Primo «sì» alla creazione di una CPI sul dissesto di Credit Suisse

Primo importante «sì» alla creazione di una Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) sul dissesto di Credit Suisse: il Consiglio nazionale ha approvato oggi all'unanimità il decreto federale che l'istituisce. Gli Stati si esprimeranno domani.
In apertura di dibattiti, il relatore commissionale Philipp Bregy (Centro/VS) ha ricordato l'eccezionalità della decisione che il Parlamento è chiamato a prendere. «Si tratta di una decisione rara ma opportuna, data l'importanza della crisi e delle somme in gioco», ha aggiunto l'altro relatore Damien Cottier (PLR/NE).
Il neocastellano ha poi detto che «non bisogna sbagliare bersaglio: gli errori sono stati commessi in primo luogo dai dirigenti della banca, non dalle autorità». «Il Parlamento ha un ruolo di vigilanza sulle autorità federali o sugli organismi cui sono stati delegati dei compiti, non sulle imprese private, anche se mal gestite», ha puntualizzato Cottier. È comunque «legittimo e necessario» verificare se le autorità hanno lavorato correttamente e, nel caso contrario, valutare i miglioramenti da apportare.
Philipp Bregy ha poi illustrato in dettaglio all'emiciclo gli obiettivi della CPI: analizzare il ruolo delle autorità in relazione agli eventi degli ultimi anni che hanno portato alla crisi del Credit Suisse e chiarire le responsabilità del Consiglio federale, dall'Amministrazione federale e da altri enti incaricati di compiti federali in relazione alla fusione d'urgenza di UBS con il Credit Suisse, come la FINMA o anche la BNS.
In termini temporali, la CPI - che sarà dotata di un budget di 5 milioni di franchi - dovrà risalire come minimo al momento dall'annuncio della strategia di ristrutturazione del CS del luglio dello scorso anno. È tuttavia probabile che si debba tornare indietro di diversi anni. Non si può infatti escludere che le indagini debbano risalire al salvataggio di UBS nel 2008, ha precisato Bregy. Del resto, ha aggiunto il vallesano, il mandato che sarà affidato alla CPI è volutamente stato formulato in modo aperto.
Bregy ha poi brevemente evocato il contenuto del decreto federale che istituisce la CPI: quest'ultima, ha indicato, dovrà controllare se sono stati rispettati i requisiti di legge. Dovrà anche verificare se la condotta era appropriata per raggiungere gli obiettivi. Allo stesso modo, è necessario esaminare se le linee guida, le condizioni quadro e i regolamenti erano appropriati.
Ciò concerne in primo luogo le autorità e gli altri enti ad esse legati. Bisognerà anche verificare come si sono comportate le terze parti, ossia le banche: «Hanno agito in modo legittimo?», si è chiesto Bregy. Come per ogni CPI, i risultati saranno pubblicati in un rapporto che sarà presentato al Parlamento. Questo, oltre a fornire informazioni su eventuali responsabilità e lacune istituzionali, proporrà misure necessarie per correggere il tiro.
Lo scopo di tutta questa manovra è «evitare che tra qualche anno ci ritroviamo in questa sala e scopriamo che le nostre decisioni, le nostre misure non sono state efficaci», ha sostenuto Bregy. Il fatto che l'istituzione della CPI è caldeggiata all'unanimità «dimostra al Paese che stiamo facendo di tutto per garantire la sicurezza e per risolvere i problemi», ha detto il vallesano.
La CPI è il più forte strumento di controllo parlamentare ed è stato finora istituita solo in quattro occasioni: sulla vicenda dei Mirages (1964), sulle dimissioni di Elisabeth Kopp (1989), sullo scandalo delle schedature (1990) e sulla cassa pensione federale (1995).
Dotata di una propria segreteria, la CPI consta di un ugual numero di membri di ciascuna Camera - sette nel caso presente -, designati dall'Ufficio rispettivo. Al pari della Delegazione delle Commissioni della gestione e Delegazione delle finanze, la CPI può interrogare testimoni, prendere visione dei verbali e dei documenti relativi alle sedute del Consiglio federale e far capo a inquirenti per l'assunzione delle prove.