Scuole elementari e medie più vuote, Università sempre più affollate

Scuole che si svuotano. Università che si affollano. Lo scenario a breve (2026-2035) della formazione in Svizzera è stato fotografato, con una certa nettezza, dall’Ufficio federale di Statistica (UST), che oggi ha diffuso le cifre aggiornate delle proprie indagini. «Il numero di studenti delle scuole universitarie elvetiche dovrebbe continuare ad aumentare (+21% tra il 2026 e il 2035) e superare le 300.000 unità tra iscritti ai bachelor e ai master». Un aumento, spiegano i ricercatori dell’UST, «dovuto in particolare alla crescita demografica e all’incremento del numero di studenti provenienti dall’estero».
Nello stesso tempo, a causa del calo progressivo (e, per ora, apparentemente inarrestabile) delle nascite, «il numero di allievi del livello elementare dovrebbe diminuire in modo marcato a partire dal 2029 (-8% tra il 2026 e il 2035), quello del corpo studentesco del livello secondario I, invece, a partire dal 2034».
Gli studenti dei licei, delle scuole di commercio e degli apprendistati, infine, dovrebbero anch’essi crescere, almeno fino al 2035. Dopo, inevitabilmente, inizieranno a sentire gli effetti di una natalità insufficiente a garantire un ricambio equilibrato.
Dinamiche conosciute
Le dinamiche indicate e descritte dall’UST non sono una novità assoluta. In Ticino, il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) segue da tempo, e in maniera costante, l’evoluzione demografica complessiva della popolazione scolastica (studenti e insegnanti). Alla fine del 2024, la direttrice del DECS Marina Carobbio Guscetti ha istituito l’Osservatorio docenti, organismo che monitora costantemente le dinamiche demografiche e le implicazioni che queste comportano per il sistema scolastico. «L’Osservatorio - spiega il DECS in una nota inviata al Corriere del Ticino - analizza i numeri provenienti da indagini puntuali, banche dati amministrative, statistiche federali e cantonali con l’obiettivo di identificare tendenze, criticità e opportunità, offrendo un quadro chiaro e aggiornato sia sull’evoluzione demografica di allieve e allievi, sia sul fabbisogno di personale docente».
Il rapporto 2026, che - spiega ancora il DECS - proporrà «un’analisi approfondita degli elementi che concorrono alla definizione dei fabbisogni futuri in Ticino», sarà pubblicato entro la fine dell’autunno.
Ritmi sostenuti di crescita
In ogni caso, la realtà è chiara. Così come le tendenze. «Tra il 2005 e il 2025 - si legge ancora nel rapporto dell’UST - il numero di studenti di università e politecnici (UNI), delle scuole universitarie professionali (SUP) e delle alte scuole pedagogiche (ASP) è aumentato notevolmente: +79%, passando da 137.000 unità nel 2005 a 246.000 nel 2025 tra bachelor e master».
Nei prossimi anni, tale aumento dovrebbe proseguire a un ritmo sostenuto, fino a raggiungere i 305.000 studenti nel 2035 (+21% rispetto al 2026). Tra i fattori che concorrono a determinare una simile previsione ci sono «la crescita demografica (stimata al +6%) e l’aumento del numero di nuovi iscritti provenienti dall’estero (+19% a livello di bachelor e +37% a livello di master)».
Tutti e tre i tipi di scuole universitarie, aggiunge l’UST nella sua ricerca, «dovrebbero registrare crescite simili: UNI +21%, SUP +19% e ASP +23%».
Progetti da sbloccare
Anche in questo caso, il Ticino sembra essere pronto ad affrontare il cambiamento. In una nota inviata al CdT, la SUPSI spiega di aver «integrato» tali aspetti nei propri orientamenti strategici 2025-2035.
«Già oggi, e non solo rispetto all’evoluzione presentata dall’UST, è inevitabile anzitutto riflettere sugli spazi a disposizione - si legge ancora nella nota - Alcuni progetti, a differenti gradi di maturazione, sono oggetto di analisi o progettazione nei principali centri urbani del Cantone. Come noto alcuni di essi hanno accumulato anni di ritardo a causa di ricorsi e auspichiamo che si sblocchino in tempi ragionevoli. Un aumento delle immatricolazioni implicherà inoltre un potenziamento del corpo accademico e dunque la capacità di attrarre talenti».
Non da ultimo, aggiunge la SUPSI, «dobbiamo considerare che gli studenti di domani avranno esigenze diverse rispetto a quelli di oggi. Basti pensare agli impatti ancora da definire dell’intelligenza artificiale. La formazione dovrà dunque evolvere di pari passo a questi bisogni e a quelli del mercato del lavoro».
Crescita rilevante per le finanze
Gabriele Balbi, prorettore per la formazione dell’Università della Svizzera italiana di Lugano (USI), commenta per il CdT le proiezioni dell’UST. Esse, dice Balbi, «confermano una tendenza con cui il nostro ateneo si confronta già da tempo. Negli ultimi anni, infatti, l’USI ha registrato un aumento significativo del numero di studenti, accompagnando questa evoluzione con misure volte a garantire la qualità della formazione e la sostenibilità della propria offerta accademica. Tra queste figura l’introduzione di limitazioni al numero di posti disponibili in alcuni programmi di studio, attraverso procedure di ammissione più selettive, in particolare nei percorsi caratterizzati da una forte domanda».
La crescita della popolazione studentesca, dice ancora Gabriele Balbi, ha in ogni caso «una particolare rilevanza sul piano finanziario: l’USI è, infatti, l’università svizzera che presenta la maggiore dipendenza dalle tasse studentesche, le cui entrate contribuiscono ad attenuare gli effetti delle misure di contenimento della spesa adottate a livello cantonale e federale».
In futuro, l’Università luganese intende comunque «continuare a gestire questa crescita in modo equilibrato e mirato, valutando attentamente l’evoluzione delle iscrizioni e adottando, laddove necessario, misure per conciliare l’accessibilità agli studi, la qualità dell’insegnamento e la sostenibilità finanziaria. L’obiettivo rimane consolidare lo sviluppo dell’ateneo, preservando gli elevati standard formativi e scientifici che ne caratterizzano l’attività», conclude Gabriele Balbi.
