Sigarette per finanziare l’AVS: e se un pacchetto costasse più di 12 franchi?

In futuro, le sigarette potrebbero anche salire fino a 15,30 franchi al pacchetto. Il possibile rincaro, però, potrebbe anche andare a toccare tutti i prodotti del mercato del tabacco, come le sigarette elettroniche. A chiederlo, tramite una mozione, è la consigliera nazionale Corina Gredig (PVL/ZH). Propone infatti di aumentare l’imposta sul tabacco affinché «i prezzi delle sigarette, adeguati al potere d’acquisto, corrispondano approssimativamente a quelli dei Paesi limitrofi».
Facciamo un passo indietro, tornando allo scorso dicembre. Allora, il Consiglio federale aveva adottato un rapporto in cui veniva analizzato il mercato del tabacco, guardando anche oltre la frontiera. Emerge così che il prezzo delle sigarette - era stata preso ad esempio un pacchetto di Marlboro Red Box da 20 pezzi - in Svizzera costa 9,20 franchi. Di questi, 4,67 franchi sono imposte sul tabacco (composte da più elementi).
I balzelli dei vicini
Dall’analisi del Governo emerge che in Italia lo stesso pacchetto costa 5,83 franchi, di cui 3,44 di imposte. In Austria, il pacchetto di Marlboro Red Box si attesta a 6,02 franchi, di cui 3,49 di imposte, mentre in Germania il prezzo si alza a 7,52 franchi, di cui 3,69 d’imposte. Infine, la Francia, unico Paese limitrofo in cui le sigarette costano più che in Svizzera: 10,81 franchi, di cui ben 7,31 franchi di imposte. «Nel complesso, la tassazione sulle sigarette è piuttosto elevata in Svizzera», è il commento contenuto nel rapporto in calce al confronto internazionale.
Stando a Corina Gredig, la tassazione del tabacco «è considerata una delle misure di prevenzione più efficaci ed economiche. Un aumento del prezzo del 10% riduce il consumo di tabacco di circa il 4%. Gli studi dimostrano che l’effetto è significativamente più marcato tra i giovani».
Meno consumo, più entrate
Una tassazione più elevata, per la consigliera nazionale dei Verdi liberali, avrebbe anche un notevole potenziale di gettito fiscale. Ciò andrebbe anche a beneficio della previdenza: gli introiti dell’imposizione del tabacco sono infatti destinati al finanziamento dell’AVS. Il Governo ha applicato l’ultimo aumento nel 2013, per un importo di dieci centesimi.
Il Consiglio federale stima che ora un aumento di soli 50 centesimi per pacchetto di sigarette genererebbe un gettito fiscale di circa 100 milioni di franchi. Come si arriva a questa cifra? «In questo scenario, ci si può aspettare un calo del consumo di tabacco pari a circa il 2%. Se si considerano gli 8 miliardi di sigarette tassate nel 2024 e un consumo di sigarette non tassate pari al 12,5%, ovvero praticamente invariato, il gettito dell’imposta sul tabacco aumenterebbe di circa 100 milioni di franchi».
Stando al rapporto, un aumento di 50 centesimi a pacchetto sarebbe probabilmente troppo esiguo per influire sulla quantità di sigarette non tassate. Ma cosa sono le «sigarette non tassate»? Semplicemente, sigarette contraffatte, di contrabbando, oppure «importante legalmente nel traffico viaggiatori» (ovvero, per il Ticino, acquistate in Italia), ci spiegano dall’Ufficio federale delle dogane e della sicurezza dei confini (UDSC). Oggi, infatti, sono consentite importazioni legali fino a 250 sigarette per persona e al giorno.
I possibili rincari
Con l’aumento di un franco a pacchetto, il gettito (al netto di chi ridurrà il consumo e di un incremento della quota di sigarette non tassate) salirebbe a 180 milioni. Con un aumento di tre franchi, arrivando dunque a 12,20 franchi a pacchetto, le entrate dall’imposta sul tabacco ammonterebbero a circa 500 milioni di franchi.
Decisamente diverso il caso in cui si aumentasse nettamente il carico fiscale: il Governo fa l’esempio di un pacchetto di Marlboro Red Box a ben 15,30 franchi. Gli effetti previsti? Un calo del consumo attorno al 26%, un raddoppio della quota di sigarette non imposte (dal 12,5 al 25%) e un aumento del gettito d’imposta di circa 645 milioni di franchi.
Gli effetti sul Cantone
Per il Consiglio federale, un aumento delle imposte di tale entità accentuerebbe ulteriormente le differenze di prezzo tra la Svizzera e i Paesi confinanti (a condizione che i prezzi in questi ultimi rimangano invariati). Un prezzo troppo elevato del pacchetto in Svizzera, tuttavia, avrebbe come effetto un aumento vertiginoso delle «sigarette non tassate»: soprattutto nei Cantoni di confine come il Ticino, aumenterebbero le sigarette contraffatte, quelle di contrabbando e anche quelle importate legalmente dall’Italia «entro i limiti della franchigia doganale». Anche il mercato nero e il contrabbando organizzato potrebbero trarne vantaggio.
«Nelle regioni svizzere di confine, già oggi la percentuale di sigarette non imposte in alcuni casi supera il 20%», si legge nel rapporto. Al Corriere del Ticino, la portavoce dell’UDSC Nadia Passalacqua ci conferma che questo tasso riguarda pure il nostro Cantone. «Possiamo affermare che anche il Ticino fa parte delle regioni coinvolte». Stando alle autorità, inoltre, i casi accertati nel settore del contrabbando sono aumentati già oggi in modo significativo.
Rafforzare l’effetto preventivo
La mozione di Corina Gredig (alla quale il Consiglio federale deve ancora rispondere) tiene a precisare un punto: «Un aumento dell’imposta sul tabacco dovrebbe pertanto essere accompagnato da una riduzione della franchigia doganale», al fine di evitare un ulteriore aumento della quota di sigarette non tassate. In futuro si potrà forse importare senza imposizione al massimo una stecca (o forse anche meno), senza pacchetti aperti aggiuntivi. Per la deputata zurighese, «il Consiglio federale dovrebbe puntare a una riduzione della franchigia doganale (oggi di 250 sigarette) ancor prima di aumentare l’imposta, in quanto ciò rafforza l’effetto preventivo dell’imposta sul tabacco anche senza un aumento delle tasse e garantisce che un maggior gettito fiscale venga generato in Svizzera anziché all’estero».
L’aumento delle imposte andrebbe a colpire tutti i prodotti del tabacco e non solo le sigarette. Corina Gredig ha rilanciato anche un’altra proposta per stabilizzare le finanze federali: aumentare i balzelli sugli alcolici. L’attuale aliquota d’imposta sulle bevande spiritose, infatti, «non viene adeguata da oltre 25 anni».
