Svizzera

Proposta la creazione di un fondo per il clima

Secondo il comitato promotore (PS/Verdi), la crisi climatica rappresenta la maggior sfida della nostra epoca
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Ats
13.01.2026 10:00

La crisi climatica rappresenta la maggior sfida della nostra epoca: se non ci daremo una mossa, sussiste il pericolo di un incremento di fenomeni naturali estremi e di una conseguente esplosione dei costi.

Questo è in sintesi il messaggio lanciato oggi dal comitato (PS/Verdi) favorevole alla costituzione di un fondo per il clima in votazione il prossimo 8 di marzo.

Secondo la presidente degli ecologisti, Lisa Mazzone, avanti di questo passo la Svizzera, nonostante i suoi impegni internazionali, non raggiungerà la neutralità climatica entro il 2050, come invece stabilito dal popolo nel 2023 accettando la Legge sulla protezione del clima.

Svizzera particolarmente esposta

Eppure, in qualità di paese alpino, ha sottolineato Mazzone, la Svizzera è particolarmente colpita dagli effetti della crisi climatica, come dimostra ad esempio quanto accaduto di recente a Blatten (VS): i ghiacciai si stanno sciogliendo, i giorni di canicola aumentano - con conseguenze negative sia per le persone che per l'agricoltura -, le inondazioni e i fenomeni meteorologici estremi sono in aumento.

Gli effetti negativi di questa crisi non solo sono già evidenti, ma anche costosi. Il riscaldamento globale sta già causando danni per circa 1 miliardo di franchi all'anno. Secondo il Consiglio federale, questi costi potrebbero raggiungere i 34 miliardi all'anno entro il 2060, ha rincarato il consigliere nazionale Marc Jost del Partito evangelico, secondo cui non possiamo lasciare alle generazioni future un paese disastrato, ma un luogo dove si possa ancora vivere bene. I mancati investimenti di oggi saranno i costi di domani, ha messo in guardia il deputato bernese. Senza finanziamenti pubblici, questi oneri continueranno ad aumentare e i comuni e i cantoni rischiano di superare le loro capacità finanziarie.

Una visione per il futuro

Di fronte a questi scenari inquietanti, c'è però una buona notizia, ossia la nostra iniziativa, ha spiegato Mazzone, che obbligherebbe la Confederazione ad investire ogni anno dallo 0,5 all'1% del Prodotto interno lordo nella ristrutturazione degli edifici e nel passaggio a tecnologie rispettose del clima, senza alcuna nuova imposta o tassa, e il tutto garantendo la sicurezza dell'approvvigionamento.

Per l'ex consigliera agli Stati ginevrina, la Svizzera ha bisogno di una visione per il futuro, come la ebbero coloro che ci hanno preceduto costruendo dighe, e quindi rifornendoci di energia pulita, e ampliando la rete ferroviaria (progetto Ferrovia 2000, n.d.r.). Adesso tocca a noi attivarci per le generazioni future, ha sottolineato, riducendo il consumo di energie fossili che oggi coprono ancora il fabbisogno del Paese per un buon 60%.

Maggiore indipendenza

Quanto accaduto in Venezuela con l'attacco di Trump e la guerra in Ucraina che la Russia finanzia grazie all'export di gas e petrolio dovrebbe farci riflettere, ha spiegato dal canto suo il copresidente del PS, Cédric Wermuth. Puntare sulle energie pulite ci renderebbe meno dipendenti dalle convulsioni geopolitiche odierne, ha sottolineato il consigliere nazionale argoviese. Si tratta insomma anche di una questione di sovranità: non possiamo diventare le marionette delle grandi potenze, ha rincarato.

Nessuno oggi direbbe che investire nelle dighe sia stato uno sbaglio. Per questo sarebbe meglio investire in energie alternative quegli 8 miliardi che ogni anno spendiamo per procurarci combustibili fossili all'estero, stando al copresidente del PS. Inoltre, questi investimenti avrebbero ricadute positive sugli impieghi e sull'economia in generale, visto che avremmo bisogno di più elettricisti e specialisti in isolazione degli edifici.

Buono per l'economia e la salute

Oltre a contribuire agli sforzi contro il cambiamento climatico, ha spiegato, la popolazione ci guadagnerebbe in potere d'acquisto a causa dei minori costi per riscaldare le abitazioni. Anche la salute della popolazione, specie dei lavoratori costretti a lavorare all'aperto, ci guadagnerebbe, ha aggiunto Vania Alleva del sindacato Unia e vicepresidente dell'Unione sindacale svizzera.

Le canicole sempre più frequenti hanno effetti deleteri sulla salute, ha sottolineato la sindacalista - tumori alla pelle, problemi cardiocircolatori - per non parlare degli incidenti sul lavoro.

Per Anthony Patt, professore al Politecnico federale di Zurigo in politica climatica, sono necessari maggiori investimenti per raggiungere la neutralità climatica nel 2050. I maggiori costi iniziali verrebbero però compensati da maggiori risparmi, come dimostra il caso delle auto elettriche, meno costose a medio termine di quelle a motore termico.

L'iniziativa

L'iniziativa «Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l'ambiente (Iniziativa per un fondo per il clima)», respinta dal parlamento senza controprogetto, è stata presentata dal PS e dai Verdi nel febbraio del 2024. Mira a creare un fondo le cui risorse confluirebbero, tra le altre cose, in misure per il potenziamento delle fonti rinnovabili, dell'efficienza energetica o della decarbonizzazione dei trasporti, degli edifici e dell'economia.

I mezzi finanziari necessari andrebbero attinti dal bilancio federale. Berna dovrebbe quindi alimentare ogni anno il fondo con una quota compresa tra lo 0,5 e l'1% del Pil, il che corrisponderebbe, secondo le stime, a una cifra fra 3,9 e 7,7 miliardi. Le uscite non sarebbero soggette al freno all'indebitamento.