L'intervista

«Siamo determinati a raggiungere un accordo vincolante con Berna»

In occasione della sua visita ufficiale in Ticino abbiamo incontrato l’ambasciatrice degli Stati Uniti in Svizzera e nel Liechtenstein, Callista L. Gingrich
La diplomatica statunitense era ospite a Lugano dell’incontro annuale della Swiss-American Chamber of Commerce. © CdT/Gabriele Putzu
Dimitri Loringett
18.09.2026 06:00

In carica dall’ottobre 2025, Callista L. Gingrich è ambasciatrice degli Stati Uniti in Svizzera e nel Liechtenstein. È stata ambasciatrice presso la Santa Sede (2017-2021) ed è consorte del repubblicano Newt Gingrich, già Speaker della Camera dei Rappresentanti dal 1995 al 1999 durante la presidenza Clinton. Ha inoltre radici svizzere: la famiglia materna è infatti originaria dei Cantoni di Berna e dei Grigioni. L’abbiamo incontrata in occasione del suo passaggio a sud delle Alpi.

Ambasciatrice Gingrich, al termine della sua visita in Ticino, durante la quale ha incontrato esponenti dell’economia locale, ma anche realtà legate agli Stati Uniti, quali sono le sue impressioni generali sulla Svizzera italiana?
«Ho avuto il piacere di visitare il Ticino tre volte e, a ogni visita, ho apprezzato sempre di più il forte senso di identità della regione, il suo spirito imprenditoriale e la sua apertura internazionale. Durante quest’ultima visita ho particolarmente apprezzato gli incontri con gli esponenti dell’economia locale e la visita allo Steger Center for International Scholarship di Virginia Tech, a Riva San Vitale. Questi legami economici e accademici sono ottimi esempi dei rapporti tra le persone che rafforzano le relazioni fra gli Stati Uniti e la Svizzera. Ciò che continua a colpirmi è la combinazione unica di cultura, storia, economia e mondo accademico che caratterizza il Ticino».

A quasi un anno dall’inizio del suo mandato, in che misura la retorica politica incide concretamente sui rapporti quotidiani tra Berna e Washington?
«Il nostro partenariato si fonda su profondi legami storici, valori condivisi e una cooperazione concreta che hanno resistito a numerose fasi politiche. Gli Stati Uniti e la Svizzera si coordinano strettamente in materia di commercio, investimenti, sanzioni e regolamentazione finanziaria. Le nostre imprese e i nostri istituti di ricerca collaborano in alcuni dei settori più innovativi al mondo, mentre le nostre università e i nostri cittadini coltivano legami accademici e culturali di lunga data. Non esistono due Paesi che siano d’accordo su ogni questione, ma partner stretti devono essere in grado di confrontarsi con franchezza anche quando hanno opinioni divergenti. Nel corso del mio primo anno ho constatato l’esistenza di un rapporto basato sulla fiducia, sul rispetto e sull’interesse reciproco a conseguire risultati concreti. È questo che continua a far progredire il partenariato tra Stati Uniti e Svizzera».

La dichiarazione commerciale del novembre 2025 tra Stati Uniti e Svizzera non è ancora vincolante. Ritiene che possa trasformarsi in un accordo? E gli impegni assunti dalla Svizzera in materia di investimenti negli Stati Uniti stanno procedendo secondo i programmi?
«Il presidente Trump ha utilizzato i negoziati con i principali partner commerciali per promuovere scambi più equilibrati e maggiori investimenti negli Stati Uniti. Per quanto riguarda la Svizzera, siamo determinati a raggiungere un accordo vincolante. Abbiamo accolto con favore la dichiarazione del Consiglio federale del 29 giugno, volta ad avviare l’attuazione di alcune parti del quadro definito nel novembre 2025, considerandola una dimostrazione costruttiva di buona volontà. I negoziati proseguono. I funzionari a Washington e il mio team a Berna lavorano a stretto contatto con le autorità svizzere per raggiungere un accordo definitivo il prima possibile, nel rispetto dei processi democratici della Svizzera. Anche le imprese svizzere stanno dando seguito ai propri impegni con investimenti sostanziali negli Stati Uniti. Nel 2026 Roche e Genentech hanno raddoppiato a 2 miliardi di dollari il loro investimento nella Carolina del Nord, mentre altri 750 milioni sono previsti in Oregon. Novartis ha annunciato nuovi investimenti per 23 miliardi di dollari nell’arco di cinque anni e il gruppo ABB si sta espandendo nella Carolina del Nord, nel Tennessee e nel Mississippi con investimenti pari ad almeno 115 milioni di dollari».

