Lo studio

Per una centrale nucleare servono dai 14 ai 43 miliardi

Secondo alcune recenti esperienze fatte in altri Paesi, come Francia, Finlandia, Stati Uniti, un nuovo impianto nella Confederazione avrebbe tempi lunghi e spese difficilmente sopportabili per i privati senza un intervento di sostegno statale – L'analisi comprende i costi di finanziamento durante il cantiere
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Giona Carcano
24.08.2026 06:00

L’Accademia svizzera delle scienze ha pubblicato un dettagliato rapporto sui costi che bisognerebbe sostenere per costruire una nuova centrale nucleare nella Confederazione. Nell’analisi, a differenza di altri studi, stavolta viene inserito un elemento fondamentale: oltre ai costi di costruzione effettivi, vengono infatti presi in considerazione anche i costi di finanziamento del capitale investito durante la lunga fase di costruzione. Ed è questo il punto centrale: la ricerca, sulla base di esperienze recenti vissute da altri Paesi occidentali, stima costi complessivi in una forchetta che va da 14 miliardi di franchi a 43 miliardi. Cifre enormi. Ma anche il grado di incertezza è elevatissimo.

L’offerta è ridotta

I ricercatori hanno preso come punto di partenza i costi attuali di offerta per i grandi reattori, che al momento si aggirano tra gli 11.500 e i 12.000 franchi per kilowatt di potenza, proiettandoli in uno scenario che prevede l’inizio dei lavori di costruzione nel 2040 e l’entrata in funzione dieci anni dopo, nel 2050. Sulla base di questi dati, hanno quindi calcolato come potrebbero evolvere i costi in diverse condizioni. «Se la Svizzera intende decidere entro la metà degli anni 2030 se investire in una nuova centrale nucleare, dovrebbero essere prese in considerazione solo centrali di grandi dimensioni, di terza generazione, raffreddate ad acqua», sottolinea lo studio. Sono essenzialmente due i potenziali fornitori per il mercato svizzero, «e questo per ragioni geopolitiche»: l’americana Westinghouse e la francese EDF. Ed è sulla base delle esperienze passate o in corso da parte di queste due aziende che entra in scena una delle variabili più problematiche citate nell’analisi: «Nei progetti finora completati da queste due società, i costi e le tempistiche di costruzione previste sono stati sistematicamente superati in modo significativo. Al netto dell’inflazione, sia i costi annunciati al momento della firma del contratto sia i costi effettivi sono aumentati da un progetto all’altro». Insomma: se alla cerimonia della posa della «prima pietra» i costi e i tempi sembravano sostenibili, man mano che la centrale veniva costruita ci si è accorti di essere entrati in un tunnel di costi e problemi enorme.

Esperienze complicate

Tre i progetti citati nello studio: Olkiluoto (Finlandia), Flamanville (Francia) e Vogtle (Stati Uniti). Per la centrale finlandese era stato inizialmente pianificato un cantiere di 4 anni, poi dilatatosi fino a 18. Non è andata meglio per l’impianto francese: invece dei cinque anni previsti, la costruzione ne ha richiesti 17. Discorso simile per Vogtle, con tempi di costruzione passati da 5 a oltre 10 anni. Di pari passo ai lunghissimi cantieri ci sono i costi: tornando all’esempio della centrale nucleare finlandese, l’Accademia svizzera delle scienze ha indicato costi di costruzione iniziali di circa 1.500 franchi per kilowatt di potenza; alla fine, includendo i costi di finanziamento, sono ammontati a 7.000 franchi. Tuttavia, come sottolinea ancora la ricerca, in prospettiva i costi per i progetti di costruzione dell’industria nucleare dovrebbero diminuire.

I due scenari

Riportando l’analisi al caso svizzero, i ricercatori hanno quindi preso in esame due reattori di dimensioni diverse: un modello del costruttore statunitense Westinghouse (1.250 megawatt, simile alla potenza erogata attualmente dalla centrale di Leibstadt) e uno leggermente più grande della francese EDF (1.630 megawatt). Per entrambi i reattori sono stati calcolati uno scenario ottimistico e uno meno ottimistico: nel primo si prevedono costi pari a 14 miliardi di franchi per il reattore statunitense e di 21 miliardi per quello francese. Nello scenario meno ottimistico - qualora si verificassero i consueti ritardi nella costruzione e i costi della tecnologia rimanessero costanti - i costi salirebbero rispettivamente a 25 e 43 miliardi di franchi.

Già. Ma qual è, fra i due scenari, quello più probabile? Gli autori propendono per la parte alta della forchetta, quindi con costi molto elevati. La stima dei costi più bassa presuppone invece un andamento del progetto sostanzialmente ideale: un design semplificato del reattore, una progettazione completamente conclusa prima dell’inizio dei lavori, catene di approvvigionamento ben consolidate e solo lievi superamenti dei costi.

Toccherebbe allo Stato

Lo studio affronta infine il nodo del finanziamento. Le aziende svizzere del settore (come Axpo e BKW) sarebbero in grado di affrontare l’eventuale costruzione di una centrale nucleare? Per i ricercatori, la risposta è negativa. Sarà necessario il sostegno statale, come già indicato da altri studi. I rischi finanziari specifici - quali investimenti iniziali estremamente elevati, tempi di costruzione pluriennali senza entrate e prezzi dell’energia elettrica incerti nella lunga fase di ammortamento - sono difficilmente sostenibili dai soli attori privati.