Il caso

Se la natura minaccia i campeggi svizzeri

Nel Vallese sono state chiuse 13 strutture negli ultimi tempi, e altre ancora, in tutto il Paese, potrebbero essere interessate in futuro – Nel frattempo, il settore è colpito da un boom della domanda, ma le difficoltà potrebbero essere dietro l'angolo
© KEYSTONE/ Martin Ruetschi
Red. Online
02.06.2026 18:00

Aletsch. Alphubel. Molignon. Sono solo alcuni dei campeggi svizzeri che, da inizio marzo, hanno chiuso i battenti. Il motivo? La loro posizione. Si tratta, infatti, di camping che sorgono in aree a rischio per disastri naturali, come frane, colate detritiche o erosioni delle sponde. Zone, ormai, non più sicure per accogliere gli ospiti. Come scrive il Blick, in un lungo articolo, la maggior parte di questi campeggi si trova nel Vallese. Il Cantone ne ha ordinato la chiusura già diversi mesi fa, ma con il ritorno della stagione estiva molti faticano a comprendere cosa sta accadendo. Motivo per cui, ora, l'associazione dei campeggiatori, Swisscamps, ha deciso di intervenire e di far luce sulla situazione. 

In una dichiarazione rilasciata al Blick, l'organizzazione guidata dal presidente Marcel Zysset e dalla direttrice Fabienne Huber hanno spiegato che «laddove sussistono effettivamente pericoli naturali immediati, le chiusure – almeno parziali – sono in definitiva giuste e inevitabili». Parallelamente, però, secondo Zysset e Huber, «occorre chiedersi con spirito critico se le misure di protezione preventive siano state valutate tempestivamente e in modo adeguato». Secondo i rappresentanti di Swisscamps, infatti, in alcuni si sarebbe potuto investire di più in misure di sicurezza strutturali e in soluzioni intelligenti di gestione del rischio. 

Come detto, la maggior parte delle chiusure ha riguardato il canton Vallese, dove ben 13 campeggi si sono visti costretti a sospendere le attività. All'inizio di marzo, come si legge sempre sul Blick, i gestori hanno ricevuto una lettera dalla commissione edilizia cantonale con l'ordine di chiusura immediata a causa di rischio naturale. Simili situazioni si sono verificate anche in altri cantoni negli ultimi anni e mesi, come nel caso del campeggio di Gampelen (nel canton Berna), chiuso per motivi di protezione della natura, o del campeggio TCS di Brüggli (nel canton Zugo), chiuso a causa di un nuovo piano urbanistico. E non solo: a Salavaux, nel canton Vaud, anche 30 chalet usati come seconde case verranno distrutti o ceduti, dal momento che si trovano in un'area per la biodiversità voluta dalla Confederazione. 

L'allarme più grande, però, riguarda il futuro. Futuro che, per il settore, da un lato, potrebbe essere «molto positivo», a patto che le condizioni generali dei campeggi siano «favorevoli». Dall'altro lato, però, di fronte al boom della domanda – complice un buon rapporto qualità-prezzo e la ricerca del contatto con la natura – le strutture sono destinate a ridursi ulteriormente, offrendo, di riflesso, meno posti disponibili. Creare altri campeggi, per compensare quelli persi negli anni, è «piuttosto irrealistico», secondo Swisscamps. Per diversi motivi: tra questi, ci sono gli elevati ostacoli normativi nella pianificazione del territorio e nella tutela ambientale. Ma anche i costi di investimento sempre più e procedure edilizie definite «interminabili». Di conseguenza, secondo Swisscamps, si rischia di trovarsi di fronte a carenze di posti in alta stagione e, come effetto collaterale, a un aumento del «campeggio selvaggio». 

Ma non è finita qui. L'associazione ritiene anche «del tutto possibile» che si verifichino ulteriori chiusure nei prossimi anni. A sostegno di questa teoria ci sarebbero tre fattori convergenti: l'aggravarsi dei pericoli naturali a causa del cambiamento climatico, l'aumento dei requisiti di investimento (soprattutto per la sicurezza) e la crescente pressione regolatoria da parte di cantoni e comuni. Per evitare questa tendenza, l'organismo chiede maggiore pianificazione e sicurezza giuridica per i gestori, soluzioni basate sul rischio anziché chiusure secche e incentivi all'innovazione e a concetti sostenibili anche in materia di protezione.