L'intervista

«Se il volume di lettere è in calo, un aumento dei prezzi è inevitabile»

A colloquio con il direttore generale della Posta, Pascal Grieder: «Se ci fermiamo, è come stare su un tapis roulant: si finisce per andare all’indietro»
© La Posta Svizzera SA
Luca Faranda
11.07.2026 06:00

Da novembre dello scorso anno, le redini della Posta sono nelle mani di Pascal Grieder. Dopo i sei anni di conduzione da parte di Roberto Cirillo, il ruolo di CEO è passato al manager basilese. Per il 49.enne, il gigante giallo si trova di fronte a varie sfide.

Signor Grieder, la vicenda del postino licenziato nella Svizzera romanda perché portava i pacchi fino al piano, probabilmente, non ha aiutato a migliorare l’immagine della Posta. Il profitto va messo davanti al servizio?
«Assolutamente no. Per noi al centro ci sono sempre i clienti. Questa è la nostra priorità. Misuriamo regolarmente la soddisfazione dei clienti tramite sondaggi periodici. Il dato è rimasto costante negli ultimi anni, con valori relativamente alti. Nel complesso siamo soddisfatti dei riscontri. A livello internazionale veniamo inoltre indicati con regolarità come la migliore Posta al mondo. Non vediamo alcuna inversione di tendenza».

Molte persone, in particolare gli anziani che vivono nelle zone periferiche, sono ancora legate all’immagine del postino che si ferma a chiacchierare. È un’immagine ormai superata della Posta?
«Non credo che sia un’immagine superata. La Posta è il sale nella ricetta del successo della Svizzera. Ogni giorno tocchiamo un po’ la vita di tutti gli abitanti di questo Paese e rendiamo la quotidianità di ognuno un po’ migliore. Ne siamo orgogliosi. Era così dieci anni fa, era così vent’anni fa, e lavoriamo duramente perché resti così anche in futuro. Vogliamo restare rilevanti, ma per farlo dobbiamo adattarci di continuo. Non possiamo stare fermi. Se ci fermiamo, è come stare su un tapis roulant: si finisce per andare all’indietro. E questo porta inevitabilmente a dover cambiare, di tanto in tanto, anche delle cose».

Entro fine 2028 il numero di uffici postali gestiti in proprio scenderà da 770 a 600. In Ticino si passerà da 58 a 38. Non c’è il rischio di assistere a una desertificazione postale?
«Ciò che conta sono i punti di contatto con la clientela. Da molti anni gestiamo circa 2.000 punti di contatto serviti. Oggi ci sono 1.300 filiali in partnership e 700 gestite direttamente. Alla fine del 2028 saranno 600 gestite direttamente e 1.400 in partnership: saranno sempre duemila. È una rete incredibilmente fitta. Siamo ben lontani dal poter parlare di desertificazione postale».

Ma davvero non ci sono differenze tra un ufficio postale e una filiale in partenariato?
«Sì, in termini di prestazioni non coincidono al 100%. Ma anche in questo caso misuriamo la soddisfazione della clientela, e i clienti che si recano in una filiale in partnership sono molto soddisfatti. Posso parlare anche per esperienza personale: nel mio paese c’è una filiale in partenariato e ne sono molto soddisfatto. Ha orari di apertura molto più lunghi, posso parcheggiare proprio davanti, ritirare un pacco e fare acquisti. È comodo».

L’arrivo dell’e-bill e dei codici QR sulle fatture che impatto ha avuto sui pagamenti allo sportello?
«Per noi è una grande sfida. Negli ultimi 10 anni abbiamo perso circa il 70 % del volume, un calo davvero sostanziale. Le transazioni continuano a diminuire mentre i costi restano più o meno costanti. Abbiamo anche perso quasi un miliardo di lettere. Per questo la Posta è sottoposta a una certa pressione per riportare i conti in equilibrio. Dobbiamo infatti compensare ciò che perdiamo».

Nel complesso siamo molto soddisfatti dell’avvio della lettera digitale. Oggi contiamo già oltre 600 mila clienti privati con una casella postale digitale

Da aprile la lettera digitale è entrata nel servizio postale universale. Qual è il bilancio?
«Nel complesso siamo molto soddisfatti dell’avvio della lettera digitale. Oggi contiamo già oltre 600 mila clienti privati con una casella postale digitale. Nei primi sei mesi di quest’anno abbiamo trasportato quasi tante lettere elettroniche quante ne avevamo trasportate in tutto l’anno precedente. Siamo soddisfatti della crescita e dello slancio, ma siamo ancora agli inizi».

