La testimonianza

«Se avessi saputo che era la nostra ultima conversazione, le avrei detto tante cose»

Tra le vittime di Crans-Montana c'è Caroline, figlia 24.enne del municipale di Sierre Joël Rey – «Quella notte sono stato avvisato dal capo dei Pompieri, mai avrei pensato a tutto questo»
© KEYSTONE/Jean-Christophe Bott
Red. Online
05.01.2026 15:03

Caroline è stata tra le prime otto vittime di Crans-Montana a essere identificate, sabato 3 gennaio. Una «cittadina svizzera di 24 anni». Il padre, Joël Rey, intervistato da Le Nouvelliste, ha raccontato quelle ore di apprensione, fino alla tragica conferma.

Joël Rey è municipale a Sierre, responsabile della sicurezza. La notte di Capodanno il suo telefono ha squillato alle 2.15: il capo dei Pompieri gli comunicava che «era successo qualcosa di grave a Crans-Montana». Rey ha avvisato il Consiglio comunale ed è tornato a dormire. A Natale, seduti tutti allo stesso tavolo, aveva saputo che suo figlio avrebbe festeggiato il 18. compleanno in Val d'Anniviers, una delle figlie sarebbe rimasta a casa e l'altra non aveva ancora deciso. Ma «non essendo una che ama andare a ballare», pensava che stesse passando la serata in un vicino bar.

Il risveglio, la mattina, è stato traumatico per Joël Rey. Così come per il resto del Paese. «Solo in quel momento abbiamo veramente compreso l'orrore. Una quarantina di morti, un centinaio di feriti, forse di più».

Una brutta sensazione e una chiamata senza risposta

Non c'era motivo per cui i suoi figli fossero coinvolti nella tragedia, ma Joël Rey aveva bisogno di rassicurazioni. Ha mandato un messaggio nel gruppo WhatsApp di famiglia. L'unica a non rispondere è stata Caroline. «Avevo un brutto presentimento», ha raccontato a Le Nouvelliste. Prova a telefonare, e il telefono squilla, un suono che in parte lo rassicura. Ma quella sensazione di sollievo dura pochissimo: la sorella gemella di Caroline manda uno screenshot di Instagram. È un avviso di scomparsa: nella foto ci sono Caroline e due amici.

«Poi tutto si svolge in rapida successione: la chiamata alla Helpline, la visita al centro informazioni di Crans-Montana dove devono descrivere la potenziale vittima e fornire il suo DNA, il tutto circondato da famiglie in ansia. Quindi, l'attesa infinita».

«Razionalmente lo sapevamo»

Sabato mattina, i genitori di un'amica di Caroline hanno detto a Joël Rey che la loro figlia non era sopravvissuta. «L'ansia era già enorme, ma ora si intensificava. Mi sono detto: ora, qualunque sia l'esito, devo saperlo». È stata proprio quella sensazione di impotenza la cosa più terribile.

Alle 11.14 suona il telefono. «Sai, certi momenti rimangono impressi nella memoria», confessa alla giornalista. La Polizia voleva parlargli. Non per telefono, ma di persona. Gli agenti hanno impiegato 45 minuti per raggiungere Sierre da Crans-Montana. Poi hanno bussato alla porta con la più terribile delle notizie: sua figlia Caroline è morta. «In un certo senso, razionalmente, lo sapevamo. Ma la mente non collabora. Non è pronta».

«Perché proprio lei?»

Il suo mondo è crollato. Joël Rey ha poi scritto un post su Facebook per informare i suoi cari e rendere omaggio alla figlia. «Un genitore non dovrebbe mai perdere un figlio. Soprattutto perché a 24 anni hai ancora tutta la vita davanti».

La famiglia Rey è stata inondata da messaggi di cordoglio e di vicinanza. E ha ricevuto sostegno psicologico. Gli specialisti lo avevano avvertito: c'è una domanda che si sarebbe posto mille volte, senza mai trovare risposta: «Perché lei? Non era mai andata al Constellation». Ma la tragedia è immane e non tocca solo la sua famiglia. Le vittime sono 40, 119 i feriti.

Più volte, durante l'intervista, Joël Rey ha lanciato un'occhiata alla sedia vuota alla sua destra, dove Caroline si era seduta durante la cena di Natale. «Se avessi immaginato anche solo per un secondo che quella sarebbe stata l'ultima volta che l'avrei vista, le avrei detto molte cose».

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