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Scontri di Halloween a Zurigo: chi c'è dietro e perché

Notte di Halloween nel Kreis 4: per il criminologo Baier è violenza pianificata contro la polizia, per Ajil c'è una matrice politica – Che cosa è successo
©CHRISTIAN BEUTLER
Red. Online
01.11.2026 20:00

Cassonetti in fiamme, una Tesla carbonizzata, agenti presi di mira con pietre, bottiglie e petardi. All'indomani della notte di Halloween nel Kreis 4 di Zurigo, la domanda è una soltanto: perché? Che cosa ha spinto diverse centinaia di persone, molte mascherate, a trasformare una manifestazione non autorizzata in una notte di scontri con la polizia? Interpellati da «20 Minuten», due criminologi svizzeri danno risposte molto diverse. Per Dirk Baier, esperto di violenza giovanile, si è trattato di violenza cercata per il gusto di farlo, senza alcun contenuto politico. Per Ahmed Ajil, dell'Università di Lucerna, quel contenuto invece c'è. Entrambi concordano però su un punto: Zurigo non è la Francia.

«Volevano solo fare a botte con la polizia»

Baier non ha dubbi. «Qui si trattava unicamente di creare disordini e di cercare lo scontro con la polizia», afferma. Il criminologo invita però a non fare di tutta l'erba un fascio. A suo dire la manifestazione era rimasta pacifica fino a sera e molti giovani avevano espresso le loro posizioni senza violenza. «Prendersela in blocco con i giovani è quindi fuori luogo».

L'escalation, secondo Baier, è stata pianificata da una piccola parte dei partecipanti e non ha nulla a che vedere con rivendicazioni politiche. Lui la chiama «Erlebnisgewalt», violenza come esperienza, ricercata per l'emozione che procura. A Zurigo, spiega, esistono ambienti in cui l'estrema sinistra e alcune frange del tifo calcistico si sovrappongono. Sono gruppi che sfruttano occasioni come questa per cercare lo scontro e che riescono a mobilitare abbastanza persone.

Danni materiali come risposta alla «violenza strutturale»

Ahmed Ajil, professore assistente di scienze comportamentali, criminologia e studi sulla sicurezza all'Università di Lucerna, vede le cose diversamente. Dietro i disordini, sostiene, c'è una componente politica. I gruppi di estrema sinistra considerano i danneggiamenti una risposta a quella che definiscono «violenza strutturale»: le forniture di materiale bellico, la povertà, l'emarginazione. Questo, precisa Ajil, non significa che quella violenza sia giustificabile.

Il ricercatore richiama l'incendio che nella notte fra mercoledì e giovedì ha distrutto la sede del produttore d'armi B&T a Thun. Secondo la polizia cantonale bernese, l'ipotesi principale è quella dolosa. Sul web circola un presunto video di rivendicazione attribuito agli ambienti dell'estrema sinistra. Secondo la stampa svizzero-tedesca, il video collega l'attacco al lanciagranate a proiettili di gomma prodotto a Thun e usato dalle forze dell'ordine francesi. L'autenticità del filmato, però, non è stata confermata e le indagini sono in corso.

Anche Ajil, del resto, non esclude la ricerca del brivido. «Non va sottovalutato che in ogni mobilitazione politica c'è sempre anche una componente di ricerca del brivido», osserva. Lo scontro con la polizia può dare ad alcuni partecipanti una scarica di adrenalina che ha poco a che fare con le rivendicazioni. «L'attivismo ad alto rischio ha quasi sempre qualcosa di legittimo e qualcosa di "figo"». Ajil mette però in guardia dal romanticizzare la violenza. I danneggiamenti, ricorda, colpiscono per lo più persone che non hanno nulla a che fare con le strutture criticate, e possono anche metterne in pericolo l'incolumità.

Non è la Francia

Sul confronto con la Francia, dove nelle ultime settimane si sono susseguite proteste giovanili violente, i due esperti la pensano allo stesso modo. «Il livello di violenza a Zurigo è comunque un altro», sottolinea Baier. I danni materiali sono stati ingenti e ci sono state aggressioni agli agenti, ma diversamente dalla Francia non si è vista una folla che saccheggiava i negozi. La violenza, aggiunge, non è partita da giovani emarginati o discriminati. «A Zurigo non c'è stata un'esplosione spontanea di violenza, ma uno scontro pianificato, in particolare con la polizia».

Anche per Ajil in Svizzera il terreno è meno fertile per i gruppi di estrema sinistra. «Il sistema scolastico funziona bene, c'è meno frustrazione a livello locale e non ci sono nemmeno le stesse masse di persone».

«Servono conseguenze, non conseguenze più dure»

E adesso? Baier comprende la rabbia di molti cittadini. «Mi è del tutto chiaro che, dopo una notte simile e immagini del genere, le persone oneste provino rabbia e vogliano che lo Stato intervenga con fermezza». Ma non servono nuove misure repressive. «Non servono conseguenze più dure, servono conseguenze e basta». I responsabili vanno identificati, e le immagini non mancano. Baier confida nel funzionamento dello Stato di diritto.

Per ora le persone fermate sono due. La polizia cantonale zurighese ha arrestato due svizzeri di 19 e 21 anni, sorpresi mentre presumibilmente raccoglievano oggetti in un cantiere da lanciare contro gli agenti. La polizia della città ha aperto un'inchiesta. Intanto la notte di Halloween è già diventata un caso politico. Le sezioni giovanili zurighesi di PLR e UDC chiedono ai partiti di sinistra di prendere le distanze, mentre il Partito socialista cittadino ha condannato i disordini «con la massima fermezza».

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