Lettere digitali e una buca delle lettere elettronica. È questo il futuro della Posta?
«Spero che faccia parte del portfolio del futuro. La si può giudicare in modo positivo o negativo, ma tra dieci anni in Svizzera ci saranno probabilmente tre o quattro volte meno lettere, qualunque cosa facciamo. È semplicemente la tendenza generale, che osserviamo anche all’estero. La posta digitale è il tentativo di costruire, accanto al settore delle lettere in contrazione, un secondo pilastro nella comunicazione digitale. E per essere in futuro rilevanti come lo siamo oggi, dobbiamo costruire una rilevanza digitale».

Ciò significa che la Posta tradizionale potrebbe diventare sempre più cara?
«Le due cose non sono collegate, perché il volume che gestiamo con la posta digitale è ancora molto inferiore a quello fisico. Il punto è questo: perdiamo volume e, di conseguenza, 85 milioni di franchi l’anno. Se vado alla buca delle lettere con cinque lettere oppure con una sola, la Posta sostiene lo stesso costo, ma non guadagna lo stesso importo. È un problema: questi 85 milioni dobbiamo compensarli. Possiamo farlo attraverso la crescita, attraverso aumenti di prezzo o attraverso la gestione dei costi. E dobbiamo agire su tutti i fronti: non abbiamo scelta, non possiamo selezionare».

I costi dunque saliranno?
«Un aumento dei prezzi è per noi, in linea di principio, inevitabile. Non possiamo trasportare sempre meno lettere a costi fissi senza che i prezzi aumentino. Ma in Svizzera, a parità di potere d’acquisto, abbiamo le lettere più economiche di tutta Europa».

È previsto già per il 2027 un ritocco verso l’alto del prezzo di lettere e pacchi?
«Non possiamo fissare i prezzi in modo autonomo. Avviene sempre in accordo con il Sorvegliante dei prezzi».

Per noi ha molto senso produrre in Ticino per il Ticino. Se gestissimo il traffico postale a Nord delle Alpi, dovremmo passare ogni volta dal Gottardo

L’anno scorso non è stato possibile: Mister Prezzi ha bloccato quasi tutti gli aumenti delle tariffe postali per il 2026. Quest’anno qualcosa potrebbe forse cambiare. Riguarda solo le lettere o anche i pacchi?
«Siamo in dialogo con il Sorvegliante dei prezzi e, quando avremo un risultato, lo comunicheremo».

Con la diminuzione degli uffici postali, la riduzione delle cassette gialle e lo sviluppo della lettera digitale, non si rischia di accelerare ulteriormente la scomparsa delle lettere?
«Credo si debbano distinguere due aspetti. Se parliamo di uffici postali e buche delle lettere, la mia risposta è no, impossibile. E questo perché oltre il 95% del volume di lettere va dalle imprese ai clienti, cioè “business to consumer”. Gli uffici postali o le buche delle lettere sono meno importanti. Il secondo punto riguarda la posta digitale. Naturalmente ci poniamo anche noi questa domanda: in che misura acceleriamo la tendenza? Osserviamo da vicino lo sviluppo. Una cosa è certa: con la lettera digitale non vogliamo accelerare il calo delle lettere, ma mantenere una parte della migrazione al digitale presso la Posta».

Il volume delle lettere inviate è in calo anche in Ticino. Il Centro lettere di Cadenazzo potrebbe presto chiudere?
«Per noi ha molto senso produrre in Ticino per il Ticino. Se gestissimo il traffico postale a Nord delle Alpi, dovremmo passare ogni volta dal Gottardo: la presenza sul territorio per noi è importante. È chiaro che, con un volume di lettere in continua diminuzione, prima o poi serviranno meno centri lettere. Ma avremo sempre più pacchi. Già oggi, in alcuni centri lettere spartiamo anche pacchi, perché il loro numero è in aumento».

Il centro lettere più vicino è a Härkingen. Le lettere dal Ticino per il Ticino, dunque, non passeranno dal Canton Soletta?
«Da questo siamo ancora molto, molto lontani. Al momento non c’è alcun piano per dire addio a Cadenazzo o per cambiare qualcosa lì. E la mia impressione è che, anche se un giorno dovesse succedere per le lettere, la sede verrebbe più probabilmente trasformata in un centro di smistamento pacchi piuttosto che in qualcos’altro».

