Il punto

Patriot oltre i 4 miliardi di franchi e in ritardo: la Svizzera è pronta a mollare l'ordine?

Guerra in Iran e ritardi nelle consegne fanno lievitare i costi dei sistemi di difesa aerea ordinati da Berna agli Stati Uniti – Il consigliere federale Martin Pfister non esclude di annullare la commessa
©ALESSANDRO DELLA VALLE
Marcello Pelizzari
13.05.2026 12:00

Il dato, innanzitutto: gli Stati Uniti hanno lanciato, sin qui, oltre 1.200 missili antinave Patriot. Parliamo, evidentemente, della guerra condotta contro l'Iran. E dell'impatto, economico ma non solo, di questi lanci. Ogni missile, scrive il Tages-Anzeiger, costa 4 milioni di dollari. Non finisce qui: le scorte non sono eterne, anzi. Il problema, leggiamo, non riguarda unicamente Washington ma, allargando il campo, anche la politica di sicurezza svizzera. Il governo elvetico, come noto, ha ordinato cinque sistemi missilistici di difesa aerea Patriot dagli Stati Uniti. L'ordine iniziale, comprensivo di munizioni ed equipaggiamento, ammontava a circa 2,3 miliardi di franchi.

Lo scorso marzo Urs Loher, direttore dell'Ufficio federale dell'armamento, aveva spiegato a SRF che, complice fra le altre cose la guerra in Ucraina, la Svizzera avrebbe dovuto prevedere e sobbarcarsi costi aggiuntivi fino al 50%, per un totale di 3,45 miliardi di franchi. La guerra in Iran, di suo, ha provocato un ulteriore rialzo. Secondo diverse fonti, ribadisce il Tages-Anzeiger, il Dipartimento federale della Difesa, guidato dal consigliere federale Martin Pfister, prevede che i costi iniziali – addirittura – raddoppieranno, arrivando a 4,6 miliardi. Una somma, a titolo di paragone, che equivale ai costi supplementari per la (discussa) tredicesima mensilità AVS (4,2 miliardi). Il tema, va da sé, è finito sul tavolo del Consiglio federale.

I ritardi e le alternative

Questo saliscendi, se così vogliamo chiamarlo, non riguarda soltanto la Svizzera. Riformuliamo: il problema, rispetto ai Patriot, non è legato esclusivamente ai costi, che appunto sono saliti, ma anche – e contestualmente – al ritardo nelle consegne. L'esercito svizzero, per intenderci, riceverà i sistemi ordinati con quattro o cinque anni di ritardo rispetto a quanto inizialmente previsto, come emerso a fine febbraio. In origine, la consegna era programmata per il 2027 e il 2028. Di qui l'intenzione di valutare anche sistemi alternativi, per tamponare il problema. 

Altri Paesi, dicevamo, si trovano in una situazione altrettanto precaria. Lo scorso aprile, secondo Reuters, Washington avrebbe notificato a Estonia e Lituania un ritardo nelle consegne di armi americane. Parentesi: gli Stati Uniti effettuano queste vendite tramite il programma denominato Foreign Military Sales. Concretamente, un Paese straniero acquista armi dal governo statunitense che, a sua volta, rigira l'ordine ai produttori.

E se l'ordine venisse annullato?

Pfister, detto che la Svizzera sta valutando se acquistare un sistema alternativo, ha lasciato intendere lo scorso marzo che Berna potrebbe abbandonare del tutto i Patriot. Riformuliamo, di nuovo: la Confederazione potrebbe annullare l'ordine già piazzato. Prima, però, per dirla con il Tages-Anzeiger, sarebbe opportuno capire se i sistemi alternativi attualmente disponibili, uno europeo, uno asiatico e un altro israeliano, sono trasferibili in Svizzera e a quale prezzo. E ancora: se davvero il Consiglio federale dovesse annullare l'ordine per i Patriot, Washington sarebbe disposta a rimborsare, anche in parte, gli acconti già versati, pari a circa 750 milioni di franchi? In questo senso, è possibile che tale somma possa essere trasferita e utilizzata come credito per un altro accordo, ad esempio quello per gli F-35.

Le priorità di Washington

Mentre voci e indiscrezioni nell'ambiente si rincorrono, Armasuisse dal canto suo ha spiegato al Tages-Anzeiger che i costi originari, pari a 2,3 miliardi di franchi, rimangono validi. L'Ufficio ha pure ribadito di essere in contatto, «intenso», con Washington e non ha voluto prendere posizione su eventuali aumenti. La questione, anche in virtù dell'attuale contesto geopolitico, è di non poco conto. L'esercito svizzero è sprovvisto di armi di difesa aerea a lungo raggio dal 2000. E le guerre in Ucraina e in Iran dimostrano quanto il tema sia, ahinoi, attuale. 

C'è, infine, una questione. Che rimane sul tavolo e che difficilmente troverà una risposta. Quantomenon a breve. Berna, ponendo che la Svizzera intenda perseguire la strada dei Patriot, non è una priorità per Washington. Tradotto: non si sa quando la Confederazione disporrà di una difesa adeguata. Il progetto, in origine, parlava di un completamento entro il 2030. Finora, si è parlato di un ritardo fra i quattro e i cinque anni ma fonti attendibili, conclude il Tages-Anzeiger, indicano che ci vorrà ancora più tempo. Un lusso che nessuno, oggi come oggi, può concedersi.