Svizzera

Pena di morte, Berna in pressing sull’ambasciatore israeliano

Tibor Schlosser si è dovuto presentare per un colloquio con il capo della divisione pace e diritti umani del DFAE - Dai servizi di Ignazio Cassis bocche cucite sui contenuti dell'incontro
©ALESSANDRO DELLA VALLE
Luca Faranda
07.04.2026 22:30

«La Svizzera rifiuta la pena di morte ovunque e in ogni circostanza, poiché è incompatibile con il diritto alla vita e alla dignità umana». Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), dallo scorso 30 marzo, si è detto «profondamente preoccupato» dalla decisione del Parlamento israeliano di estendere la legge sulla pena di morte. Sin da subito, è partita un’offensiva diplomatica nei confronti delle autorità israeliane. Domenica, il «SonntagsBlick» ha reso noto che il DFAE aveva convocato l’ambasciatore israeliano a Berna, Tibor Schlosser.

L’incontro si è tenuto questa mattina. A confermarlo al Corriere del Ticino sono i servizi di Ignazio Cassis, aggiungendo però che «il DFAE non fornisce informazioni sul contenuto del colloquio». Citando «motivi di confidenzialità», inoltre, il Dipartimento non intende nemmeno comunicare dettagli né sulla durata, né sull’atmosfera dell’incontro. All’appuntamento con Tibor Schlosser era presente Tim Enderlin, il capo della Divisione Pace e diritti umani del DFAE, che «gli ha illustrato personalmente la posizione della Svizzera». Il colloquio è passato sostanzialmente sotto silenzio. Alla RTS, ieri sera, l’Ambasciata israeliana ha indicato che gli scambi «si svolgono con la dovuta discrezione, come è consuetudine nelle relazioni diplomatiche».

Rispettare gli obblighi

La Confederazione - che rifiuta «in qualsiasi circostanza» il ricorso alla pena di morte - ha espresso le proprie riserve nei confronti di Israele sia a livello bilaterale che pubblicamente, ricorda ancora il DFAE. Non solo in Svizzera, ma anche attraverso l’ambasciata elvetica in Israele. Dal 2023, infatti, «la Svizzera ha più volte sollevato la questione del previsto ampliamento della pena di morte nel quadro di colloqui e iniziative diplomatiche con le autorità israeliane». Già lo scorso 14 gennaio 2026 l’ambasciatore svizzero a Tel Aviv, Simon Geissbühler, aveva presentato un’iniziativa (definita «demarche», ovvero un intervento diplomatico) in merito. Non è bastato. Ora, Berna «esorta Israele a rispettare pienamente i propri obblighi internazionali, compreso il divieto di discriminazione (nei confronto dei palestinesi, ndr) e le garanzie dello Stato di diritto e procedurali».

Per Berna, l’abolizione della pena di morte è una priorità della politica estera: nel 2024 ha lanciato il Piano d’azione 2024–2027 per l’abolizione universale della pena di morte attraverso tre campi d’azione: attività diplomatiche, rafforzamento del quadro normativo e infine rafforzamento della cooperazione internazionale.

È una decisione sovrana

«Se la maggioranza desidera una legge del genere, si tratta di una nostra decisione sovrana. Non siamo l’unico Stato democratico a riconoscere la pena di morte. Tra gli esempi si annoverano Giappone, Corea del Sud, India e Stati Uniti. Ora abbiamo questa legge, e con essa si pone la questione di come verrà applicata». L’ambasciatore israeliano a Berna, Tibor Schlosser, in un’intervista ai giornali del gruppo Tamedia ha giustificato così la decisione della Knesset. Lo scorso 30 marzo, il Parlamento israeliano ha infatti approvato la legge (passata con 62 voti a favore e 48 contrari) che introduce la pena di morte in Israele per atti di terrorismo compiuti da Palestinesi. «Capisco il punto di vista della Svizzera secondo cui la pena capitale viola la dignità umana. Ma in Israele, la nostra attenzione è rivolta anche alla dignità delle vittime del terrorismo e delle loro famiglie, e alla prevenzione di ulteriori attacchi terroristici», ha aggiunto Schlosser.

«Se un terrorista viene condannato all’ergastolo, questo non costituisce un deterrente», ha affermato. I detenuti sanno che verranno liberati al prossimo scambio di ostaggi. «In questo modo creiamo addirittura un incentivo a compiere ulteriori attentati», ha dichiarato a Tamedia l’ambasciatore israeliano.

La legge prevede che, in caso di omicidio a sfondo terroristico con l’obiettivo di distruggere lo Stato di Israele, possa essere inflitta la pena di morte o l’ergastolo. Davanti ai tribunali militari israeliani nei territori palestinesi, la pena di morte è addirittura obbligatoria in questi casi e, in caso di condanna, deve essere eseguita entro 90 giorni tramite impiccagione da parte di una guardia carceraria.

La legge israeliana, in realtà, già prevede la pena capitale in casi estremi, ma è stata applicata una sola volta nella storia del Paese, quando il gerarca nazista Adolf Eichmann fu condannato a morte a Gerusalemme nel 1962.

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