglianza elettronica». Per Beat Jans, questo Electronic Monitoring ha permesso di rafforzare notevolmente la protezione delle vittime. Dai progetti pilota cantonali (in particolare quello di Zurigo) è emersa l’importanza di questo strumento che sarà implementato a breve.

«Swiss-Eagle»

Nello specifico, il dispositivo si chiama «Swiss-Eagle». È un sistema «che permette una sorveglianza attiva e passiva» e si tratta di una soluzione pensata per tutti i Cantoni (24 su 26) che fanno parte dell’associazione Electronic Monitoring (EM).

Quasi la metà dei Cantoni nei prossimi mesi condurrà una fase di test (l’obiettivo è di avere una prassi coordinata a livello federale), ma si sta valutando anche la creazione di una centrale di sorveglianza comune per tutta la Svizzera. Affinché questo strumento sia efficace, «occorre un’attuazione coordinata a livello intercantonale, in particolare mediante una centrale di sorveglianza nazionale plurilingue e il coordinamento sovraregionale degli interventi di polizia», si legge nel rapporto.

«Tuttavia, non esiste una bacchetta magica contro la violenza», ha più volte ripetuto Vassilis Venizelos, consigliere di Stato vodese e presidente dell’associazione Electronic Monitoring. A suo avviso, lo Stato deve essere presente per prevenire, accompagnare e proteggere. «Perché ogni femminicidio e ogni tentativo è un fallimento per lo Stato».

In attesa della politica

Ci sono poi altre misure di rilievo che attendono di essere implementate. Il Consiglio federale ha infatti proposto lo scorso autunno delle modifiche alla legge concernente l’aiuto alle vittime di reati: l’obiettivo è di facilitare l’accesso alle prime cure prestate da personale specializzato. Oltre a ciò, la documentazione medico-legale (utilizzabile come prova) sarà gratuita e sarà possibile ottenerla anche senza dover sporgere denuncia immediata. È pure previsto che i cantoni potenzino l’offerta di alloggi di emergenza. Questa revisione sarà discussa a giugno dal Consiglio nazionale.

Il numero unico «142»

Se ne parla da tanto, troppo tempo. Eppure, finalmente, è quasi realtà. A partire da venerdì 1. maggio sarà attivo il «142», ovvero il numero unico nazionale per le vittime di violenza. Il numero a tre cifre sarà attivo 24 ore su 24 per offrire consulenza e assistenza, anche in italiano, a tutte le persone che hanno subito violenza fisica, psicologica o sessuale nella sfera privata o pubblica e a coloro che sostengono le vittime (ad esempio i familiari). L’obiettivo è di assicurare un punto di contatto semplice, chiaro e gratuito, raggiungibile a tutte le ore. Riservatezza e anonimato sono garantiti.

Pur essendo un numero a tre cifre non prevede la geolocalizzazione delle chiamate e non consente l’invio diretto di servizi di pronto intervento. È dunque importante ricordare che, in caso di bisogno immediato, bisogna contattare gli enti di primo soccorso come la polizia (117) o l’ambulanza (144).

Il «142», a partire da venerdì, sarà il numero di riferimento (gratuito e anonimo) per chi è vittima di violenza. In caso di urgenze, però, si può contattare la polizia (117), l’ambulanza (144) o eventualmente anche il Telefono Amico (143). Oltre a ciò, tra i servizi presenti sul territorio del Canton Ticino ci sono anche Case protette per vittime di violenza domestica (donne con o senza figli): per il sopraceneri c’è Casa Armònia (0848 33 47 33) e nel sottoceneri l’Associazione Consultorio e Casa delle donne (078 624 90 70). Il numero unico «142» andrà a sostituire l’attuale numero del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati. Il Servizio LAV è distribuito su tre sedi regionali: Bellinzona e Valli, Locarno e Valli, Lugano e Mendrisio. Riservatezza e anonimato sono garantiti. Sul fronte degli interventi nei confronti dei possibili autori di reati, è attivo anche un servizio della polizia cantonale denominato Gruppo Prevenzione e Negoziazione (GPN), il cui compito è anche quello di anticipare il possibile passaggio all’atto violento. Ad esempio, attraverso il riconoscimento e la valutazione di specifici segnali premonitori, anche (ma non solo) nell’ambito della violenza domestica.

Atteso dal 2018

Il numero unico nazionale era atteso dal 2018 e la sua attivazione è stata più volte posticipata. Questo servizio di assistenza telefonica offre sostegno in caso di situazioni di crisi (contatto con la polizia, servizi sanitari, alloggi di emergenza, centri di protezione o di altri servizi di emergenza), una consulenza di base (ascoltare la persona che chiama, tranquillizzarla e fornirle le informazioni di base pertinenti) e, qualora non sia necessario alcun aiuto, effettuerà un triage per indirizzare le persone interessate ai servizi competenti.

Come funziona

Il «142», a partire da venerdì, andrà a sostituire l’attuale numero (0800 866 866) del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (LAV) e consente alle vittime e alle altre persone a conoscenza di situazioni di violenza di entrare rapidamente in contatto con professionisti pronti a offrire ascolto, accoglienza e sostegno qualificato. Al numero «142», durante gli orari di ufficio nei giorni feriali (dalle 08.30 alle 17.00) risponderanno gli operatori e le operatrici della LAV.

Invece, al di fuori degli orari d’ufficio e nei giorni festivi, la risposta sarà assicurata dal personale della Federazione cantonale ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA), che si è dotato di personale qualificato e formato per questo ambito.