I pacchi sono sempre di più. Come fa la Posta a far fronte alla quantità di invii provenienti dall’e-commerce dei colossi asiatici, nonché da Amazon, Galaxus e Zalando?
«La Posta è contenta di ogni ordine online. Per noi è importante l’e-commerce e gestire i pacchi è il nostro business. Già oggi, pro capite, in Svizzera abbiamo circa la metà dei pacchi rispetto a Inghilterra o Stati Uniti. Ciò significa che c’è ancora molto margine di crescita. Questo però significa anche che dobbiamo investire in modo significativo nelle infrastrutture. Nei prossimi 10 anni la Posta metterà in campo molte risorse per garantire di poter reggere la crescita dei pacchi. Parliamo sempre della perdita nelle lettere, ed è reale. Ma in parallelo, per fortuna, abbiamo una crescita nei pacchi».

Abbiamo acquistato aziende per aprire nuovi campi d’attività. Ho detto prima che perdiamo 85 milioni di franchi di fatturato l’anno, e una parte della soluzione consiste nel crescere in altri settori

Il Consiglio federale ha presentato la revisione della legislazione postale. Per lei, qual è l’aspetto più problematico presente in questa revisione?
«Noi sosteniamo la proposta pienamente, senza “ma”. La sosteniamo e saremmo contenti se passasse così com’è».

Il Governo vuole limitare la parte imprenditoriale della Posta. Anche le acquisizioni dovranno essere direttamente connesse alla sua attività principale. Avete esagerato negli ultimi anni?
«Nessuno ama essere limitato, ma ci sembra un compromesso equo. Ci consente comunque di attuare con successo la strategia che abbiamo adottato. È vero, ci sono state critiche. Abbiamo acquistato aziende per aprire nuovi campi d’attività. Ho detto prima che perdiamo 85 milioni di franchi di fatturato l’anno, e una parte della soluzione consiste nel crescere in altri settori. Se non avessimo effettuato queste acquisizioni, oggi non avremmo per esempio la posta digitale, e sono contento che ci sia».

Syndicom teme che «i cosiddetti «criteri dinamici» per il servizio universale creeranno incentivi per la Posta per ridurre progressivamente le prestazioni di base esistenti». È così?
«Questa affermazione mi infastidisce. Il nostro primo obiettivo è restare rilevanti per la popolazione. Se esistono prestazioni che la popolazione desidera, il nostro obiettivo primario è offrirle. È la nostra ragion d’essere, è ciò che facciamo. Il nostro obiettivo non è ridurre i servizi».

Stando ai calcoli del Governo, nel 2032 sarà raggiunto il valore soglia per le lettere di 800 milioni. La Posta quando prevede di cessare la consegna quotidiana delle lettere?
«Noi prevediamo che la soglia verrà raggiunta piuttosto nel 2033. Ciò significherebbe che a quel punto potremmo presentare una richiesta di modifica. Ma una richiesta non significa che verrà effettivamente presentata: sarebbe semmai nel 2034. Il momento in cui potrebbe cambiare sarebbe quindi il 2035, non prima. Ma un cambiamento è ancora molto lontano e non è detto che succederà. Ma se lasciassimo tutto invariato a prescindere dal volume, i prezzi diventerebbero molto alti».

È possibile che la consegna quotidiana venga sospesa solo in alcune regioni del Paese?
«Lo ritengo estremamente improbabile. Il servizio pubblico è lo stesso per tutto il Paese: città, campagna, Nord, Sud. Non vedo la possibilità di procedere in modo differenziato a livello regionale».

Le avventure del gigante giallo all’estero non fanno l’unanimità. La Posta, che a giugno ha annunciato di voler tagliare una sessantina di impieghi nel settore IT in Svizzera, ha davvero bisogno di un «Campus IT» a Lisbona?
«Il campus IT di Lisbona è relativamente piccolo: circa 130 collaboratori. In tutto abbiamo circa 1500 specialisti IT, quindi si tratta di una quota molto ridotta. Ma proprio perché stiamo riducendo il personale in Svizzera, abbiamo temporaneamente sospeso lo sviluppo a Lisbona. È stata la conseguenza logica, perché ci siamo detti: se riduciamo in Svizzera, non vogliamo al tempo stesso ampliare a Lisbona».

La Posta sta testando da anni anche il voto elettronico. Sarà la modalità di voto del futuro?
«Lo spero, sì. Attualmente stiamo svolgendo la fase pilota in diversi Cantoni, per esempio per gli svizzeri all’estero. Per quanto mi riguarda, posso effettuare tutte le mie operazioni bancarie con il telefono, ma con lo stesso smartphone non posso votare. Questo mi dà fastidio. Abbiamo una soluzione e spero che si affermi. Spero di non dover ancora votare su carta fra dieci anni. Ma questo è un mio auspicio personale».