Si levano altre voci contro l'iniziativa «200 franchi bastano!»

Swiss Top Events – il marchio di qualità che riunisce nove manifestazioni svizzere di fama internazionale nei settori dello sport e della cultura – prende posizione contro l’iniziativa «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)» e mette in guardia dalle gravi conseguenze derivanti da una riduzione del canone radiotelevisivo a 200 franchi, impegnandosi a favore di un servizio pubblico forte.
Secondo Raphaël Brunschwig, co-presidente di Swiss Top Events e CEO del Locarno Film Festival, «gli eventi sportivi e culturali contribuiscono a definire l’identità di un Paese. La SSR li rende accessibili a tutti attraverso una copertura mediatica di qualità, e rappresenta perciò un pilastro fondamentale per la diversità culturale e per un ecosistema audiovisivo solido in Svizzera. Senza un servizio pubblico forte, la creazione artistica e la visibilità della cultura svizzera nel mondo ne risentirebbero in modo significativo».
Come sottolinea Christoph Joho, co-presidente di Swiss Top Events e co-Meeting Director di Weltklasse Zürich, «lo sport di élite ha bisogno di visibilità, non solo per i singoli grandi eventi, ma per lo sviluppo dell’intero movimento sportivo in Svizzera.
In campo anche i professori
Alle tante voci che si sono levate in queste settimane contro l'iniziativa popolare «200 franchi bastano!» se ne aggiunge un'altra: più di 600 professori e ricercatori di università, scuole universitarie professionali nonché istituti pedagogici elvetici hanno sottoscritto una dichiarazione pubblica per opporsi alla proposta di ridurre il canone radiotelevisivo.
La presa di posizione, dagli stessi autori definita «senza precedenti» per il numero di accademici coinvolti, è stata resa nota oggi. I firmatari, provenienti da tutte le regioni del paese e da diverse discipline, definiscono l'iniziativa «nefasta». «Mezzi di comunicazione indipendenti sono importanti per le democrazie liberali quanto le scienze indipendenti», argomentano.
Sottolineando il valore di un servizio pubblico radiotelevisivo forte, i professori sostengono che questo garantisce un'informazione di qualità superiore, essendo orientato «alla pertinenza e alla qualità piuttosto che agli ascolti e al numero di click». Un servizio pubblico robusto, aggiungono, eleva gli standard dell'intero panorama mediatico, costringendo anche i media privati a misurarsi con questi criteri.
La dichiarazione evidenzia in particolare il ruolo della SRG SSR nella copertura di temi trascurati come la scienza, grazie a redazioni scientifiche solide. Una copertura «critica» dell'attualità legata alla ricerca è inoltre «essenziale per la fiducia nella scienza».
I docenti mettono in guardia dalle conseguenze di un eventuale taglio del canone: secondo le ricerche - affermano - una restrizione dell'offerta online pubblica non sposterebbe il pubblico verso i media privati, ma verso «offerte gratuite e le reti sociali, senza portare nuovi abbonati alla stampa scritta. Come già sostenuto anche da altri rami che beneficiano più o meno direttamente del canone come lo sport o la cultura i rappresentanti universitari ritengono inoltre che, con una tassa ridotta a 200 franchi, la copertura delle regioni linguistiche sarebbe gravemente minacciata.
Sul tema si voterà l'8 marzo. Nell'ottica dei promotori - UDC, Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e Giovani PLR - la proposta di modifica costituzionale che porta anche il nome di iniziativa SSR punta a far sì che l'ente radio televisivo torni a concentrarsi sul suo mandato, che è quello di fornire un servizio pubblico di base. Secondo i sostenitori dell'iniziativa proprio la grande quantità di diversi comitati scesi in campo per raccomandare il no all'oggetto mostra che il canone è diventato »una mangiatoia« - così dice il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega/TI), che con il suo giornale Il Mattino ha largamente contribuito alla riuscita della raccolta delle firme - a cui attingono i soggetti più disparati.
I governi cantonali francofoni dicono no
Nuovo giorno, nuova presa di posizione contro l'iniziativa «200 franchi bastano!»: oggi è il turno dei governi cantonali con popolazione francofona, che temono le conseguenze di una riduzione del canone sulle minoranze linguistiche.
La SRG SSR è un «vettore di coesione nazionale e diversità culturale» che «non si limita alla produzione di informazioni, ma costruisce ponti tra le regioni, i cantoni, con gli svizzeri all'estero e a livello internazionale», ha affermato in una conferenza stampa a Losanna la consigliera di stato ginevrina Nathalie Fontanet. La rappresentante del PLR era accompagnata dalla presidente del consiglio di stato vodese Christelle Luisier Brodard e dal ministro giurassiano Stéphane Theurillat, tutti e tre membri della Conferenza dei governi della Svizzera occidentale (CGSO), a cui fanno capo Berna, Friburgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Vaud e Vallese.
Sul tema si voterà l'8 marzo. Come noto gli iniziativisti danno una lettura diversa dell'impatto che la proposta di modifica costituzionale avrà sulle regioni linguistiche: a loro avviso sostenere che vi sarà una drastica riduzione dei programmi regionali è puro allarmismo. Anche dopo l'accettazione dell'iniziativa la SRG SSR disporrà infatti almeno 850 milioni di franchi e continuerà pertanto a essere in grado di fornire in tutte le lingue programmi d'informazione radiotelevisivi di elevata qualità, sostiene il comitato.