Ambiente

Se gli alberi in Europa muoiono sempre di più

Negli ultimi vent'anni, lo stato dei boschi europei, in diverse regioni, è peggiore rispetto agli anni '80, periodo in cui le foreste venivano danneggiate gravemente dall'inquinamento atmosferico – Uno studio del Laboratoire des Sciences du Climat et de l’Environnement (Francia) e del WSL fa luce sul fenomeno
© Christian Piedallu / WSL
Red. Online
08.07.2026 16:31

Alberi spezzati dopo una forte tempesta, faggi con foglie marroni in estate, abeti rossi che si seccano dopo infestazioni da bostrico. In Europa, da circa vent'anni, un numero sempre più alto di alberi muore prematuramente. L'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL descrive una situazione sempre più allarmante. In diverse regioni europee lo stato dei boschi, oggi, è addirittura peggiore rispetto agli anni '80, periodo nel quale in alcune zone l'inquinamento atmosferico danneggiava gravemente gli alberi. 

A conferma di questi dati ci sono le analisi condotte da un team internazionale, sotto la direzione congiunta del Laboratoire des Sciences du Climat et de l’Environnement (Francia) e del WSL. Il gruppo ha infatti esaminato più da vicino i dati dell'inventario forestale francese dal 2015 al 2023. L'obiettivo? Scoprire se fosse possibile individuare all'interno della foresta degli schemi relativi alle cause della moria di alberi.

Alberi morti in un bosco misto di faggi e abeti bianchi nella valle della Doller, nei Vosgi (Francia). © Christian Piedallu
Alberi morti in un bosco misto di faggi e abeti bianchi nella valle della Doller, nei Vosgi (Francia). © Christian Piedallu

L'inventario forestale francese, come sottolinea il WSL, si è dimostrato un ottimo caso di studio: comprende, infatti, dati relativi a 500.000 alberi di 52 specie e in Francia sono presenti quasi tutte le condizioni geografiche e climatiche riscontrabili in Europa, dal clima mediterraneo a quello alpino. Grazie a una combinazione di diversi modelli computerizzati e all’apprendimento automatico, i dati raccolti hanno potuto dimostrare che, oltre alle dimensioni degli alberi e ai rapporti di concorrenza, sono stati soprattutto gli scostamenti dal consueto clima stagionale a innescare la moria degli alberi in Francia. Ma ci sono state anche sorprese (negative): dalla ricerca è emerso che anche le condizioni ideali per la crescita – come primavere calde e umide – aumentano il rischio di morte degli alberi. 

In altre parole, anche le condizioni favorevoli possono avere effetti nocivi. Secondo lo studio, le vittime principali di questo fenomeno sono le specie arboree che raggiungono grandi altezze, come l'abete bianco. Il team di ricerca ipotizza che in queste primavere gli alberi crescano più del solito. E questo può causare alcuni problemi. «Questo crescita aumenta il loro fabbisogno idrico e li rende più vulnerabili non appena subentra la siccità. Allo stesso tempo, in questo modo consumano più acqua del suolo già nei primi mesi dell’anno. Se poi segue un’estate secca, le riserve d’acqua nel suolo sono già ridotte e gli alberi subiscono più rapidamente lo stress idrico», osserva Pascal Schneider, dottorando del WSL e primo autore dello studio pubblicato su Nature Communications. Di più, le primavere umide potrebbero favorire anche agenti patogeni come i funghi, che indeboliscono ulteriormente gli alberi. 

Un gruppo di abeti bianchi morti nella valle della Doller, nei Vosgi (Francia). © Christian Piedallu
Un gruppo di abeti bianchi morti nella valle della Doller, nei Vosgi (Francia). © Christian Piedallu

Con il loro approccio combinato, Schneider e il suo team hanno addestrato diversi modelli con differenti sottoinsiemi di dati dell’inventario forestale. Di conseguenza, hanno potuto esaminare in maniera mirata come gli scostamenti stagionali dal clima abituale influenzano la mortalità degli alberi. «I nostri risultati mostrano che non è semplicemente la singola “estate siccitosa” a causare problemi agli alberi. A seconda della specie arborea, una carenza idrica che si inasprisce lentamente può avere un impatto maggiore di una siccità breve e intensa, o viceversa», osserva Schneider. 

Non è solo la siccità estiva a mettere a dura prova gli alberi. Anche gli inverni insolitamente miti possono essere problematici, perché con temperature più elevate nella stagione fredda i parassiti sopravvivono meglio. Le primavere calde possono aumentare ulteriormente il rischio perché promuovono la gemmazione anticipata, esponendo così maggiormente le giovani foglie alle gelate tardive. Gli alberi, dunque, muoiono in seguito a una combinazione di scostamenti dal clima abituale e non solo a causa di singoli eventi estremi. 

Ripresa tramite drone del bosco di Finges nei pressi dell’Illgraben, nel Vallese. Si riconoscono larici, abeti rossi e pini silvestri. © Jan Ziegler, WSL
Ripresa tramite drone del bosco di Finges nei pressi dell’Illgraben, nel Vallese. Si riconoscono larici, abeti rossi e pini silvestri. © Jan Ziegler, WSL

Meno acqua, meno alberi

Per la pratica forestale questo significa che per le future operazioni di piantagione andranno considerati maggiorente alberi più resistenti alla siccità, sia attingendo a popolazioni già utilizzate sia scegliendo nuove specie arboree. Serviranno, però, ulteriori passi. Gli operatori forestali, come sottolinea Schneider, dovranno infatti essere consapevoli che in futuro, in generale, i boschi avranno meno acqua a disposizione durante l'estate. Per questo motivo, i grandi alberi che ne consumano molta dovranno essere rimossi in anticipo, per permettere agli esemplari rimanenti di ricevere ancora acqua a sufficienza. 

Ma non finisce qui. Anche il diradamento del popolamento arboreo giocherà un ruolo importante, in particolare dopo condizioni in realtà favorevoli alla crescita. In questo modo si potrebbe garantire agli alberi rimanenti una quantità sufficiente di un bene scarso come l’acqua.