Perché, dopo 25 anni, la Svizzera ha restituito 670 milioni di dollari a un multimilionario?

Mecenate delle arti, produttore cinematografico, promotore del benessere spirituale. Così, sul suo sito web, si presenta Bruno Wang, 59 anni. La storia di questo cittaadino taiwanese-britannico e l'origine della sua fortuna, tuttavia, dicono molto di più e, per dirla con il Tages-Anzeiger, richiamano la trama di un film di spionaggio. Il quotidiano zurighese, nello specifico, ha esaminato una decisione delle autorità svizzere grazie alla quale Wang, residente nel canton Vaud, e i suoi fratelli hanno recuperato circa 670 milioni di dollari. Questi soldi, leggiamo, sono legati ad accordi fra la Francia e Taiwan, negoziati dal padre dei Wang, per la fornitura di armi. I soldi erano stati depositati in banche svizzere negli anni Novanta.
Chi è Bruno Wang? E chi era suo padre?
All'epoca, scrive il Tages-Anzeiger, la commissione pattuita a Wang padre aveva fatto discutere. Dopo venticinque anni di indagini, tuttavia, Berna ha infine deciso di sbloccare gran parte dei fondi a favore della famiglia Wang. Nonostante il figlio maggiore, Bruno appunto, risulti ancora ricercato da Taiwan.
Bruno Wang, leggiamo, è arrivato a Losanna da un paradiso fiscale caraibico nel 2021. Inizialmente, ha vissuto all'hotel Beau-Rivage per poi stabilirsi in un villaggio sulla costa vodese, dove risiede dal 2022. È una persona molto riservata e afferma di dedicarsi allo «studio della filosofia buddista e alla pratica contemplativa». Non risulta iscritto nei registri fiscali del Canton Vaud. Il motivo? Potrebbe pagare le tasse altrove o aver negoziato un accordo forfettario con le autorità cantonali, un trattamento preferenziale riservato agli stranieri facoltosi. I cosiddetti globalisti.
Sul suo sito, Wang descrive principalmente il suo impegno come mecenate delle arti. Il suo nome compare tra i benefattori del Louvre, del British Museum e di produzioni teatrali e di danza in tutta Europa. Accenna anche brevemente alla storia della sua famiglia. Suo padre, Andrew Wang, «era un uomo d'affari civile che, all'inizio degli anni Novanta, agevolò l'acquisto da parte della Francia di sei fregate. Questa vendita fu considerata una svolta diplomatica che rafforzò la sicurezza di Taiwan. Anni dopo, questa transazione divenne politicamente controversa».
In che senso? Il Tages-Anzeiger ci aiuta a fare chiarezza. Partendo da una premessa: il 30 agosto 1991, la Marina taiwanese acquistò sei fregate di classe Lafayette dalla società francese Thomson-CSF. Questo importante ordine, del valore di 2,5 miliardi di dollari, fu integrato dall'acquisto da parte dell'Aeronautica di 60 caccia Mirage 2000 e missili, per un totale di oltre 8 miliardi di dollari. L'obiettivo era difendere l'isola dalla Cina continentale ostile. Un tema, come sappiamo, più che mai attuale oggi.
Onde evitare una potenziale corruzione tra i decisori politici in relazione agli accordi per la fornitura di armi, il contratto per le fregate vietava il pagamento di commissioni agli intermediari. Tuttavia, la Thomson violò questa clausola e versò al padre di Bruno Wang 520 milioni di dollari. Pagamenti simili furono effettuati anche in relazione al contratto per i Mirage. Secondo una sentenza di un Tribunale federale del 2004, le commissioni totali ammontavano a circa 920 milioni di dollari. Secondo la sua famiglia, Andrew Wang doveva essere compensato per la sua attività di consulenza, che aveva facilitato la conclusione dei contratti con le aziende industriali francesi.
Di quanti soldi parliamo?
Nel 2000, Andrew Wang lasciò in eredità la sua ingente fortuna ai figli; all'epoca, il denaro fu depositato presso alcune banche di Zurigo. Fu lì che iniziarono i problemi: UBS e Credit Suisse sollevarono, infatti, dei dubbi. Bruno Wang spiegò che il denaro proveniva da «investimenti in petrolio, informatica e immobili». Le sue spiegazioni, tuttavia, non furono convincenti. Nel 2001, Taiwan chiese assistenza legale alla Svizzera per sequestrare i fondi. Di conseguenza, i beni dei Wang furono congelati e tali sono rimasti per vent'anni.
Inizialmente, i giudici in Svizzera, Francia e Taiwan sospettarono che le commissioni pagate ad Andrew Wang fossero destinate a finanziare figure chiave in ambito militare o politico. Tuttavia, a parte un capitano della Marina taiwanese che ricevette 17 milioni di dollari da Wang padre, i destinatari finali delle commissioni – ammesso che siano mai esistiti – non furono mai identificati. In Francia, l'indagine è stata interrotta a causa delle norme sulla segretezza, come riportato da Le Monde e dalla rete investigativa OCCRP nel 2022. Secondo la Corte suprema federale, la Svizzera ha riscontrato una «mancanza di collaborazione da parte della Gran Bretagna», dove la famiglia Wang si era rifugiata. Solo Taiwan sembra aver continuato le indagini fino a oggi.
In seguito alla morte di Andrew Wang, nel 2015, le autorità svizzere persero la pazienza. Il 4 febbraio 2021, l'Ufficio federale di giustizia (UFG) annunciò in un comunicato lo «sblocco di circa 266 milioni di dollari statunitensi a favore di Taiwan», somma appartenente alla famiglia Wang. Tale importo fu successivamente versato in due rate: una a Taiwan e l'altra alla Svizzera, a titolo di risarcimento per il sostegno fornito durante il procedimento legale. «Si tratta di tangenti pagate in relazione alla vendita di navi da guerra francesi a Taiwan», si legge nella dichiarazione ufficiale. «Tuttavia, per i restanti beni congelati, non è stato possibile dimostrare un collegamento sufficiente con attività corruttive. Il congelamento di tali beni verrà pertanto revocato.»
Berna, ribadisce il Tages-Anzeiger, si è guardata bene dal rivelare l'ammontare del denaro che sarebbe stato sbloccato per la famiglia Wang. Ancora oggi, la decisione dell'Ufficio federale di giustizia rimane riservata. Tuttavia, il quotidiano zurighese ha ottenuto l'accesso al documento. Da esso emerge che, al 30 aprile 2020, le somme congelate nei conti della famiglia Wang ammontavano a oltre 935 milioni di dollari. Sottraendo i 266 milioni di dollari divisi tra Taiwan e la Svizzera, la famiglia Wang ha ricevuto circa 670 milioni di dollari in questa transazione.
Nella sua decisione, l'Ufficio federale di giustizia cita diverse ragioni per lo sblocco dei fondi, che, a quanto risulta al Tages-Anzeiger, rappresentano uno dei rimborsi più ingenti nella storia del sistema giudiziario svizzero. In primo luogo, dopo vent'anni di mutua assistenza legale, era giunto il momento di chiudere il caso, soprattutto considerando che la Corte Suprema di Taiwan ha stabilito nel 2019 che gli eredi di Andrew Wang, beneficiari dei fondi, sono «terzi non coinvolti nella commissione di alcun potenziale reato».
Parte dei fondi congelati nei conti svizzeri della famiglia Wang proviene anche da commissioni pagate in relazione al contratto Mirage 2000: circa 404 milioni di dollari. Taiwan, tuttavia, sembra non aver indagato a fondo su questo aspetto. Poiché non vi sono prospettive credibili di una condanna, l'Ufficio federale di giustizia ha stabilito che tale somma debba essere restituita alla famiglia Wang.
