Sanità

Roche punta sulle nuove cure anti-obesità: «Serve una terapia sostenibile anche per le casse malati»

Il partner Zealand Pharma spiega la strategia dietro i nuovi farmaci dimagranti: meno effetti collaterali e trattamenti più mirati per sfidare Wegovy e Mounjaro
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Red. Online
14.05.2026 06:00

Roche vuole conquistare spazio in uno dei mercati più redditizi e strategici della farmaceutica mondiale: quello dei farmaci contro l’obesità. Attraverso la partnership con Zealand Pharma, il gruppo basilese punta a inserirsi nella competizione oggi dominata da Novo Nordisk e Eli Lilly, produttrici rispettivamente di Wegovy e Mounjaro. In un’intervista concessa all'Aargauer Zeitung, il CEO di Zealand Pharma Adam Steensberg ha spiegato che Roche non intende semplicemente replicare i prodotti già presenti sul mercato, ma sviluppare trattamenti differenti, in grado di ridurre gli effetti collaterali e migliorare la tollerabilità delle cure.

L'accordo nel 2025

Zealand Pharma e Roche hanno siglato l'accordo a marzo dello scorso anno. Le due aziende venderanno il prodotto insieme negli Stati Uniti e in Europa, mentre Roche deterrà i diritti esclusivi nel resto del mondo e si occuperà anche della produzione. L’intesa prevede per Zealand Pharma un pagamento iniziale di 1,65 miliardi di dollari, oltre a possibili milestone legate a sviluppo e vendite fino a un totale di 5,3 miliardi. Profitti e perdite saranno condivisi al 50% nei mercati statunitense ed europeo, mentre Zealand riceverà royalty fino al 18-20% sulle vendite nel resto del mondo. 

Effetti collaterali frequenti

Molti pazienti che assumono i farmaci dimagranti oggi più diffusi interrompono infatti il trattamento a causa di nausea, problemi gastrointestinali o risultati ritenuti insufficienti. Per questo Roche sta investendo su una molecola basata sull’ormone amilina, chiamata petrelintide, che secondo i primi studi potrebbe garantire una perdita di peso significativa con minori effetti indesiderati. La sfida non riguarda soltanto l’efficacia clinica, ma anche la sostenibilità economica. Il costo elevato delle terapie anti-obesità alimenta infatti il dibattito sul ruolo delle casse malati e sul rischio che questi trattamenti restino accessibili solo a una parte della popolazione. Secondo Steensberg, limitare i rimborsi potrebbe però rivelarsi controproducente: trattare l’obesità in modo precoce consentirebbe infatti di ridurre nel lungo periodo i costi legati a diabete, malattie cardiovascolari e altre patologie correlate.

Una scommessa strategica

Per Roche si tratta anche di una scommessa strategica di enorme portata finanziaria. Gli analisti stimano che il mercato globale dei farmaci contro l’obesità potrebbe superare i 100 miliardi di dollari nei prossimi anni. L’accordo con Zealand Pharma, del valore potenziale di oltre 5 miliardi di dollari tra pagamenti iniziali, obiettivi commerciali e royalties, rappresenta uno dei maggiori investimenti recenti del gruppo basilese nel settore metabolico. Teresa Graham, CEO di Roche Pharmaceuticals, aveva già affermato lo scorso anno di essere «entusiasti di collaborare con Zealand Pharma e di sviluppare questa promettente terapia, che speriamo possa offrire alle persone affette da obesità e patologie correlate una nuova opzione di trattamento. Condividiamo la visione di sviluppare la petrelintide come futura terapia di base. Combinando la petrelintide con il nostro portfolio farmaceutico e con la nostra esperienza nella diagnostica delle malattie cardiovascolari e metaboliche, puntiamo a trasformare lo standard di cura e ad avere un impatto positivo sulla vita dei pazienti».

Resta ora da capire se Roche riuscirà davvero a ritagliarsi un ruolo di primo piano in una corsa che vede già competitor molto avanzati sia sul piano scientifico sia su quello commerciale. La battaglia, però, non si giocherà soltanto sulla perdita di peso: al centro ci saranno anche accessibilità, capacità produttiva e sostenibilità dei sistemi sanitari.