Parmelin e il «cuscino della pigrizia» durante la pandemia, la frase che fece discutere

Nella primavera del 2020, mentre la Confederazione metteva in campo misure per sostenere aziende e lavoratori colpiti dalle chiusure, Guy Parmelin avvertì che l’aiuto pubblico non avrebbe potuto coprire tutte le perdite. «Gli aiuti della Confederazione non devono diventare un Ruhekissen», disse il consigliere federale in un’intervista pubblicata il 19 aprile dalla SonntagsZeitung e Le Matin Dimanche.
Il termine tedesco Ruhekissen indica letteralmente un cuscino su cui riposare e, in senso figurato, una sorta di garanzia o di tranquillità. Nella versione francese dell’intervista, però, fu reso con oreiller de paresse, cioè «cuscino della pigrizia»: una formulazione più forte, interpretata da molti come un riferimento allo stereotipo dei romandi pigri.
Le reazioni e le scuse
La frase provocò reazioni soprattutto nella Svizzera romanda, anche sui social. Il tema era, infatti, sensibile. Con un precedente risalente al marzo 2012, quando la Weltwoche dedicò ai romandi la copertina «Die Griechen der Schweiz» — «I greci della Svizzera» — accompagnandola dal sottotitolo: «Perché lavorano meno e percepiscono rendite più alte». L’immagine mostrava un impiegato seduto alla scrivania con i piedi sul tavolo e un bicchiere di vino in mano. Nell’articolo, le differenze tra le regioni linguistiche venivano associate a dati su disoccupazione, debiti e prestazioni sociali. La generalizzazione fu contestata nella Svizzera romanda e suscitò numerose reazioni. Tra queste, anche una risposta ironica sui social: la pagina «Welschwoching» pubblicava parodie della copertina, ribattezzata «Welschwoche» (Welsch indica i romandi). La risonanza della polemica crebbe ulteriormente quando alcune immagini furono rimosse da Facebook dopo segnalazioni per presunte violazioni del diritto d’autore.

È in questo contesto che, otto anni dopo, la traduzione di Ruhekissen con oreiller de paresse — «cuscino della pigrizia» — toccò un nervo scoperto. Non perché Parmelin avesse esplicitamente definito pigri i romandi, ma perché la formulazione francese poteva richiamare proprio quello stereotipo. Il fatto che il consigliere federale fosse vodese rese la frase particolarmente delicata e contribuì ad alimentare la polemica.
Il consigliere federale si scusò martedì 21 aprile durante «19h30» della RTS: «Non volevo ferire nessuno. Se l’ho fatto, me ne dispiace». Spiegò che l’intervista era stata condotta in tedesco e che, nella versione francese, poteva esserci stato un errore di traduzione: Ruhekissen era diventato oreiller de paresse, una formula che richiamava in modo più diretto la «pigrizia». Nel chiarire il senso delle sue parole, precisò che intendeva dire che il Consiglio federale e l’Amministrazione lavoravano per contenere le conseguenze della crisi, ma che gli aiuti pubblici non avrebbero potuto coprire tutte le perdite né proseguire indefinitamente.
