La visione

Sono Giochi sempre più svizzeri: «Non abbiamo concorrenti, ma un'opportunità da perdere»

La candidatura elvetica per ospitare le Olimpiadi invernali del 2038 guadagna metri ed è pronta ad abbracciare l'intero territorio – Ne parliamo con il CEO del progetto Frédéric Favre
©AP
Massimo Solari
12.01.2026 19:59

All’orizzonte non si scorgono solo i Giochi di Milano-Cortina. Alzando bene lo sguardo, e fantasticando un po’, è possibile intravedere anche le Olimpiadi invernali del 2038. Le nostre Olimpiadi. Il progetto «Switzerland 2038», invero, ha poco a che fare con i sogni e molto con la concretezza. Una visione pragmatica e unica che ha permesso al nostro Paese di allestire un dialogo privilegiato con il Comitato olimpico internazionale (CIO), condizione che permette di promuovere la candidatura elvetica in via esclusiva sino al termine del 2027. L’attribuzione delle edizioni 2030 e 2034 alle Alpi francesi e a Salt Lake City, in un primo momento parsa come uno smacco, si è tramutata in un’opportunità. Negli scorsi mesi, e a fronte dello studio di fattibilità realizzato nel 2023, l’associazione che si occupa del dossier ha quindi accelerato. Il futuro, d’altronde, è adesso. E l’anno appena sbocciato - si veda pure l’articolo in basso - farà la differenza.

Oltre un decennio di tempo

Una cosa è certa: la Svizzera vuole e può scrivere la storia. Per la prima volta, infatti, i Giochi olimpici e paralimpici non si svolgerebbero in una città o in una o più regioni, bensì in un intero Paese. E in questo senso, proprio oggi, la cartina rossocrociata è stata definita ulteriormente. La decentralizzazione dell’evento a cinque cerchi, nel dettaglio, coinvolgerebbe tutte le regioni linguistiche, abbracciando 14 Comuni e 10 Cantoni. Ticino compreso. Dove? A Lugano, fra le sedi prescelte per ospitare la fase a gironi del torneo femminile di hockey su ghiaccio. Per quanto riguarda le Paralimpiadi, invece, la manifestazione ruoterebbe attorno a Ginevra, Losanna, Berna, Lenzerheide e St. Moritz. Il tutto a fronte di un numero decisamente inferiore di atleti.

Sulla potenzialità del progetto e le sue chance di riuscita, la presidente di Swiss Olympic Ruth Metzler-Arnold è chiara: «Le federazioni degli sport invernali ed estivi, olimpici e non olimpici, vogliono che i Giochi olimpici e paralimpici invernali 2038 si svolgano in Svizzera. Sono consapevoli dei durevoli effetti che un tale evento produce sullo sport. Non esiste forza più potente di quella di una grande manifestazione che, come un punto di riferimento, guida un’intera generazione di atleti e diventa fonte d’ispirazione per le persone di tutto il Paese e ben oltre allo sport».

Lenka Kölliker, copresidente dell’associazione «Switzerland 2038», pone da parte sua l’accento sulla portata temporale dei lavori: «Parliamo di un progetto che avrà una preparazione di oltre dieci anni, poiché nel 2027 sapremo già se nel 2038 ospiteremo i Giochi. Ciò significa che non dovremo organizzare l’evento in tempi brevi ma che disporremo di una lunga fase di sviluppo pianificabile e d’attenzione internazionale».

Nessuna Arena Santa Giulia

Ecco, appunto. «Switzerland 2038» vuole porsi agli antipodi rispetto a quanto si legge attualmente in merito all’edizione di Milano-Cortina, e in particolare sulla corsa contro il tempo per il completamento dell’Arena Santa Giulia. «Il modello svizzero, e sarebbe una prima, non necessiterebbe della costruzione di una sola infrastruttura fissa» conferma il CEO del progetto Frédéric Favre, contattato dal Corriere del Ticino. Certo, potrebbero sorgere delle tribune, così come un trampolino provvisorio per il salto con gli sci a Engelberg. «Ma non sarebbe possibile accumulare dei ritardi su qualcosa che non dobbiamo realizzare. Il nostro Paese ha già promosso degli investimenti sul piano infrastrutturale ed è grazie a questi che otterrebbe i Giochi del 2038. In molti casi è invece accaduto il contrario, con l’organizzazione delle Olimpiadi finalizzata alla nascita di piste, arene e palazzetti». L’attenzione all’impatto ambientale della rassegna, così come alla sua eredità per le generazioni a venire, sono quindi massime.

