Roger de Weck invita la Svizzera a rafforzare i legami con l'UE

L'ex direttore generale della SSR Roger de Weck ritiene che la Svizzera debba rafforzare i propri legami con l'Unione europea (UE) di fronte agli sconvolgimenti geopolitici. In un'intervista pubblicata oggi sul quotidiano Le Temps, difende gli accordi bilaterali e invita i conservatori a opporsi con forza all'estrema destra.
Il giornalista e saggista svizzero, ex caporedattore del settimanale tedesco Die Zeit, terrà martedì 10 novembre a Ginevra una conferenza dal titolo «L'Unione europea, il nostro miglior vicino di sempre», su invito del Movimento Europeo Svizzero. Dall'inizio dell'anno presiede anche la Fondazione Jean Monnet per l'Europa, con sede presso l'Università di Losanna.
«L'UE ha pacificato gran parte dell'Europa», afferma Roger de Weck nell'intervista. Secondo lui, l'Unione europea offre alla Svizzera un mercato immenso, una moneta comune che facilita gli scambi e la libertà di circolazione di cui beneficiano mezzo milione di svizzeri.
Il saggista deplora tuttavia la persistente ostilità di una parte della classe politica svizzera nei confronti di Bruxelles. «Il nostro miglior vicino di sempre, e non smettiamo mai di denigrarlo», si rammarica, ritenendo che questo atteggiamento riduca il margine di manovra di Berna nei negoziati con l'UE.
Si mostra tuttavia ottimista riguardo al futuro dei nuovi accordi bilaterali. «Gli svizzeri e le svizzere sapranno mantenere il buon senso», assicura, ritenendo che sarebbe «masochistico rovinare il rapporto con il nostro principale vicino e mercato di esportazione».
Un'Europa sotto pressione
Roger de Weck ritiene che gli europei si trovino ad affrontare pressioni esterne senza precedenti, in particolare da parte di Cina, Russia e Stati Uniti. «L'Europa non ha mai subito una pressione esterna di questo tipo», sottolinea, invitando i paesi europei, Svizzera compresa, a rafforzare la loro cooperazione.
L'ex direttore della SSR ritiene in particolare che la Confederazione debba contribuire maggiormente alla sicurezza del continente. Critica le difficoltà del Parlamento federale nel potenziare le capacità militari svizzere, denunciando le contraddizioni della destra e della sinistra sulle questioni di difesa.
«Sia la destra che la sinistra sono lacerate. I partiti borghesi hanno due valori: un esercito forte e tasse basse. Ma la maggioranza borghese preferisce un esercito debole a un aumento delle tasse. A sinistra, non si può essere allo stesso tempo pacifisti e antifascisti. Bisogna scegliere. Il più grande fascista d'Europa è Vladimir Putin. I pacifisti non lo impressionano».
Per lui, il futuro del continente dipende dalla sua capacità di affermare la propria sovranità di fronte alle grandi potenze e ai giganti del digitale. «Oggi è in gioco il destino dei nostri figli e dei nostri nipoti», avverte, ritenendo essenziale che la Svizzera contribuisca all'indipendenza europea.
I conservatori di fronte all'estrema destra
Nel suo nuovo saggio politico, «Glanz und Elend der Konservativen» («Splendori e miserie dei conservatori»), pubblicato dalla casa editrice Suhrkamp, Roger de Weck sostiene che i conservatori moderati costituiscano il principale baluardo contro l'estrema destra. Secondo lui, sono loro a trovarsi nella posizione migliore per riconquistare una parte del suo elettorato.
È particolarmente preoccupato per l'ascesa dell'AfD in Germania e per la crisi di identità della democrazia cristiana tedesca. La CDU, a suo avviso, non ha più un grande progetto politico in grado di mobilitare gli elettori, a differenza dei movimenti populisti che offrono una narrativa e un senso di appartenenza.
Il saggista mette inoltre in guardia i partiti tradizionali dalla tentazione di imitare le formazioni radicali, in particolare in materia di immigrazione. «Non appena il centro-destra imita l'estrema destra e le sue politiche migratorie, si indebolisce», afferma.
Roger de Weck traccia infine un parallelo tra l'evoluzione dell'UDC in Svizzera e quella del Partito Repubblicano americano. «(...) Vedo l'evoluzione dell'UDC come quella dei repubblicani negli Stati Uniti: un partito tradizionale, conservatore e borghese che si è radicalizzato nel corso degli ultimi quarant'anni, ma che ha mantenuto il sostegno di una parte degli ambienti economici. Fino a poco tempo fa, i dirigenti dell'UDC non nascondevano le loro affinità con il trumpismo. Da poco, invece, mantengono il silenzio, cosa che non è proprio nelle loro abitudini».