Si decide sull'imposizione individuale: vero progresso o mostro burocratico?

La riforma accolta la scorsa primavera dal Parlamento è oggetto di due referendum. Ecco, in sintesi, in cosa consiste.
In cosa consiste la riforma fiscale sui cui si vota l’8 marzo?
La riforma prevede l’introduzione dell’imposizione individuale dei coniugi. Si va alle urne perché contro la legge approvata l’anno scorso dal Parlamento sono stati promossi due referendum: uno popolare, lanciato da Centro, UDC, UDF ed Evangelici, che ha raccolto più di 65 mila firme, e uno da parte di dieci Cantoni (la Costituzione ne prevede un minimo di otto).
Che cosa comporta l’imposizione individuale?
Oggi per i coniugi c’è l’imposizione congiunta. Fiscalmente, marito e moglie formano una comunità economica. Se la riforma sarà approvata l’8 marzo, i coniugi saranno considerati due contribuenti distinti. Le coppie sposate dovranno presentare due dichiarazioni separate, al pari dei conviventi. Lo scopo è di eliminare la cosiddetta penalizzazione fiscale del matrimonio. Oggi, i redditi di marito e moglie vengono cumulati. A parità di reddito le coppie sposate pagano più imposte, a livello federale (IFD), di quelle conviventi, perché la scala delle aliquote è molto progressiva: più alto è il reddito più si paga. Viceversa, tenendo i redditi separati, come se fossero due persone sole, l’onere fiscale sarebbe inferiore. Le coppie monoreddito, invece, pagherebbero di più.
Da dove arriva la riforma fiscale?
Il problema della penalizzazione del matrimonio è sul tavolo da più di quarant’anni. Correva il 1984 quando il Tribunale federale stabilì che a parità di reddito una coppia sposata doveva pagare meno imposte di una persona sola e non più di una coppia di conviventi. Nella maggioranza dei Cantoni l’obiettivo era stato raggiunto grazie a una serie di correttivi. Il Ticino, ad esempio, ha introdotto un sistema a doppia tariffa. A livello federale sono stati effettuati vari tentativi per avere maggiore equità, ma senza successo. Nel 2022, le donne PLR hanno presentato un’iniziativa popolare intitolata «Per un’imposizione individuale a prescindere dallo stato civile (Iniziativa per imposte eque)». Il Governo ha proposto un controprogetto a livello di legge, approvato in primavera dalle Camere: 98 voti a 96 al Nazionale, 23 a 22 agli Stati. L’iniziativa è stata oggetto di ritiro condizionato da parte del comitato promotore. Il ritiro avrà effetto solo se la legge entrerà in vigore. In caso di no alle urne, si andrà a votare sull’iniziativa.
Questa riforma vale per tutte le imposte?
Sì, il passaggio all’imposizione individuale è previsto a tutti e tre i livelli istituzionali: federale, cantonale e comunale. La riforma non sarà introdotta a scaglioni, ma in tutti i Cantoni contemporaneamente. I diversi sistemi andranno pertanto uniformati. Questo richiederà tempo. Cantoni e Comuni dovranno prevedere a loro volta nuove aliquote e nuove deduzioni. La legge federale dovrebbe entrare in vigore nel 2032.
Chi ci guadagna e chi ci perde?
La riforma dovrebbe favorire fiscalmente circa la metà dei contribuenti che oggi pagano l’imposta federale diretta e penalizzare il 14%. Per chi già non paga niente o paga poco, non dovrebbe cambiare nulla. I principali beneficiari sono i pensionati e i nuclei familiari a doppio reddito, in particolare quelli in cui le entrate sono suddivise in modo più equo fra marito e moglie. Fra i perdenti, invece, rientrano le famiglie tradizionali monoreddito (un coniuge lavora, l’altro resta a casa ad accudire i figli) e le persone sole senza figli. Oggi, una famiglia di quattro persone con un imponibile di 120 mila franchi paga dai 2.700 ai 3.100 franchi d’imposta federale, indipendentemente da come è suddiviso il reddito nella coppia. In futuro, i doppi redditi dovrebbero pagare solo 1.000 franchi, mentre chi ne percepisce uno solo ne verserebbe al fisco federale 5.000. Per altri esempi concreti si veda la tabella a fianco pubblicata dal VermögensZentrum o il seguente link al sito della Confederazione: https://www.estv.admin.ch/it/ ripercussioni-imposizione-individuale . Quanto alle persone non sposate: la maggior parte pagherà meno imposte, in particolare chi percepisce un reddito basso o medio; chi percepisce un reddito elevato pagherà invece più imposte. Le persone non sposate che hanno figli e percepiscono redditi bassi o medi sono già esentate dal pagamento dell’imposta federale diretta, e questo non cambierà con la riforma. Inoltre, si stima che il 46% degli sgravi totali andrà a vantaggio dei pensionati, che rappresentano il 26% dei contribuenti. A beneficiarne maggiormente sarebbe la fascia di reddito più alta.
Perché ci sono differenze fra coppie di coniugi?