I negoziati avanzano per raggiungere un accordo il prima possibile, rispettando i processi democratici

Come considera Washington la neutralità svizzera quando questa, presumibilmente, limita la cooperazione, come nel caso del recente rifiuto di autorizzare il sorvolo e della sospensione delle nuove licenze per l’esportazione di armamenti?
«Gli Stati Uniti rispettano la storica politica di neutralità della Svizzera e intendono cooperare con il Paese nella misura più ampia possibile, compatibilmente con tale politica. Apprezziamo il costante impegno del Consiglio federale nel preservare la neutralità armata permanente della Svizzera e attribuiamo grande valore alla stretta cooperazione che rafforza la nostra sicurezza e prosperità comuni».

Dal 1980 la Svizzera rappresenta gli interessi degli Stati Uniti in Iran. Ora che la sua ambasciata a Teheran è «temporaneamente chiusa», riesce comunque ad esercitare, almeno in parte, il proprio mandato di potenza protettrice per conto degli Stati Uniti? E, in ultima analisi, può contribuire ad allentare le tensioni nella regione?
«Siamo profondamente riconoscenti alla Svizzera per il suo storico ruolo di potenza protettrice degli Stati Uniti in Iran e per l’importante assistenza che presta ai cittadini americani. La Sezione degli interessi stranieri dell’Ambasciata svizzera a Teheran fornisce servizi di emergenza ai cittadini statunitensi. Per quanto riguarda le sue attività e il modo in cui adempie tali responsabilità nelle circostanze attuali, ci rimettiamo alle decisioni del Governo svizzero».

In che cosa consiste il nuovo partenariato tra la Guardia nazionale del Colorado e l’Esercito svizzero? E come si concilia con la neutralità elvetica?
«La Guardia nazionale degli Stati Uniti vanta una lunga tradizione basata su un sistema di milizia, simile a quello dell’Esercito svizzero. Istituito nel 1993, lo State Partnership Program è incentrato sulla cooperazione militare bilaterale e comprende attività di addestramento volte a rafforzare la capacità di prestare assistenza e soccorrere i cittadini in situazioni di pericolo. Per il Colorado e la Svizzera, il partenariato si concentra inizialmente sulle operazioni in montagna e ad alta quota, sul soccorso e sugli interventi in caso di catastrofe, nonché sui settori cibernetico e spaziale. Il partenariato è strutturato specificamente per preservare la neutralità militare della Svizzera e rafforzare le sue capacità autonome di autodifesa. Si basa su un accordo personalizzato e non vincolante, concepito tenendo conto di questi principi».

Come spiegherebbe il concetto di «America First» a un cittadino svizzero o a un imprenditore elvetico intenzionato a investire negli Stati Uniti?
«America First significa porre gli interessi dei lavoratori e delle imprese americane, così come la nostra sicurezza economica e nazionale, al centro della politica degli Stati Uniti. Non significa respingere gli investimenti provenienti dai nostri amici e partner. Al contrario: accogliamo con favore le aziende che desiderano investire, innovare, produrre e creare posti di lavoro negli Stati Uniti. La Svizzera è già il sesto maggiore investitore negli Stati Uniti e gli investitori elvetici conoscono le opportunità offerte dal nostro mercato. Il messaggio rivolto agli imprenditori svizzeri è chiaro: se investite in America, producete in America e create opportunità per i lavoratori americani, troverete un mercato pronto ad accogliere e premiare i vostri investimenti».

Che cosa vorrebbe soprattutto far comprendere ai lettori ticinesi riguardo a ciò che accomuna la Svizzera e gli Stati Uniti?
«Vorrei innanzitutto che i lettori comprendessero come la Svizzera e gli Stati Uniti condividano un profondo attaccamento alla libertà, all’autogoverno, al federalismo e alla responsabilità individuale. I nostri Paesi sono da tempo definiti “Repubbliche sorelle”, perché le rispettive tradizioni costituzionali riflettono molti degli stessi principi: un governo vicino ai cittadini, il rispetto della libertà individuale e la fiducia nella capacità delle persone di plasmare il proprio futuro. Questi valori condivisi uniscono i nostri Paesi da generazioni e continuano ancora oggi a conferire solidità alle relazioni tra Stati Uniti e Svizzera».

In questo articolo: