Governo

Parmelin: «È il momento di lasciar spazio a forze fresche»

Guy Parmelin, dopo 11 anni, dice basta: lascerà il Consiglio federale il prossimo 31 dicembre – Crisi, protezionismo, libero scambio e dazi: i dossier più caldi sul tavolo del «ministro» dell'Economia – E poi il monito alla Svizzera: «Bisognerà prendere le decisioni giuste per evitare un risveglio brutale»
©PETER KLAUNZER
Luca Faranda
02.10.2026 23:45

Era nell’aria da tempo. Ora è ufficiale: Guy Parmelin lascia il Consiglio federale. Eletto nel dicembre del 2015, il vodese ha deciso di dire basta dopo 11 anni: svestirà i panni di consigliere federale alla fine di dicembre, al termine del suo anno presidenziale. Il secondo, dopo quello del 2021. «È giunto il momento di lasciar spazio a forze fresche in un periodo di grande incertezza», ha annunciato questa mattina.

«Non è una questione di salute», ha voluto precisare il 66.enne vodese, parlando di una riflessione che lo ha accompagnato nel corso degli ultimi mesi estivi. «Il “fuoco sacro” non è più come all’inizio. Ma sono ancora motivato e lavorerò fino alle 23.59 del 31 dicembre», ha promesso. Ricordando che sul suo tavolo ci sono ancora vari dossier che devono essere portati avanti nei prossimi mesi.

«È un capitolo che si chiude»

Dopo tre anni sostanzialmente anonimi alla Difesa (dal 2016 a fine 2018), è soprattutto da quando ha preso le redini dell’Economia che Parmelin si è distinto. «È un capitolo che si chiude», ha ripetuto a più riprese durante la conferenza stampa, definendosi «pragmatico e orientato alle soluzioni». «Ma non sarò io a stilare il bilancio dei miei undici anni in Consiglio federale».

Una cosa è certa: il «ministro» dell’Economia ha puntato molto su una diversificazione dei partner commerciali in tutto il mondo. Proprio per questo motivo ha concluso numerosi accordi di libero scambio (anche esponendosi agli attacchi di alcuni ambienti): ad esempio quello con l’Indonesia, poi approvato in votazione popolare nonostante le dure critiche da parte degli ambientalisti. Rimproveri che gli vengono ora mossi anche per l’intesa con il Mercosur.

Una base solida al DEFR

«La persona che prenderà il mio posto a capo del Dipartimento dell’economia, della formazione e della ricerca avrà una base solida», ha detto Parmelin, citando i dossier attualmente sul tavolo. Tra questi, ovviamente, la lunga serie di accordi di libero scambio: Vietnam, Regno Unito, Cina. E poi Mercosur e Malaysia, con i rispettivi referendum: il futuro «ministro» dell’Economia già nel 2027 dovrà difendere queste intese davanti al popolo. All’ordine del giorno c’è però ancora la ricerca (finora infruttuosa) di un accordo commerciale vincolante con gli Stati Uniti dell’imprevedibile Donald Trump.

E poi la politica interna, con il delicato settore agricolo (Parmelin ha citato il progetto «politica agricola 2030+», attualmente in consultazione) e le difficoltà sul mercato degli alloggi. «Il Consiglio federale - ha tenuto a sottolineare Parmelin - vuole fare una politica dell’alloggio nell’interesse degli inquilini e dei proprietari. E non delle organizzazioni che li rappresentano».

I cimiteri di gente indispensabile

C’è parecchia carne al fuoco, all’interno del DEFR. Anche perché, dopo l’addio annunciato di Helene Budliger Artieda, bisogna trovare un nuovo segretario di Stato dell’Economia.

Era il momento opportuno per lasciare Governo e dipartimento? «Non c’è mai un buon momento, ma nessuno è insostituibile. I cimiteri sono pieni di persone che si consideravano indispensabili», ha chiosato con aria sorniona. Nel giorno dell’annuncio delle dimissioni, Parmelin non ha però evitato di toccare i temi più sensibili.

«In piena zona di turbolenza»

Dai drammi di Crans-Montana e Kerzers, che hanno segnato il suo ultimo anno presidenziale, fino alle difficoltà che la Svizzera ha dovuto affrontare negli ultimi sei anni: la pandemia (per Parmelin uno dei momenti peggiori della sua esperienza in Governo è stato proprio l’annuncio: «Ora chiudiamo»), la guerra in Ucraina, la crisi energetica, il dissesto di Credit Suisse, le tensioni in Medio Oriente e poi ancora «i dazi proibitivi del 2025» e il conseguente ritorno al protezionismo.  «Ci troviamo in piena zona di turbolenza. La Svizzera è ben preparata per affrontare le sfide. Ma il mondo cambia molto velocemente. Se la Svizzera non prende le decisioni giuste, corre il rischio di un brutale risveglio». Il presidente della Confederazione è tuttavia rimasto vago sulle «decisioni giuste da prendere», ma ha fatto capire che con il ritorno del protezionismo molti Paesi stanno firmando accordi di libero scambio. La Svizzera, a suo avviso, deve tenere il ritmo.

Caffè e Birchermüesli

Ma cosa mancherà di più a Guy Parmelin del Consiglio federale? La colazione con i colleghi prima della seduta, «con caffè e Birchermüesli». Meno, per contro, qualcuno che gli apra la portiera dell’auto e i rigidi protocolli istituzionali. Parmelin si è dovuto spesso sedere al grande tavolo internazionale: l’incontro a Ginevra tra Vladimir Putin e Joe Biden, i colloqui con Donald Trump sui dazi e con Ursula von der Leyen sugli accordi con l’UE. E poi le visite a Roma e gli incontri con Papa Francesco e Papa Leone XIV. «Mi hanno impressionato entrambi per la personalità. Essendo io un “riformato”, è un doppio complimento», ha sottolineato ridendo.

«Madame Parmelin»

E ora, cosa farà il viticoltore di Bursins? Dopo aver ringraziato tutti, dalla donna delle pulizie di Palazzo federale ai suoi colleghi di Governo, Parmelin ha reso noto che una volta finito il mandato di consigliere federale si ritirerà a vita privata. Il 66.enne vodese ha detto di voler «mettere ordine sulla scrivania». «Poi dedicherò anche un po’ di tempo alla signora Parmelin (informata delle dimissioni solo la sera prima, ndr), che negli ultimi anni ha fatto qualche sacrificio».

In questo articolo: