Sanità

Premi gestiti dai Cantoni? Il Consiglio federale dice no a una cassa di compensazione dei costi

L’idea del «senatore» Mauro Poggia è che a parità di franchigia e modello, non ci siano differenze di prezzo tra gli assicuratori. Anche De Rosa boccia la proposta: «Ma i tempi sono maturi per approfondire la possibilità di istituire una cassa malati federale unica»
Luca Faranda
28.05.2026 06:00

Il premio medio di cassa malattia in Ticino, nel 2026, si attesta a 582.60 franchi. A seconda della franchigia (da 300 a 2.500 franchi) e del modello (medico di famiglia, HMO, Telemedicina e via dicendo), i premi possono variare anche di centinaia di franchi al mese. C’è però un aspetto da tenere in considerazione: a parità di modello e di franchigia, anche le differenze di prezzo tra le varie casse malati possono essere molto ampie. È il principio della concorrenza.

Per il «senatore» Mauro Poggia (MCG/GE), questo è un problema, poiché ogni autunno c’è la corsa degli assicurati alla cassa malati meno cara. «Gli assicurati non capiscono perché, per la stessa franchigia (e modelli assicurativi identici), i premi differiscono da un assicuratore all’altro nello stesso Cantone», sostiene il consigliere agli Stati ginevrino, che tramite un postulato ha chiesto al Governo di valutare la possibilità di dare un margine di manovra molto più ampio ai Cantoni nell’attuazione della LAMal.

Più collaborazione

In che modo? Dando la possibilità di creare una «cassa di compensazione dei costi» cantonale, che possa collaborare con le casse malati esistenti. Gli assicuratori potranno continuare a svolgere compiti amministrativi e soprattutto continuare a controllare le fatture, così come valutare l’efficacia, l’appropriatezza e l’economicità delle prestazioni.

La cassa di compensazione dei costi avrebbe il compito di finanziare i costi a carico dell’assicurazione obbligatoria. Ma non solo. Avrebbe anche la possibilità di riscuotere e fissare i premi, affinché nello stesso Cantone, a parità di franchigia e di modello, non ci siano differenze di prezzo da una cassa malattia all’altra. Un esempio: Helsana, CSS, Mutuel e ÖKK, con la franchigia a 2.500 franchi e il modello del medico di famiglia, dovranno avere lo stesso identico premio.

Secondo Poggia (che considera l’attuale compensazione dei rischi un sistema amministrativamente pesante e poco efficace), «premi uniformi all’interno di uno stesso Cantone eviterebbero la migrazione nefasta verso gli assicuratori con premi più bassi alla fine di ogni anno».

Il sistema attuale, basato sulla concorrenza tra assicuratori, necessita di un meccanismo di compensazione finanziaria dei rischi (creato per contrastare l’incentivo per le casse malati ad assicurare persone il più possibile sane). Ciò ha un impatto anche sulle riserve delle casse malattia. Lo stesso avviene quando in autunno molte persone decidono di cambiare cassa per risparmiare: l’assicurazione incassa meno premi di quanto previsto e deve attingere alle proprie riserve. Al contrario, il nuovo assicuratore è obbligato a costituire riserve per i nuovi arrivati, con l’effetto che aumentano anche i premi degli altri suoi assicurati. Per Poggia, con una cassa cantonale che compensa i costi e non i rischi (come avviene oggi), «questo effetto perverso delle riserve potrebbe essere eliminato e i Cantoni che optano per questo sistema potrebbero garantire, attraverso le loro finanze, una sottostima dei costi generati dai loro assicurati, con l’onere di ristabilire l’equilibrio l’anno successivo». Con tale cassa, la compensazione dei rischi non sarebbe più necessaria, poiché a essere compensati sarebbero i «rischi realizzati», vale a dire i costi.

Conflitto d’interessi

L’istituzione di una cassa di compensazione cantonale non sarebbe obbligatoria, bensì volontaria. I Cantoni non interessati al cambiamento rimarrebbero nel sistema attuale. Non si tratta nemmeno di una cassa malati unica e pubblica. Tuttavia, la cassa di compensazione dei costi sarebbe l’assicuratore unico al quale tutte le casse malattia attive nel Cantone dovrebbero affiliarsi.

Il Consiglio federale, chiamato a esprimersi su vantaggi e inconvenienti di questa cassa di compensazione, ha un giudizio chiaro: il sistema proposto non è adeguato. Oltre ad essere complesso per gli assicurati, farebbe pure aumentare le spese amministrative «con conseguenti ripercussioni sui premi», si legge nel rapporto adottato ieri. A ciò si aggiunge un aspetto: il rischio di conflitto di interessi per i Cantoni stessi. Sarebbero infatti rappresentati negli organi direttivi della cassa di compensazione, proprietari degli ospedali pubblici e al contempo pure autorità d’approvazione delle convenzioni tariffali. Una «molteplicità di ruoli» che non convince il Governo, il quale ritiene anche potenzialmente controproducente il principio del premio unico. «L’interesse preponderante delle casse malati delegate risiederebbe nella soddisfazione dei loro clienti a scapito del contenimento dei costi».

Ma perché cambiare sistema? Oggi, i costi amministrativi rappresentano meno del 5% del volume dei premi. Poggia riconosce che l’effetto sui costi sarebbe limitato. In Parlamento, difendendo la proposta, il «senatore» ginevrino aveva tuttavia indicato che i Cantoni devono assumersi la responsabilità, anche a livello finanziario. Poggia, in questo modo, vuole sciogliere il nodo legato alle riserve. A suo avviso, «la costituzione di riserve da parte di ogni assicuratore, pari a circa il 20% delle spese annuali, è oggetto di critiche fondate». E nel mirino c’è anche quella che considera una «solidarietà intercantonale occulta» (le riserve delle casse malati sono infatti costituite a livello nazionale): i versamenti in eccesso di un Cantone vengono spesso impiegati per compensare una stima dei costi troppo prudente di un altro Cantone, deplora il consigliere agli Stati del MCG.

Modello burocratico complesso

Oltre al chiaro no da parte del Consiglio federale, si aggiunge pure lo scetticismo da parte dell’associazione di categoria prio.swiss. «Il rapporto conferma le perplessità avanzate dagli assicuratori malattia. Si tratterebbe infatti di un modello burocratico complesso, costoso e problematico sotto il profilo della governance e dei conflitti d’interesse», ci spiega Marco Romano, direttore aggiunto di prio.swiss, secondo cui una cassa cantonale di compensazione comporterebbe nuovi costi amministrativi che finirebbero per ricadere su chi paga i premi. «Inoltre, gli assicurati perderebbero una parte importante della loro libertà di scelta, non potendo più cambiare assicuratore all’interno del Cantone e vedendo ridursi le possibilità di accesso ai modelli assicurativi alternativi oggi apprezzati dall’80% degli assicurati», sottolinea Romano. Ogni Cantone, poi, «assumerebbe contemporaneamente il ruolo di assicuratore, autorità di controllo e gestore del sistema sanitario, pur essendo già coinvolto nella pianificazione ospedaliera e nella gestione degli ospedali. Una concentrazione di ruoli che genererebbe importanti conflitti di governance e di interessi, contribuendo ulteriormente alla spirale di aumento dei costi sanitari».

«Crea più problemi di quelli che potrebbe risolvere»

Il Consiglio federale è critico, così come l’associazione di categoria degli assicuratori malattia prio.swiss. E in Ticino? Il consigliere di Stato Raffaele De Rosa è sulla stessa linea. «Il rapporto del Consiglio federale va letto con attenzione, ma da una prima valutazione l’introduzione di una cassa di compensazione dei costi a livello cantonale creerebbe più problemi di quelli che potrebbe risolvere».

Nella direzione opposta

Il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) critica in particolare il carico di burocrazia supplementare. «Introduce un apparato intermedio che rende il sistema più complesso e che comporterà maggiori oneri amministrativi».

A suo avviso, una cassa di compensazione dei costi cantonale, con la possibilità di delegare determinati compiti alle casse malattia, rappresenta solo una soluzione ibrida intermedia che «causerebbe ancora più complicazioni in un sistema già complicato, poco trasparente e molto burocratico. È la via sbagliata: bisognerebbe andare nella direzione opposta».

Cambio di percezione

Quale? Per De Rosa, è giunto il momento di un cambio di passo e apre pertanto la porta a una rivoluzione: «Ritengo che i tempi siano maturi per approfondire la possibilità di istituire una cassa malati federale unica. Oppure di concedere ai Cantoni la possibilità di avere una cassa malattia unica per tutte le prestazioni di base della LAMal».

Già respinta nettamente in votazione popolare nel 2014, la proposta di creare una cassa malati pubblica potrebbe pertanto tornare presto all’ordine del giorno.

Studio di fattibilità

Questo cambio di sistema, di cui si parla in realtà da anni, potrebbe davvero ottenere una maggioranza oggi? «È difficile da dire. Ma quello che si nota è che c’è stato un cambio di percezione a nord delle Alpi. Prima, in alcuni Cantoni, il tema era un tabù. Ora invece sta prendendo piede e c’è una diversa consapevolezza», afferma il consigliere di Stato, secondo cui è arrivato il momento di fare almeno uno studio di fattibilità. «Dobbiamo avere gli elementi per poter discutere in maniera approfondita del tema».