Scoprirsi vulnerabili in Rete

Era il 2 agosto. «Liechtenstein: rubati dati di 31.000 società». Passano due giorni, si arriva al 4 agosto. «Ciberattacco a Ufficio informatica, 200 account compromessi». E siamo a mercoledì, 5 agosto: «Attacco hacker ai server SharePoint dei Grigioni». Titoli di agenzie e testate online relativi a tre fatti distinti, eppure in qualche modo collegati. Sì, perché non possiamo vivere questa catena di eventi come casuale. Potrebbe esserlo, ma fatichiamo a mollare il punto e a non vedere, dietro tutto questo, un fil rouge, una spiegazione unica, perlomeno, che possa aiutarci a leggere la realtà.
Il difetto nascosto
Facendo un piccolo passo indietro, di qualche giorno appena – fino alla metà di luglio –, ritroviamo l’annuncio di Microsoft relativo alle vulnerabilità riscontrate nell’applicazione SharePoint, ampiamente utilizzata per l’archiviazione e la condivisione di file, di dati quindi. In parole molto povere, i criminali informatici hanno trovato una sorta di porta sul retro lasciata aperta nel programma e l’hanno usata per raggiungere il cuore digitale di varie aziende e enti pubblici. Sì, hanno sfruttato un difetto segreto del software (chiamato in gergo «zero-day») per entrare nei server senza avere una password, disponendo dei dati trovati a loro piacimento. Il sistema SharePoint – di cui fanno uso numerose amministrazioni pubbliche – contiene dunque delle pericolose falle. A metà luglio, Microsoft ha però rilasciato una «patch» di sicurezza capace di arginare l’emergenza.
Che cosa fa il Cantone?
Nell’Amministrazione cantonale, durante l’attacco a SharePoint, non si sono fortunatamente verificati furti di dati. Ce lo confermano Luca Filippini – segretario generale del Dipartimento delle istituzioni e membro del gruppo Cybersicuro – e Silvano Petrini – direttore del Centro Sistemi Informativi (CSI) –. «L’Amministrazione cantonale ticinese utilizza SharePoint», spiegano. «Al momento degli attacchi, in seguito all’avviso ricevuto dal Centro Nazionale per la Cybersicurezza (NCSC), gli aggiornamenti erano in corso». In questo senso, la reazione del Centro Nazionale è stata immediata, sottolineano i due esperti. E ciò, probabilmente, ha evitato danni peggiori durante l’attacco su vasta scala a SharePoint. Pur non commentando, per motivi di sicurezza, le procedure e i tipi di difesa in dotazione al Cantone, Filippini e Petrini chiariscono che, ad ogni modo, «l’Amministrazione non ha server o applicativi SharePoint “esposti” direttamente su Internet», e di conseguenza «la falla nella sicurezza di questi sistemi non era quindi attaccabile dall’esterno». Tuttavia, molti piccoli Comuni ticinesi gestiscono autonomamente la propria sicurezza informatica. Sono in grado di reagire a minacce di questo tipo o esiste un problema strutturale di risorse? «I Comuni ticinesi fanno principalmente affidamento su sistemi gestiti da terzi, per cui il loro impegno deve essere principalmente quello di istruire i propri collaboratori a un uso corretto dei sistemi e a una costante vigilanza per evitare di cadere nei tranelli del phishing o minacce simili», osservano i nostri interlocutori. «Come gruppo Cybersicuro abbiamo organizzato vari eventi per gli enti locali, recentemente un Webinar su come gestire al meglio la formazione degli utenti nel campo della prevenzione». E anche il Cantone, evidentemente, segue da vicino l’evoluzione delle minacce cibernetiche ed è in «contatto regolare con il Centro Nazionale e gli altri Cantoni per rispondere alle nuove minacce e condividere esperienze e buone pratiche».
Il ruolo dell’IA
Anche l’Ufficio federale per la cibersicurezza, in prima linea per gestire minacce di questo tipo, ci fornisce qualche spiegazione in più. Con la premessa, però, che allo stato attuale delle indagini non è possibile stabilire se i tre attacchi in rapida successione in Svizzera e Liechtenstein siano in qualche modo collegati. Ad ogni modo, in linea generale, «le ciberminacce stanno diventando sempre più dinamiche. Grazie al crescente impiego dell’intelligenza artificiale, gli autori degli attacchi possono agire in modo più rapido, su scala più ampia e con maggiore complessità. Allo stesso tempo, però, l’intelligenza artificiale assumerà un ruolo sempre più importante nella difesa delle infrastrutture informatiche. Il ciberspazio diventerà ancora più dinamico e in continua evoluzione». Come dimostra, appunto, l’intrusione in SharePoint. In questo senso, l’Ufficio federale per la cibersicurezza, in collaborazione con l’Ufficio dell’informatica, ha svolto un ruolo attivo durante i recenti attacchi, condividendo con i gestori delle infrastrutture critiche «gli indicatori tecnici relativi all’attacco informatico, consentendo loro di individuare e respingere ciberattacchi di natura simile».
