«Se ci fossero state solo vittime svizzere, avremmo preso le stesse decisioni»

«Momento di raccoglimento per le persone colpite dalla tragedia di Crans-Montana». Il prossimo lunedì, la sessione delle Camere federali si aprirà con un pensiero alle 41 vittime e ai 115 feriti, molti dei quali giovanissimi, dell’incendio di Capodanno al bar Le Constellation. Già mercoledì 4 marzo, però, il Consiglio degli Stati sarà chiamato a dare il via libera agli aiuti promessi dal Consiglio federale. Poi toccherà al Nazionale.
Oggi, in conferenza stampa, il presidente della Confederazione Guy Parmelin e il «ministro» della Giustizia Beat Jans hanno presentato il «contributo di solidarietà» del Governo: 50 mila franchi per ogni persona deceduta oppure ospedalizzata in seguito al rogo. In totale, «alla luce della situazione straordinaria», si tratta di 7,8 milioni di franchi. È la prima volta che Berna concede pagamenti diretti alle vittime di un incendio.
Un aiuto diretto, immediato e che va ad aggiungersi ai 10 mila franchi stanziati a metà gennaio dal Canton Vallese a ognuna delle 156 vittime. L’obiettivo è che entro la fine della sessione parlamentare -i deputati saranno chiamati a votare anche sulla clausola d’urgenza giovedì 19 marzo - Berna dia luce verde allo stanziamento di questi 7,8 milioni di franchi. In che modo? «L’importo globale del contributo di solidarietà andrà al Cantone del Vallese, che provvederà a versare i 50 mila franchi alle vittime o i loro congiunti», spiega l’Esecutivo, ricordando che le autorità vallesane dispongono già dei dati necessari al versamento del contributo.
«Non lasciamo solo nessuno»
«Non lasciamo solo nessuno. Né le vittime, né le loro famiglie, in Svizzera o all’estero. Con un contributo di 50 mila franchi, il Consiglio federale intende dimostrare la propria solidarietà di fronte al dolore». Beat Jans ha voluto ripetere questo passaggio anche in italiano e in inglese.
Questo aiuto finanziario immediato è anche «un contributo in segno di solidarietà della società e di cordoglio dello Stato», si legge nel messaggio trasmesso al Parlamento, in cui viene sottolineato che il rogo di Crans-Montana ha pesantissime conseguenze per le vittime e i loro congiunti: oltre ad aver perso una persona cara o aver subito gravi danni alla salute, molti rischiano di trovarsi in serie difficoltà finanziarie, ad esempio a causa di costi di sepoltura, perdite di guadagno, obblighi di assistenza supplementari o spese di assistenza psicologica. Gli strumenti esistenti nel diritto delle assicurazioni sociali o dell’aiuto alle vittime possono compensare solo parte di questi oneri, e spesso solo in un secondo momento.
In ogni caso, questo contributo da 50 mila franchi «non serve a coprire i danni non assicurati o scoperti e non subentra né alle pretese di responsabilità civile né alle prestazioni delle assicurazioni sociali o dell’aiuto alle vittime», ricorda il Governo.
La giustizia davanti alla politica
«Si tratta di un aiuto rapido e senza vincoli burocratici alle persone colpite», ha aggiunto il consigliere federale, sottolineando come il Consiglio federale condivida il desiderio di verità e giustizia espresso dalle vittime. «Vogliamo sapere cosa sia davvero successo. Ma vogliamo anche che la giustizia possa fare il suo corso indipendentemente dalla politica».
Incalzato dai giornalisti sulle pressioni ricevute dall’estero (in particolare dall’Italia), Beat Jans ha invece tenuto a precisare che «se ci fossero state solo vittime svizzere, avremmo preso le stesse decisioni».
Reazioni positive
Il contributo di solidarietà, tuttavia, dalla prossima settimana dovrà ancora superare lo scoglio del Parlamento e non sono da escludere resistenze.
Alcuni avvocati delle vittime, sentiti dalla Tribune de Genève, hanno accolto favorevolmente le notizie in arrivo da Berna, sottolineando che si tratta di un «primo gesto». Le esigenze di molte persone ustionate (che potrebbero rimanere con disabilità permanenti) sul lungo periodo saranno sicuramente superiori a quanto proposto da Berna.
