Approvvigionamento

Si apparecchia la polemica sui menu dell’Esercito

Nei piatti delle forze armate ci sono prodotti e alimenti provenienti dall’estero: dopo l’apfelmus italiana, a far discutere è una commessa da oltre 18 milioni per pasti liofilizzati da campo di una società estone – Armasuisse si difende: «Circa il 98% del volume passa attraverso aziende svizzere»
©CHRISTIAN BEUTLER
Luca Faranda
04.08.2026 06:00

La purea di mele dall’Italia, le razioni da campo dall’Estonia o ancora il tofu austriaco. «Di norma, l’alimentazione della truppa si basa su prodotti svizzeri, privilegiando acquisti di prodotti regionali e di stagione», promette l’Esercito sul proprio sito web, ricordando anche che carne, pollame, latte e uova devono provenire dalla Svizzera. Tuttavia, la commessa da 670 mila franchi assegnata all’azienda italiana Melinda per la fornitura di Apfelmus (da mettere rigorosamente sugli Hörnli, almeno per gli svizzero-tedeschi) è andata di traverso all’Associazione Svizzera Frutta.

Al Blick, a metà luglio, l’organizzazione ha indicato che «soprattutto in materia di approvvigionamento alimentare, l’attenzione dovrebbe concentrarsi sull’approvvigionamento di quanto più cibo possibile a livello nazionale». Ciò, a suo avviso, riduce anche la dipendenza dalle importazioni ed è anche un vantaggio per il clima. «Affidare un appalto del genere all’estero è una questione critica», deplorano i frutticoltori svizzeri. A maggior ragione per alimenti come la purea di mele, che possono essere prodotti con materie prime elvetiche.

L’unica offerta valida

Armasuisse - organo responsabile degli acquisti per le forze armate - ha respinto le critiche, sostenendo che la ditta italiana è stata l’unica offerente (su due offerte ricevute) ad aver presentato un’offerta valida. Melinda è inoltre già partner, ci conferma Daniela Renzo, portavoce dell’Ufficio federale dell’armamento. È quanto emerge anche da simap.ch, ovvero la piattaforma per le commesse pubbliche della Confederazione. Sul sito, come riferito pure dai media Oltregottardo, è spuntata anche una commessa multimilionaria a un’azienda estone (era in concorrenza con altre sei) per la fornitura di pasti liofilizzati da campo per un totale di oltre 18,5 milioni di franchi. L’aspetto controverso? Stando al portale Inside Paradeplatz, le stesse forze armate estoni - tre anni fa - avevano escluso l’azienda per presunti problemi di qualità, ritardi nelle consegne e scarsa accettazione da parte dei soldati. Da allora, la ditta estone avrebbe però modificato la sua offerta di prodotti.

Il tofu austriaco

Armasuisse, al Corriere del Ticino, spiega che nei piatti dell’Esercito provenienti dall’estero c’è anche il tofu fornito da un’azienda austriaca. Si aggiungono poi i ravioli in scatola di una ditta – unica offerente - con sede a Schaan, nel Liechtenstein. L’Ufficio federale dell’armamento però si difende: circa il 98% del volume di approvvigionamento passa attraverso ditte svizzere. «Le aziende non vengono scelte, bensì valutate e analizzate sulla base di criteri di idoneità (relativi al fornitore) e criteri di aggiudicazione (relativi all’offerta), definiti in anticipo». Daniela Renzo spiega inoltre che non è possibile limitare le commesse esclusivamente a fornitori interni. Tuttavia, «le aziende svizzere possono affermarsi sulla concorrenza qualora la loro offerta soddisfi in modo particolarmente efficace i requisiti del bando di gara».

Il marchio per la carne

Discorso diverso invece per la carne servita alla truppa: deve riportare almeno «il marchio “Suisse Garantie” o “Viande Suisse”. Sono ammessi standard di protezione degli animali più elevati o equivalenti. In ogni caso, l’animale deve essere stato ingrassato e macellato in Svizzera», si legge in un documento dell’Esercito. Tuttavia, ciò non si applica alle lasagne o ai ravioli, ovvero ai «prodotti semilavorati e finiti contenenti un massimo del 15% di carne rispetto alla quantità totale». Lo stesso vale per i piatti a base di uova. La nota dolce: nei documenti dell’Esercito è citato esplicitamente il tiramisù.