Considerati gli investimenti già effettuati, e ritenuti cruciali dal CIO, non sarebbe possibile accumulare ritardi su infrastrutture che non dobbiamo costruire
Frédéric Favre, CEO del progetto Switzerland 2038

Trattative esclusive, una prima

Così come consolidata, e tenuto conto dei colloqui esclusivi con il CIO, la candidatura rossocrociata appare inattaccabile. «La Svizzera - afferma Favre - non può essere battuta, tenuto conto dei quattro anni di trattative esclusive accordati eccezionalmente dal Comitato olimpico. No, non abbiamo concorrenti. La possibilità di mancare l’appuntamento con i Giochi 2038, tuttavia, esiste».

Come accade sovente, e al netto della volontà di federare la Svizzera grazie all’evento sportivo più autentico al mondo, il fattore economico sarà determinante. «Gli importi che interesserebbero Cantoni e Comuni si situano a un livello simile, se non inferiore, a quello imposto dall’organizzazione di Campionati mondiali o europei per una disciplina particolare» tiene a precisare Favre. «Altro aspetto cruciale: non chiediamo alcuna partecipazione ai costi generali». Che nella misura dell’82% dipendono dai fondi privati e che l’associazione alla testa di «Switzerland 2038» mira a coprire in larghissima parte attraverso i ricavi. Non solo. Uno studio non ancora pubblicato della Scuola universitaria professionale di Lucerna e dell’azienda di consulenza EBP indica che i Giochi 2038 in Svizzera dovrebbero generare fra 19.000 e 25.000 posti di lavoro a tempo pieno e - soprattutto - un valore aggiunto compreso tra 2,75 e 3,68 miliardi di franchi, con centinaia di milioni di entrate fiscali supplementari.

Insieme a Crans-Montana

Tutto molto allettante e attraente, per il rafforzamento della coesione nazionale, le ricadute turistiche o ancora l’attrattività complessiva del nostro territorio. Gettando un occhio alla mappa dei Giochi svizzeri del 2038, viene tuttavia da chiedersi se la tragedia di Crans-Montana non possa - quantomeno a breve termine - indebolire la candidatura elvetica e l’ideale di efficienza che la regge. «Naturalmente si tratta di un dramma che ha segnato e continuerà a segnare la comunità locale e l’intero Paese» osserva Frédéric Favre. Per poi aggiungere: «Ma ritengo che progetti come quello olimpico possano aiutare la collettività ad andare avanti. Il messaggio che veicolano, d’altronde, è positivo e Crans-Montana dispone di un’enorme esperienza in materia di grandi eventi sportivi, sci alpino in primis. In questo contesto tragico, Switzerland 2038 assume un senso e un valore se possibile ancor più marcati».

«Referendum? Non siamo preoccupati»

In caso di luce verde da parte del CIO, dicevamo, la Svizzera avrà 11 anni di tempo per dare forma alle sue Olimpiadi. La decisione dei vertici del movimento olimpico è infatti attesa nel 2027. Come indicato dal comitato direttivo dell’associazione Giochi olimpici e paralimpici invernali 2038, l’anno in cui verranno prese le decisioni politiche determinanti è però il 2026. E ciò a livello nazionale. Il Consiglio federale, a cui il dossier dettagliato è stato illustrato lo scorso mese, avvierà la consultazione sul progetto ed emanerà una decisione di principio e pianificazione. Indirizzi, questi, che saranno successivamente discussi dalle Camere. «Sin qui, il Consiglio federale ha sempre sostenuto la candidatura» spiega in merito Frédéric Favre, CEO di «Switzerland 2038», rammentando i 130 milioni di franchi già richiesti per i Giochi olimpici e i 60 per le Paralimpiadi. «E siamo fiduciosi che il supporto in questione, declinato in sovvenzioni e senza alcun tipo di responsabilità in termini di costi organizzativi, venga accolto favorevolmente a livello federale. Sempre in questo senso, inoltre, non credo vada trascurato l’appoggio di ben 10 Cantoni e 14 Comuni». Insomma, una lobby potente pure sul piano istituzionale.

Tuttavia, lo spettro di un referendum federale (una rarità), e di più raccolte firme a livello cantonale e comunale (decisamente più probabili), non è da escludere. Scottature del passato alla mano, in Vallese e nei Grigioni, come la mettiamo? «Non siamo preoccupati» osserva Favre. «Rispettiamo la democrazia e i suoi tempi. Non da ultimo poiché abbiamo considerato tutta una serie di alternative, qualora una regione o una città si chiamasse fuori anche a seguito del parere favorevole del CIO». I suoi fautori, parlano non a caso di un «progetto dinamico», nel tempo e nelle destinazioni, che restano modificabili. «Ci adatteremo pure all’evoluzione delle infrastrutture» rileva Favre, riferendosi a eventuali migliorie adottate spontaneamente dalle singole località o - nel peggiore dei casi - al degrado dei siti di competizione che renderebbe necessario un piano B. «Partiamo dal principio che le infrastrutture resteranno a un buon livello. Indipendentemente dai Giochi, ma considerata l’importanza che continueranno a rivestire per le competizioni nazionali e internazionali». 

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