Camere

Quel che ha vissuto la Vallemaggia non deve mai più ripetersi

La Confederazione deve reagire in fretta in caso di catastrofi naturali: lo chiede una mozione sui banchi degli Stati - Il processo per ottenere aiuti finanziari da Berna è irto di ostacoli – Regazzi: «Bisogna ridurre il rischio di disparità di trattamento»
©Gabriele Putzu
Luca Faranda
18.03.2026 06:00

Senza usare giri di parole: la Vallemaggia e il Canton Ticino non sono soddisfatti della risposta della Confederazione dopo la disastrosa alluvione del giugno del 2024 che ha provocato sette vittime e danni per oltre 90 milioni di franchi.

La prima risposta da Berna, arrivata nel mese di settembre dello stesso anno, è stata un credito (pari a 56,5 milioni di franchi in totale per cinque Cantoni, di cui solo 7,5 milioni per il Ticino) destinati a misure immediate e al ripristino di opere di protezione secondo la legge sulla sistemazione dei corsi d’acqua e la legge forestale.

«Solidarietà federale»

Troppo poco per il Ticino, che sin dal primo momento ha deplorato la mancanza di un adeguato sostegno a fronte delle ingenti spese provocate dalla catastrofe. Berna, inizialmente e anche nei mesi successivi, è parsa irremovibile: la Confederazione «non può fornire il proprio sostegno per danni ad altre infrastrutture, come quelle per la fornitura di acqua o impianti per il trattamento delle acque di scarico», ha detto rispondendo alle sollecitazioni della Deputazione ticinese alle Camere federali.

Tuttavia, con il passare dei mesi (e in seguito alla pressione da parte del Ticino e degli altri Cantoni toccati dal maltempo, come Grigioni e Vallese), il Consiglio federale ha cambiato idea. Nel maggio del 2025, a distanza di undici mesi dagli eventi, ha deciso di fornire un aiuto federale straordinario pari a circa 17 milioni di franchi (una decina per il Ticino). Si tratta di «prestazioni volontarie in nome della solidarietà federale», che devono essere approvate dalle Camere.

Bussare alla porta dello Stato

In caso di catastrofi naturali, gli aiuti ordinari difficilmente possono bastare. Un altro esempio emblematico è la frana di Blatten, in Vallese. Lo scorso anno si è dovuta adottare una legge federale urgente per poter mettere a disposizione 5 milioni di franchi a titolo di aiuto immediato.

Gli eventi di Blatten e della Vallemaggia mostrano chiaramente i limiti del quadro giuridico esistente: se ogni Cantone colpito da eventi straordinari bussa alla porta di Berna per un aiuto straordinario, c’è il rischio che lo strumento dell’aiuto d’urgenza venga abusato. Proprio per questo motivo, il Consiglio degli Stati tratterà domani mattina una mozione della sua Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia (proposta per 7 voti contro 3 e un’astensione). In futuro, la Confederazione dovrà avere maggiori possibilità di prestare direttamente aiuti finanziari a favore di misure urgenti, ricorrendo a tal fine al proprio bilancio generale.

Non ci sarà alcun fondo

Oggi, il processo per ottenere aiuti finanziari della Confederazione è irto di ostacoli, sostiene la commissione. Sebbene gli eventi futuri non siano prevedibili, occorre tenere conto del fatto che, con il progressivo riscaldamento climatico, le catastrofi naturali diventeranno sempre più frequenti e distruttive. Berna deve dunque disporre di strumenti adeguati per intervenire tempestivamente, evitando leggi speciali urgenti o il ricorso al diritto di necessità.

All’origine, in parte, di questa mozione c’è l’iniziativa parlamentare presentata dal «senatore» ticinese Fabio Regazzi (Centro), che nel settembre 2024 chiedeva l’istituzione di un «fondo nazionale in caso di catastrofi naturali». L’obiettivo? Garantire le necessarie risorse per indennizzare rapidamente ed efficacemente le comunità colpite da eventi estremi. Ora, però, questa proposta è stata ritirata: «C’erano alcune criticità», riconosce Regazzi, tra cui questioni di ordine costituzionale. Pertanto, la commissione ha avanzato questa «soluzione meno problematica e che risponde alle preoccupazioni di fondo: ovvero gestire i casi con maggiore rigore, maggiore rapidità e in maniera anche più equa».

Se entrambe le Camere dovessero dare il via libera, come sarà l’attuazione concreta? «Questo sarà compito del Governo, ma con una base legale più chiara e con parametri definiti si evita o si riduce il rischio di disparità di trattamento», spiega Regazzi, aggiungendo che - a differenza di Blatten - la Vallemaggia è ancora in attesa dell’aiuto straordinario.

Bellinzona non le manda a dire

Oggi, infatti, la Vallemaggia aspetta ancora quei milioni supplementari (come detto, circa una decina per il Ticino) promessi da Berna nel maggio del 2025 a titolo straordinario. Il Consiglio federale ha avviato la consultazione sul progetto solo lo scorso novembre. È terminata pochi giorni fa, il 12 marzo.

A questa consultazione ha partecipato anche il Consiglio di Stato ticinese. Lo ha fatto a fine febbraio, ricordando che i danni stimati a Cevio e Lavizzara si aggirano sui 90 milioni di franchi. Un sostegno supplementare è ritenuto essenziale, poiché «i Comuni non sarebbero in grado di far fronte agli ingenti oneri finanziari legati alla ricostruzione delle infrastrutture pubbliche». Oltre a ciò, il Governo non ha nascosto il suo «malcontento per la lentezza e le complicazioni amministrative che caratterizzano lo stanziamento di questi fondi supplementari». Il contributo di solidarietà di 5 milioni per Blatten è stato approvato «nel giro di poche settimane», per gli eventi in Vallemaggia «ci troviamo ancora oggi, a due anni dagli eventi, nella fase di consultazione della legge». Una «disparità di trattamento» che secondo il Ticino va «colmata al più presto».

Le due basi legali principali di cui dispone la Confederazione per sostenere i cantoni sono la legge sulla sistemazione dei corsi d’acqua e la legge forestale. Tramite questi strumenti, in seguito a eventi meteorologici estremi, i Cantoni vengono rimborsati per i costi delle misure immediate e del ripristino delle opere di protezione. L’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), in collaborazione con i Cantoni toccati, effettua una valutazione dei bisogni. Nel caso della Vallemaggia, le prime stime dei costi indicavano investimenti pari a 21 milioni di franchi: calcolando che Berna partecipa ai costi nella misura del 35% (per il Vallese, a titolo eccezionale, raggiungeva il 75%), i fondi per il Ticino sono ammontati a circa 7,5 milioni.