Parmelin: «I cimiteri sono pieni di gente che si credeva indispensabile»

Guy Parmelin lascerà il Consiglio federale alla fine dell'anno. Il presidente della Confederazione e capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) lo ha annunciato stamane a Berna. Davanti ai media si è presentato con la calma di sempre, ma ha ammesso un pizzico di emozione. Soprattutto nell'informare i sei colleghi di Governo. Parmelin ha aggiunto che, forse, sarà più commosso quando verrà salutato in Parlamento.
«La salute non c'entra»
Parmelin ha subito chiarito un punto. Il suo mal di schiena aveva più volte alimentato voci di dimissioni sui media, ma il ritiro non ha nulla a che fare con la salute. Il vodese ha spiegato di aver valutato pro e contro dall'estate. «Il mio feu sacré, forse, non era più così sacré come all'inizio» ha detto. Negli ultimi tre mesi, comunque, intende impegnarsi a fondo.
Vittorie e sconfitte
Alla domanda sul suo più grande successo e sulla sconfitta più dura, il consigliere federale UDC ha risposto con il principio della collegialità: «Il Consiglio federale vince e perde insieme». Secondo Parmelin, il Governo ha gestito bene la crisi del Covid-19: la Svizzera ha superato la pandemia in modo piuttosto «soft» rispetto ad altri Paesi. Ha ricordato che l'allora papa Francesco gli aveva espresso preoccupazione per le scuole rimaste a lungo chiuse altrove, mentre in Svizzera bambini e ragazzi erano tornati in classe abbastanza presto.
Sull'altro piatto della bilancia ci sono i dazi imposti l'anno scorso dagli Stati Uniti sulle esportazioni svizzere, che Parmelin ha definito una «mazzata». «Non è stato piacevole, abbiamo dovuto cercare soluzioni insieme».
La successione
Con le partenze di Parmelin e della segretaria di Stato Helene Budliger Artieda, all'inizio del 2027 la politica economica svizzera perderà due figure chiave. Il ministro uscente non lo vede come un problema: «Nessuno è insostituibile. I cimiteri sono pieni di gente che si credeva indispensabile». Chi ha funzioni dirigenziali ha dei sostituti, ha aggiunto, «anche la signora Budliger e io». Sulla questione se alla successione debba andare un romando o una romanda, è rimasto sul vago: «Lo decide l'Assemblea federale plenaria».
Il caffè, il Birchermüesli e i fiori
Che cosa gli mancherà? I caffè e il Birchermüesli condivisi prima delle sedute del Consiglio federale. Prima della riunione i ministri si danno del tu; durante la seduta, per rispetto, passano al lei e affrontano dossier a volte duri. «Dopo, però, siamo in grado di mangiare insieme. Questo unisce». Non gli mancherà, invece, il protocollo, soprattutto quello degli appuntamenti internazionali.
C'è poi una curiosità: per dieci anni Parmelin ha fotografato i mazzi di fiori della sala del Consiglio federale, che definisce «vere opere d'arte». Se pubblicarli o esporli, si vedrà. Quanto al cappellino rosso «Switzerland Great Since 1291», sfoggiato in estate ai Mondiali di calcio negli Stati Uniti, l'ultimo giorno in carica non indosserà nessun cappello.
«Un sistema fantastico»
Nel bilancio dei suoi anni in Governo, Parmelin ha definito «fantastico» il sistema politico svizzero. I suoi tempi decisionali, ha detto, permettono di evitare e anticipare gli errori, anche se oggi tutto va più veloce. Ha però aggiunto che la grande stabilità delle istituzioni è «al tempo stesso una debolezza e una forza». Ha ricordato anche il suo periodo alla Difesa (DDPS): allora era una «lotta permanente» per i «pochi soldi», mentre oggi il collega Martin Pfister vi investe «in modo intelligente».
Tra gli incontri che lo hanno colpito di più ha citato i papi Francesco e Leone XIV, personalità molto diverse ma attente all'umanità. Di sé ha detto di essere «pragmatico» e «orientato alle soluzioni».