Tavola rotonda
Sul tavolo, infatti, c’è di più. Il Consiglio federale ieri ha proposto di istituire una tavola rotonda diretta e finanziata dalla Confederazione per aiutare le vittime e i loro familiari. le assicurazioni e altre persone chiamate a versare prestazioni nonché le autorità coinvolte, a trovare soluzioni extragiudiziali evitando lunghi procedimenti giudiziari accompagnati da molte incertezze, ha rilevato Jans.
Questa «piattaforma di coordinamento» (la cui partecipazione è a titolo volontario) non avrà però competenze decisionali o risarcitorie. Permetterà però di agevolare il dialogo. In situazioni analoghe, secondo il Governo, una tavola rotonda ha già dato buoni risultati, contribuendo a soluzioni sostenibili evitando lunghi contenziosi in giudizio. Dopo l’attentato di Luxor, ad esempio, il dialogo mediato dalla Confederazione tra le vittime, i Cantoni e gli assicuratori è sfociato nell’istituzione di un fondo di solidarietà alimentato dalle agenzie di viaggio e i loro assicuratori.
«La legge incoraggia in particolar modo gli accordi stragiudiziali, al fine di evitare per quanto possibile procedimenti giudiziari lunghi e gravosi per tutte le parti coinvolte, sgravando al contempo la giustizia, anche e soprattutto con riguardo per chi risiede all’estero».
35 milioni sul piatto
Oltre ai 7,8 milioni messi sul piatto dal Consiglio federale per le vittime come contributo di solidarietà (50 mila franchi a ognuna delle 156 vittime), la nuova legge federale prevede inoltre che il Governo possa contribuire con un massimo di 20 milioni di franchi a eventuali soluzioni extragiudiziali. Inoltre, per solidarietà verso i Cantoni interessati date le conseguenze straordinarie dell’evento, l’Esecutivo propone che la Confederazione partecipi alle spese straordinarie con 8,5 milioni di franchi, possibilità già prevista dalla legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati (LAV) e quindi non specificata nella nuova legge. In totale, per il momento, Berna metterà a disposizione circa 35 milioni di franchi.
«Notevoli incertezze»
Prima di dare il via libera al «contributo di solidarietà» da 50 mila franchi, il Governo ha esplorato anche altre possibili strade da intraprendere per sostenere le vittime e i familiari di chi è stato colpito dal dramma di Crans-Montana. Tuttavia, come indica lo stesso Governo nel messaggio al Parlamento, «le alternative sono state esaminate e respinte».
La prima opzione era l’istituzione di un fondo della Confederazione per i casi di rigore. Lo scorso giugno, a seguito della frana che ha sepolto il villaggio di Blatten, in Vallese, la Confederazione aveva concesso per la prima volta un aiuto diretto incondizionato (pari a 5 milioni di franchi) per una catastrofe naturale nell’ambito di una legge d’urgenza. Anche in quel caso, il Governo lo aveva definito un «contributo di solidarietà».
Tuttavia, secondo il Consiglio federale, per il dramma di Crans-Montana ciò è «impegnativo in termini giuridici e organizzativi. Un tale fondo potrebbe essere operativo solo a medio o lungo termine, inficiando l’intento di un aiuto rapido e non burocratico a favore di tutte le vittime».
Scartata anche l’idea di stanziare un contributo alla fondazione del Cantone del Vallese: la fondazione (dal nome Beloved e che sarà presieduta dall’ex consigliera federale Doris Leuthard) «è ancora in fase di progettazione, non esplica effetti tempestivi e persegue uno scopo esclusivamente umanitario, per cui difetta proprio nell’intento fondamentale per la Confederazione, ossia permettere o facilitare accordi e transazioni stragiudiziali».
Al momento, aggiunge il Consiglio federale, «sussistono inoltre notevoli incertezze in merito al ruolo, al margine operativo e ai limiti di una tale fondazione». Stando al Canton Vallese, il patrimonio della fondazione sarà costituito da donazioni pubbliche, di privati o di altri organismi.
Dal momento che le autorità vallesane hanno preso la decisione di creare la fondazione, Berna ha deciso dal canto suo di non voler fare una cosa simile. «Poiché la fondazione cantonale è già cosa decisa, non pare opportuno che la Confederazione, il Cantone del Vallese e il Comune di Crans-Montana istituiscano una fondazione comune»
