Telefonia

Roaming, ma quanto mi costi

Chi va all’estero deve sempre avere un occhio di riguardo per la bolletta del telefono: la Svizzera resta un’isola all’interno dell’Europa - Nel Regno Unito si potrà andare senza rischiare sorprese: chiamate, SMS e internet presto senza spese aggiuntive con il nuovo accordo di libero scambio
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Luca Faranda
21.07.2026 06:00

È tempo di vacanze: che sia mare, montagna oppure città, in queste settimane sempre più svizzeri si trovano all’estero. A rovinare le ferie, alla fine del mese, potrebbe però essere la fattura dello smartphone. Le chiamate a casa, le «stories» sui social media o ancora l’utilizzo delle mappe per raggiungere la destinazione hanno un costo. Soprattutto per gli svizzeri all’estero. La causa è più che nota: il roaming.

Oltre 100 milioni di franchi

Per gli operatori di telefonia mobile elvetici, si tratta di un affare che supera complessivamente i 100 milioni di franchi all’anno. Nel 2024, ultimo dato disponibile, la cifra d’affari si è attestata a circa 102,2 milioni di franchi: di questi, 45 milioni provenivano dal roaming nell’UE e gli altri 57,2 milioni dal resto del mondo. Non sono invece disponibili i dati per le singole nazioni. A fare la parte del leone sono soprattutto i dati (ovvero internet; 63 milioni), seguiti dalle chiamate (quasi 33 milioni) e infine dagli SMS(poco più di 6 milioni).

Prima del 2021 la spesa era esplosa: nel 2019, ad esempio, la cifra d’affari aveva toccato una quota record di 479,2 milioni di franchi. Poi la Confederazione era intervenuta con nuove disposizioni (valide proprio dal 2021) per evitare «bollette da capogiro», come definite dallo stesso Consiglio federale. La politica ha agito su più fronti: limiti di costo personalizzati, fatturazione al secondo (ad eccezione dei primi 30 secondi per le chiamate in uscita) e l’obbligo per gli operatori di offrire dei «pacchetti» con un periodo di validità di dodici mesi. «Dal 2022 si registra una tendenza al ribasso», ci spiega l’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM).

«Queste misure hanno già permesso di ottenere miglioramenti considerevoli per i clienti», ha fatto notare il Consiglio federale, che però non intende abolire il roaming come avvenuto ad esempio nell’Unione europea.

«Roam Like At Home»

Sì, perché ormai da quasi dieci anni il roaming è stato abolito dai Paesi dell’UE: un tedesco che si reca in Italia, o un francese in vacanza in Spagna, può utilizzare il proprio piano tariffario nazionale (chiamate, SMS e internet) in tutti i Paesi dell’UE e dello Spazio economico europeo (SEE) senza costi aggiuntivi. Si tratta della normativa denominata «Roam Like At Home» (che suona un po’ come:utilizza il tuo cellulare in tutta Europa come se fossi a casa). Ciò, però, non si applica alla Svizzera. Così come non si applica ai turisti e ai viaggiatori stranieri che arrivano nella Confederazione.

È prematuro avviare i negoziati

Finora, tutti i tentativi di abolire il roaming per gli svizzeri sono naufragati. Tuttavia, non è detta l’ultima parola: nel giugno del 2025 il consigliere nazionale Fabian Molina (PS/ZH) ha proposto di allineare la Svizzera al regolamento sul roaming dell’UE. Poi, lo scorso settembre, la consigliera nazionale Elisabeth Schneider-Schneiter (Centro/BL) ha chiesto al Consiglio federale di concludere un accordo con l’UE «per dire addio all’isola del roaming elvetica». Le due mozioni devono ancora essere trattate alla Camera del popolo, ma il Consiglio federale invita a respingerle entrambe. Negli scorsi anni è però stato il Consiglio degli Stati ad affossare ogni tentativo, sostenendo che il Governo può abolire o fissare dei limiti ai costi solo sulla base di accordi internazionali e non in modo unilaterale.

Il Consiglio federale, pur essendo «in linea di principio favorevole a un eventuale accordo di roaming con l’UE», ritiene che sia «prematuro» avviare i negoziati poiché prima è necessario «effettuare dei chiarimenti preliminari a livello tecnico e politico sulla possibilità di un accordo di roaming con l’UE».

L’accordo quadro e i Bilaterali III

In realtà, è stato lo stesso Governo a tergiversare: c’è infatti un aspetto che è passato inosservato in tutti questi anni. Nell’ambito dei negoziati per i cosiddetti Bilaterali III tra Berna e Bruxelles, la questione del roaming non è stata affrontata. Detto in altre parole: il Consiglio federale non ha voluto includere questo aspetto nelle discussioni. Eppure, come ricordava la scorsa estate l’Aargauer Zeitung, nel 2018 il «ministro» degli Esteri Ignazio Cassis faceva riferimenti espliciti a un possibile accordo sul roaming nell’ambito dell’accordo quadro (poi abbandonato dal Consiglio federale nel 2021). Nel 2023, con la ripresa dei negoziati con Bruxelles, le tariffe di roaming non sono più rientrate all’ordine del giorno. Proprio nell’autunno del 2023, il Consiglio federale (in risposta a un’altra mozione di Schneider-Schneiter) aveva reso noto che includere il dossier sul roaming nel pacchetto di accordi avrebbe ritardato i negoziati. E ciò «non sarebbe nell’interesse della Svizzera».

Un altro aspetto da sottolineare è che Berna è azionista di maggioranza di Swisscom: delle tariffe di roaming, pertanto, ne beneficia anche la Confederazione.

L’intesa con Londra

Se per l’UE non si prevedono cambiamenti (almeno nel prossimo futuro), diverso è il discorso per quanto riguarda il Regno Unito. Lunedì scorso il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha reso noto che la Svizzera e il Regno Unito hanno concluso i negoziati per un accordo di libero scambio aggiornato. La novità è che l’intesa raggiunta con Londra prevede anche l’abolizione delle tariffe di roaming per la telefonia mobile, «in modo che turisti e uomini d’affari possano utilizzare i propri telefoni in Svizzera nell’ambito del loro normale contratto telefonico, senza costi aggiuntivi di roaming».

«A vantaggio dei viaggiatori»

Non l’ha annunciato Berna, bensì la controparte britannica. Perché? «La comunicazione svizzera si è concentrata inizialmente sulla conclusione sostanziale dei negoziati e sui risultati principali dell’accordo. Poiché la concreta configurazione della regolamentazione del roaming è ancora in fase di definizione, la Svizzera non ha voluto anticipare i lavori tecnici in corso», ci spiega Françoise Tschanz, portavoce della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), confermando tuttavia che Svizzera e Regno Unito hanno concordato in linea di principio una regolamentazione reciproca sul roaming, «che dovrà andare a vantaggio dei viaggiatori di entrambi i Paesi».

L’obiettivo, dunque, è di evitare costi aggiuntivi di roaming. Ma da quando? Qui la porta è ancora aperta. «L’esatto campo di applicazione e la concreta attuazione pratica verranno chiariti sotto il profilo tecnico nelle prossime settimane», indica la SECO. Riguarderà solo le chiamate, oppure anche i dati mobili per l’accesso a internet? Per saperlo, bisognerà ancora attendere. La firma dell’accordo aggiornato avverrà entro la fine dell’anno. Poi bisognerà passare dai Parlamenti di entrambi i Paesi per la ratifica. Solo allora potrà entrare ufficialmente in vigore.