Servizio civile, il giro di vite

Da quando è stato abolito l’esame di coscienza, nel 2009, il numero di ammissioni al servizio civile è cresciuto sensibilmente. Nel 2025 è stato raggiunto un nuovo primato. Per Governo e Parlamento questi trasferimenti sono un problema per l’esercito: per questo vogliono riaffermare il principio che il servizio militare deve rimanere la regola e quello civile l’eccezione.
Perché si va a votare sul servizio civile?
Governo e Parlamento vogliono inasprire le condizioni di accesso al servizio civile soprattutto per coloro che stanno effettuando, o hanno già svolto, la scuola reclute. La sostenibilità a lungo termine dell’esercito è considerata a rischio. Per frenare i passaggi dal servizio militare a quello sostitutivo sono state messe a punto sei misure. Contro la riforma è stato promosso il referendum da parte dei Giovani Verdi (raccolte 57.280 firme).
Quanti sono i giovani che optano per il servizio civile?
I giovani in età di leva sono circa 35-37 mila. Il 60-65% (18-20 mila) viene dichiarato idoneo al servizio militare. Nel 2025, le ammissioni al servizio civile sono state 7.211, un primato. Un terzo (cfr. grafico in alto) è composto da giovani che hanno già completato la scuola reclute (SR), ai quali si aggiunge un ulteriore 11% che ha fatto domanda nel corso della SR. Le domande di ammissione prima della scuola reclute sono state il 55% circa.
Attualmente, le persone che stanno prestando servizio civile sono circa 60 mila. In totale, nel 2025 sono stati prestati 1,9 milioni di giorni di servizio: 50,4% nel settore dei servizi sociali, 18,1% nelle scuole, 14,8% nella sanità e 9,6% nella protezione dell’ambiente e della natura. Nel 2024, delle 4.705 persone licenziate in via ordinaria dal servizio civile, il 98,3% aveva prestato tutti i giorni di servizio. L’Ufficio federale del servizio civile ha parlato di «elevato senso del dovere dei civilisti».
Da quando il numero di civilisti è a questi livelli?
Fino al 2008 esisteva l’esame di coscienza per chi non si sentiva di prestare servizio militare. Le ammissioni al servizio civile, quell’anno, erano state 1.632. Le regole sono cambiate nel 2009, con l’introduzione della cosiddetta «prova dell’atto». La dimostrazione del conflitto di coscienza è fornita dalla disponibilità ad accettare una durata prolungata del servizio pari a 1,5 volte quello militare. Oggi, i militari devono prestare un minimo di 245 giorni, i civilisti 365. Secondo Governo e Parlamento, l’aumento delle ammissioni è la dimostrazione che il principio della «prova dell’atto» viene sempre più svuotato di significato e che di fatto il servizio civile sta diventando un’alternativa a quello militare.
Se la legge sarà approvata, la «prova dell’atto» resterà invariata e non sarà sostituita da una verifica dell’obiezione di coscienza. Il Consiglio federale, comunque, ricorda che già nel 1992, quando si votò sull’introduzione del servizio civile, si era detto che l’obbligo generale di prestare servizio militare rimaneva la regola. Si precisava, inoltre, che il servizio civile sostitutivo era ammesso in via eccezionale. Questa concezione esclude la libertà di scelta tra servizio militare e servizio civile.
Quali misure sono previste per frenare i passaggi?
La nuova legge prevede sei misure per ridurre il numero di militari che lasciano l’esercito dopo aver completato la SR. Primo: chi passa al servizio civile dovrà prestare almeno 150 giorni di servizio, a prescindere dal numero di giorni di servizio militare rimanenti. Oggi, invece, la durata del servizio civile può ridursi a poche settimane. In concreto: chi ha ancora 120 giorni di servizio militare da svolgere continuerà a prestare 180 giorni di servizio civile. Chi, per contro, ha ancora 80 giorni in grigioverde, presterà 150 giorni di servizio civile in vece degli attuali 120.
Secondo: il fattore 1,5 viene applicato anche a sottufficiali e ufficiali, che oggi sono tenuti a prestare solo il 10% dei giorni in più rispetto a quelli rimanenti nell’esercito. Terzo: chi studia medicina umana, odontoiatria o veterinaria, non potrà più sfruttare il servizio civile per maturare un’esperienza in un settore utile al proprio percorso professionale. L’esercito, dicono i fautori della riforma, è a corto di personale medico. Medici e studenti di medicina potranno sempre prestare servizio civile ma in un altro settore.
Quarto: chi ha già ultimato gli obblighi militari (quindi anche i corsi di ripetizione) non potrà più passare al servizio civile, solo per evitare il tiro obbligatorio. Quinto: il servizio annuale è obbligatorio. Analogamente a quanto previsto per i militari , a partire dall’anno successivo a quello del primo impiego i civilisti saranno tenuti a prestare servizio ogni anno fino a quando non avranno ultimato i loro obblighi. Oggi, per contro, i civilisti dispongono di maggiore libertà per pianificare gli impieghi. Sesto: obbligo di terminare l’impiego di lunga durata (180 giorni) entro l’anno civile successivo all’ammissione definitiva, se la domanda viene presentata prima o durante la SR. Vale la stessa regola del servizio militare.
Che effetti avranno le misure sulle ammissioni?
Il Consiglio federale stima che il numero di ammissioni scenderà a 4.000 all’anno (-40% circa). Il numero di giorni di servizio civile sarà simile a quello del 2019 (1,66 milioni).
Che cosa dicono i favorevoli?
I fautori della riforma (UDC, PLR, Centro e associazioni paramilitari) sostengono che in un momento storico segnato dall’incertezza e dall’insicurezza, la Svizzera ha bisogno di un esercito pronto all’impiego e di una protezione della popolazione forte. Gli effettivi dell’esercito e per la protezione della popolazione non devono quindi essere ulteriormente ridotti. La revisione della legge sul servizio civile, a loro avviso, corregge «gli sviluppi negativi degli ultimi anni», garantisce gli effettivi dell’esercito e della protezione civile e assicura maggiore equità. La nuova legge fa sì che il servizio civile torni a essere un’eccezione per le persone con conflitti di coscienza.
Che cosa sostengono i contrari?
Secondo gli avversari della riforma (Verdi, PS, Verdi liberali, GSsE, Federazione per il servizio civile CIVIVA), l’inasprimento delle condizioni di accesso al servizio civile comporterà una drastica riduzione di tali prestazioni, proprio nel momento in cui sono assolutamente necessarie: case di riposo e strutture medico-sociali, ospedali, istituzioni sociali e scuole, protezione della natura, agricoltura ed economia alpina.«Non dobbiamo scoraggiare i giovani dall’impegnarsi per la collettività» afferma il comitato contrario. Le restrizioni sono considerate «inutili e discriminatorie», un primo passo verso l’abolizione del servizio civile. L’esercito, inoltre, non trarrebbe alcun vantaggio dalla riduzione del numero di civilisti.
