Quella lettera falsa della SEM a una giornalista: «Devi andartene dalla Svizzera»

La lettera, scrive l'Aargauer Zeitung, reca il logo ufficiale della Confederazione Svizzera, la corretta intestazione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ed è scritta in un tedesco impeccabile. È indirizzata a una giornalista del portale Watson, trasferitasi in Svizzera diversi anni fa. Ha un permesso di soggiorno valido fino al 2028. La lettera recita: «Desideriamo informarla che il suo permesso di soggiorno in Svizzera verrà revocato a partire dal 31 dicembre 2026». In altre parole, la missiva informa la giornalista che deve lasciare il nostro Paeseentro la fine dell'anno. Per maggiore chiarezza, alla lettera è allegato un secondo documento.
La lettera, evidentemente, è falsa, come ha spiegato la stessa SEM all'Aargauer Zeitung. Due gli errori, evidenti: il numero di riferimento del destinatario è errato e la lettera non corrisponde al design grafico utilizzato dalla SEM. Reto Kormann, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione, ha dichiarato: «Siamo a conoscenza di queste lettere; circolano da diversi anni». La prima frase della lettera, di volta in volta, viene semplicemente adattata per riflettere l'attualità politica.
La lettera ricevuta dalla giornalista è legata a doppio filo all'iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)», sulla quale i cittadini si esprimeranno il prossimo 14 giugno. In passato, gli autori di queste missive hanno anche citato la rinegoziazione in corso degli accordi bilaterali come giustificazione. «Siamo a conoscenza di almeno 1.500 lettere di questo tipo inviate negli ultimi quattro anni» ha chiarito Kormann. Il numero reale, probabilmente, è più alto. «Sembra che sia in atto una nuova ondata».
D'accordo, ma chi sono gli autori delle false lettere? «Non conosciamo gli autori di queste lettere» ha detto ancora Kormann. La SEM ha presentato una denuncia penale contro ignoti già nel 2024. «Stiamo valutando di procedere in tal senso anche nel caso attuale». La Segreteria di Stato della migrazione, che sta collaborando con la Procura Federale e le forze di polizia cantonali per indagare sulla questione, consiglia alle persone coinvolte di seguire la stessa procedura. I precedenti tentativi di identificare gli autori della diffusione delle notizie false non hanno avuto successo.
La giornalista vittima della missiva risiede nel canton Zurigo. La Polizia cantonale non ha ancora ricevuto alcuna segnalazione in merito a lettere false di questo tipo, ha dichiarato il portavoce Roger Bonetti. Il quale ha aggiunto: «La lettera non ha alcuna attinenza con lo status di residenza dei destinatari». La falsa lettera invita i destinatari ad annunciarsi alle autorità entro 30 giorni. Nel caso della giornalista, la stessa avrebbe dovuto presentarsi all'Ufficio del Comune di Zurigo. Le autorità locali, in ogni caso, sono a conoscenza della bufala. «La Città di Zurigo è effettivamente a conoscenza di due persone che hanno ricevuto una lettera simile» ha spiegato dal canto suo la portavoce Nadine Marwalder. «Si sono rivolte personalmente all'Ufficio preposto a causa della lettera». Il Comune di Zurigo sta attualmente informando i propri dipendenti della bufala e prevede di pubblicare un avviso sui siti web comunali pertinenti.
Nel caso specifico, la falsa lettera sostiene che la Svizzera stia attivando la clausola di salvaguardia per la libera circolazione delle persone a causa dell'iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!» dell'UDC. Questa clausola di salvaguardia, in effetti, esiste. È stata inserita nella Costituzione federale nel 2014 in seguito all'approvazione dell'iniziativa sull'immigrazione di massa. Tuttavia, è falso che la Svizzera stia attualmente applicando questa clausola e, certamente, non lo farà prima del referendum del 14 giugno.
Essendo una persona con una conoscenza politica superiore alla media, la giornalista di Watson si è subito resa conto di che cosa stesse succedendo, scrive sempre l'Aargauer Zeitung. Ciononostante, è rimasta scioccata, semplicemente perché la falsa lettera sembrava ufficiale. «È una sensazione orribile» ha affermato. Innanzitutto, la donna si è detta turbata dal contenuto intimidatorio che trasmette la missiva: «Non sei la benvenuta qui». E poi: «Il semplice fatto che il mittente sappia chi sono e dove lavoro mi mette a disagio». La falsa lettera era indirizzata personalmente a lei e inviata all'indirizzo postale di Watson.
Non è la prima volta che la giornalista riceve posta sgradevole. Già nel settembre del 2024 aveva ricevuto una lettera simile, anch'essa recapitata nella cassetta postale di Watson. «Era offensiva nel tono e quindi facile da riconoscere come falsa» ha ricordato la giornalista. «Anche quella è stata un'esperienza terribile, ma all'epoca riuscivo ancora a riderci sopra». La giornalista è solita pubblicare articoli con il suo nome completo. È apparsa anche in alcuni video e intende continuare a farlo in futuro. C'è un ma: «Anche se non lo vorrei, la lettera mi ha intimorita». Finora non ha subito episodi di xenofobia nella vita quotidiana; si è sempre sentita a suo agio a Zurigo. Ma ora si chiede: «E adesso?».
