La svolta

Per guardare i porno, in Svizzera, servirà la carta d'identità elettronica

È quanto propone tramite una mozione il consigliere nazionale del Partito Evangelico Nik Gugger – Il Consiglio federale ha raccomandato di accogliere la proposta
©Chiara Zocchetti
Red. Online
24.02.2026 16:30

A partire dall’estate 2026, sarà possibile ordinare – gratuitamente – la carta d'identità elettronica (la cosiddetta e-ID) tramite l’app swiyu Wallet. Per farlo, sarà necessario disporre di un documento d'identità svizzero valido o di un permesso di soggiorno. Durante la campagna, in vista della votazione popolare di fine settembre 2025, i sostenitori del «sì» avevano detto e ribadito che l'adozione dell'e-ID sarebbe stata facoltativa. Detto in altri termini, chi non voleva e non vuole un'identità elettronica può continuare a vivere normalmente.

In realtà, le cose non stanno esattamente così, come scrive il Tages-Anzeiger. Nik Gugger, consigliere nazionale di Zurigo in rappresentanza del Partito Popolare Evangelico (PEV), ha infatti chiesto che il consumo di pornografia, online, venga regolato dall'identificazione tramite un documento di identità elettronico. Il Consiglio federale, dal canto suo, ha raccomandato di accogliere questa proposta.

Sebbene l'accesso alla pornografia in Svizzera sia già un reato per i minori, bambini e ragazzi a oggi riescono facilmente ad accedervi, ha scritto Gugger nella sua proposta. «Le procedure attualmente comuni, come le autodichiarazioni basate sull'età, sono chiaramente inadeguate». Altri Paesi, come Spagna, Francia, Germania e Regno Unito, richiedono da tempo ai fornitori di implementare sistemi di verifica dell'età. «Con l'introduzione dell'e-ID, la Svizzera dispone ora di uno strumento per la verifica dell'età tecnicamente affidabile, anonimo e rispettoso della privacy» ha affermato Gugger. Ciò consentirebbe alla Svizzera di attuare un'efficace protezione dei minori, senza dover bloccare Internet e senza violare la libertà di informazione.

La proposta di Gugger ha buone probabilità di successo. Ha ottenuto il sostegno di 38 parlamentari di tutti i principali partiti. Anche il Consiglio federale, che è sempre stato cauto riguardo alle restrizioni di Internet, ha accolto con favore la mozione. Se la proposta di Gugger venisse approvata, il Dipartimento federale dell'interno, guidato da Elisabeth Baume-Schneider, dovrebbe presentare un rapporto che illustri come, tecnicamente, si potrebbe introdurre l'obbligo di identificazione elettronica per i siti web pornografici e quali adeguamenti giuridici sarebbero necessari.

Per i critici dell'e-ID, l'identificazione obbligatoria per i siti web pornografici è un indicatore di come il governo federale intenda utilizzare l'identità digitale in futuro: «L'identificazione obbligatoria su Internet sta arrivando» ha affermato Jorgo Ananiadis, presidente del Partito Pirata, che ha condotto una campagna contro la proposta. Ananiadis sostiene che i minori possono trovare contenuti proibiti anche su Netflix, Disney+ o YouTube, proprio come su Instagram o TikTok. Di conseguenza, Ananiadis si aspetta che il governo federale introduca la verifica obbligatoria dell'identità elettronica anche per tutte queste piattaforme. «Parliamo di piattaforme che richiedono già enormi quantità di dati ai loro utenti» ha spiegato il presidente del Partito Pirata. Con le informazioni trasmesse dall'identità elettronica, tuttavia, questi dati verrebbero «raffinati» ulteriormente. Le aziende tecnologiche potrebbero quindi creare profili ancora più precisi dei loro utenti, a detta di Ananiadis. 

Le conseguenze di una restrizione tecnica sull'età sui siti pornografici sono evidenti nel Regno Unito da diversi mesi. A fine luglio, nel 2025, è entrato in vigore l'Online Safety Act che obbliga i provider di contenuti pornografici a verificare l'età dei propri utenti. Il traffico verso Pornhub, una delle piattaforme pornografiche più popolari al mondo, è successivamente diminuito del 77%. Tuttavia, anche il numero di download di servizi VPN (Virtual Private Network) è aumentato notevolmente. Questi servizi consentono agli utenti di aggirare le restrizioni specifiche per Paese. Non a caso, il mese scorso la Camera dei Lord britannica ha votato a favore del divieto delle VPN per i minori.