Le trattative riservate
Infine, la sentenza stabilisce che Thales, precedentemente nota come Thomson-CSF, azienda produttrice di fregate, ha già rimborsato integralmente Taiwan per le tangenti. Pertanto, la restituzione dei fondi alla famiglia Wang non sarebbe dannosa per Taiwan. Allo stesso tempo, secondo diverse fonti, l'azienda di difesa ha raggiunto un accordo con la famiglia Wang in base al quale una somma di diverse decine di milioni di dollari è confluita nelle casse di Thales nel 2021.
Alla luce di questi fatti, è comprensibile che i Wang non abbiano impugnato la decisione dell'Ufficio federale di giustizia, di per sé piuttosto favorevole. Tale decisione, tra l'altro, ha dato luogo a negoziati riservati tra la famiglia e l'amministrazione federale. Si dice che Bruno Wang abbia ricevuto in anticipo il testo della decisione per poter formulare delle osservazioni, sebbene non sia noto se queste siano state incluse nel testo definitivo.
Nel 2004, uno dei suoi avvocati di Ginevra, Maurice Harari, specializzato in assistenza legale, ha scritto un saggio a quattro mani con il funzionario che aveva redatto la notifica dell'Ufficio federale di giustizia (UFG) relativa alla decisione di restituire i fondi. Interpellato in merito, l'UFG ha dichiarato di aver preso le proprie decisioni «sulla base della legge applicabile» e ha affermato che eventuali contatti personali non avevano avuto «alcun ruolo».
L'esilio forzato
Bruno Wang, tramite il suo avvocato Alain Macaluso, ha spiegato al Tages-Anzeiger che «i fatti alla base di questa vicenda risalgono a molti anni fa e sono stati da tempo trattati dai tribunali». E ancora: «Ora fanno parte degli archivi storici e il signor Wang non ha altro da aggiungere».
In altri procedimenti, gli avvocati di Bruno Wang hanno sostenuto che le commissioni pagate a suo padre fossero legittime. Da giovane studente nei primi anni NOvanta, Bruno Wang non era coinvolto in queste transazioni. Sul suo sito web, inoltre, afferma di aver effettuato «sostanziali rimborsi a Taiwan», senza specificare se si tratti di fondi diversi da quelli restituiti dalla Svizzera. Wang e i suoi avvocati sottolineano inoltre che non è mai stato condannato da nessuna parte, nemmeno a Taiwan. Dove, per contro, Bruno Wang non mette piede da oltre trentatré anni. Suo padre, quando era in vita, aveva dichiarato che non sarebbe mai più tornato a Taiwan, temendo un processo iniquo. Bruno Wang ha inoltre affermato che i procedimenti giudiziari contro la sua famiglia a Taiwan sono di natura politica.
A oggi, il suo nome rimane nella lista dei ricercati del Ministero della Giustizia taiwanese per «presunto riciclaggio di denaro», come riportato dal quotidiano britannico Daily Mail nel 2021. «Bruno Wang non si è presentato in tribunale, pertanto il mandato di arresto rimane valido» ha comunicato la Magistratura taiwanese al Tages-Anzeiger.
Durante il suo esilio forzato, la vita di Bruno Wang non è stata sempre facile. Temeva di essere spiato o hackerato dai servizi segreti. Per lungo tempo, ha dovuto mantenere un basso profilo a causa della reputazione della famiglia, danneggiata dalla vicenda della fregata. Banche svizzere come UBS, Credit Suisse e Pictet hanno interrotto i rapporti commerciali con lui, mentre altre sembra che lo abbiano mantenuto come cliente fino a oggi. Un avvocato di Zurigo, ingaggiato dalla famiglia Wang per mettere in sicurezza decine di milioni di dollari sfuggiti al congelamento dei beni, è accusato di aver sottratto parte di questi fondi. Inoltre, Bruno Wang è coinvolto in una controversia legale con il family office che gestiva i suoi beni per oltre 80 milioni di dollari di commissioni non pagate, come rivelato dalla rivista economica Gotham City nel 2023.