Il perché è presto spiegato. Da un lato verrebbe abolita l’attuale aliquota per coniugi: chi percepisce un doppio reddito potrà rientrare in una fascia meno progressiva rispetto a quella delle famiglie in cui il reddito è percepito da un solo coniuge. Inoltre, l’aliquota applicabile a questi ultimi contribuenti verrebbe aumentata leggermente per limitare il calo del gettito. Una ragione delle differenze è dovuta anche alle deduzioni per i figli, che passeranno dagli attuali 6.800 franchi a 12 mila ma non potranno essere trasferite fra i genitori. La deduzione per ogni contribuente sarà ammessa solo nella misura del 50%. Nelle coppie monoreddito, chi non lavora non potrà ricorrere a questo tipo di deduzione.
Lo scopo della riforma è unicamente fiscale?
No, non solo. L’iniziativa popolare delle Donne PLR mira a un sistema fiscale in linea con l’evoluzione della società. L’obiettivo è duplice: in primo luogo eliminare il pregiudizio finanziario a danno dei coniugi, ma al tempo stesso creare incentivi al lavoro per il coniuge che non lavora o ha un basso grado di occupazione (in particolare per le donne). Si stimano dai 10 mila ai 44 mila impieghi a tempo pieno in più.
Qual è l’impatto stimato sui gettiti fiscali?
Il progetto prevede una diminuzione del gettito di circa 630 milioni di franchi all’anno per la sola IFD: 500 milioni per la Confederazione e circa 130 per i Cantoni. Secondo i suoi sostenitori, la riforma finirà col tempo per annullare le perdite fiscali, grazie alle imposte pagate da chi aumenterà il proprio grado di occupazione. Le ripercussioni finanziarie a livello locale dipenderanno dal modo in cui sarà impostata la riforma nel diritto cantonale, in particolare per quel che riguarda le aliquote. Dal momento che i Cantoni godono di autonomia tariffaria, la Confederazione non può imporre loro alcuna prescrizione. Ne consegue che l’impatto concreto a livello cantonale e comunale dell’imposizione individuale non può essere ancora stimato.
Anche il Centro ha presentato un’iniziativa sull’imposizione dei coniugi. Che cosa prevede?
Anche Centro e UDC vogliono eliminare la penalizzazione, ma ritengono che questo possa essere fatto lasciando l’imposizione congiunta. Per questo hanno lanciato il referendum. Nel 2024, il Centro ha depositato l’iniziativa popolare «Sì a imposte federali eque anche per i coniugi. Basta con la discriminazione del matrimonio!» Questa proposta riguarda solo l’imposta federale diretta. Ciò esclude il passaggio all’imposizione individuale. Il reddito dei coniugi deve continuare a essere cumulato nella dichiarazione d’imposta ma marito e moglie non devono essere svantaggiati dal punto di vista fiscale rispetto alle persone non sposate. L’iniziativa concerne soltanto l’imposta federale diretta. I possibili modelli dell’imposizione congiunta comprendono varie forme di splitting e il cosiddetto calcolo fiscale alternativo. Il Consiglio federale e il Nazionale si sono già opposti. Il Centro non ha ancora detto che cosa farà se l’8 marzo venisse accolta la riforma fiscale. La decisione potrebbe dipendere dall’entità del risultato. In caso di no popolare, è possibile che un domani si vada a votare su entrambe le iniziative.
Che cosa dicono i favorevoli?
La riforma è sostenuta da PLR, PS, Verdi e Verdi liberali, così come da Economiesuisse, Unione svizzera degli imprenditori e direttori delle finanze delle Città svizzere. La penalizzazione fiscale del matrimonio sarà eliminata per molti coniugi e le donne saranno incentivate a lavorare di più, perché il secondo reddito non sarebbe più penalizzato dalla progressività dell’imposta. Questo permetterebbe anche di far fronte alla carenza di manodopera qualificata e favorirebbe la situazione pensionistica di chi aumenta l’onere lavorativo. Il fatto di tassare le persone indipendentemente dallo stato civile sarebbe anche in linea con i nuovi modelli di coppia. Le famiglie monoreddito sono ormai una minoranza. Sul piano pratico, all’inizio, ci potrebbero essere dei problemi, tutti superabili però con la digitalizzazione.
E che cosa affermano i contrari?
Secondo gli avversari della riforma (ci sono anche Unione contadini e USAM), l’imposizione individuale è un attacco alla famiglia tradizionale, che con l’obiettivo di eliminare le disuguaglianze ne crea di nuove, penalizzando in particolare le famiglie monoreddito e quelle con un reddito secondario modesto. Il lavoro non retribuito delle donne che stanno a casa curare i figli sarebbe penalizzato. La riforma finirebbe anche per dar vita a un «mostro burocratico», perché le autorità fiscali dovrebbe esaminare 1,7 milioni di dichiarazioni in più, con aumento dei costi per il personale e maggiori complicazioni. Secondo l’Unione arti e mestieri si tratta anche di un attacco alle piccole e medie imprese, in particolare a quelle famigliari, ritenute il cuore dell’economia. Quanto ai Cantoni, ritengono di aver già risolto il problema della penalizzazione fiscale, ritengono fuori luogo dover mettere mano alle loro collaudate regole fiscali, si oppongono a nuovi oneri amministrativi e temono complicazioni organizzative per l’accertamento dei redditi.
