«Spesso lo shopping diventa una risposta sbagliata a un problema reale»: quando gli acquisti diventano una dipendenza

Un debito da oltre 27 mila franchi, 18 mila dei quali solo per aver acquistato compulsivamente online. È quanto accaduto – e raccontato dal Tages-Anzeiger – a una ventisettenne di oltre Gottardo, che a causa della dipendenza da shopping è arrivata ad acquistare fino a 70 articoli alla volta.
Dei semplici click che l’hanno tuttavia portata ad azzerare il conto in banca, a non aver più soldi per mangiare e a doversi indebitare ulteriormente anche solo per bere un caffè, proseguendo questa spirale.
Un fenomeno tutt'altro che marginale, al punto che in Svizzera questo comportamento problematico preoccupa non poco i settori di aiuto alle dipendenze. «È un disturbo che colpisce circa il 7% della popolazione dai 15 anni in su. Quindi un fenomeno abbastanza diffuso nella popolazione elvetica, anche se lo si vede principalmente nella fascia più giovane, quindi sotto i 35 anni», ci spiega il responsabile dei Disturbi comportamentali GAT-P di Ingrado, Matteo Bizzozero, specificando che di dati a livello ticinese al momento non ce ne sono. Questo non significa però che il fenomeno non sia presente anche nella nostra popolazione.
In realtà questo tipo di comportamento non è realmente riconosciuto come un disturbo comportamentale. «Nei manuali diagnostici non è presente la dipendenza da shopping, ma unicamente il gioco d’azzardo e il disturbo da gaming. Questo però non vuol dire che non sia qualcosa di cui preoccuparsi. Per prendere a carico le persone che presentano questo tipo di problemi, a volte bisogna fare capo ai criteri generali che riguardano un po’ tutte le dipendenze: la perdita di controllo, il continuare nonostante le conseguenze negative, l’astinenza. Sono elementi che possono già portarci a vedere che un problema c’è».
Ad essere maggiormente colpite da questo bisogno di acquistare in maniera compulsiva sono proprio le giovani donne, come spiegato da Bizzozero.
Nonostante questo vizio possa portare a vivere spiacevoli risvolti finanziari, sono in pochi a farsi avanti ammettendo di avere un problema o chiedendo aiuto agli appositi sportelli. «Questo deve far riflettere. Lo shopping compulsivo, come detto, ancora oggi viene forse visto più come un vizio che come un problema vero e proprio. La persona magari si colpevolizza, dando la colpa a una scarsa forza di volontà, anche se è difficile fare delle ipotesi».
Depressione, ma non solo, alla base del problema
Bizzozero ha poi spiegato che le persone che hanno un problema di shopping eccessivo magari si rivolgono a dei professionisti chiedendo aiuto per altri tipi di problematiche, come magari disturbi d'ansia o depressione, che posso essere problematiche alla base di un rapporto problematico con gli acquisti. Questi ultimi possono dare un falso senso di gratificazione e alleviare temporaneamente delle emozioni negative. «Chiedere aiuto per depressione o altri disturbi è comunque già un primo passo avanti, perché risolvendo il primo problema c’è la possibilità di porre rimedio anche alla questione shopping, che rappresenta una risposta sbagliata a un problema reale».
In una società come quella di oggi siamo comunque molto sottoposti alla spinta verso gli acquisti. «Se ad esempio effettuo un acquisto su delle note app di shopping, queste mi bombarderanno poi di notifiche e di e-mail con sconti, promozioni e regali a determinate condizioni di acquisto». Fattori sociali e ambientali che giocano inevitabilmente un ruolo importante. E lo shopping, come detto, viene erroneamente visto come una medicina a certi tipi di malessere.
Fatture, Twint e pagamenti a rate
Intervenire prontamente è quindi fondamentale per non incombere in eccessi di spesa che potrebbero innescare una sorta di spirale negativa. Questa viene spesso innescata – oltre che dalla possibilità di acquistare online 24 ore su 24 – dalle molteplici modalità di pagamento che abbiamo a disposizione. Se un tempo esistevano solo i contanti o il pagamento diretto tramite carta di credito, oggi hanno preso piede i pagamenti a rate, le fatture da pagare il mese successivo, così come Twint e l’uso sempre più sfrenato della carte di credito. «In questo modo si ha meno l’idea che i soldi stiano uscendo dal conto, non ho quindi la sensazione di stare realmente spendendo. Quello che posso consigliare a chi soffre di questa problematica è di cancellare o limitare il più possibile le notifiche delle app di shopping sul proprio telefono, bloccare le carte di credito per un certo periodo e fare solo shopping solo fisico e in contanti».
Come sensibilizzare maggiormente
Anche le piattaforme di acquisto online potrebbero contribuire maggiormente alla prevenzione, ad esempio introducendo avvisi sulla quantità di denaro già spesa nel corso del mese. Il problema, però, è che lo shopping continua a essere socialmente accettato e porre dei limiti viene percepito più facilmente come un’ingerenza nelle scelte personali.
A questo si aggiunge il ruolo dei social e degli influencer, che spesso mostrano stili di vita apparentemente lussuosi e facilmente raggiungibili. Un’immagine che può alimentare l’idea che comprare significhi avere successo o dimostrare una certa disponibilità economica, anche quando dietro quella facciata possono invece accumularsi i debiti. «C’è sempre un po’ quell’idea che comprare dia anche uno status: se compri vuol dire che te lo puoi permettere, vuol dire che stai bene finanziariamente. In realtà magari non stai così bene finanziariamente, vuoi far vedere mostrare agli altri di stare bene e poi in realtà ti stai indebitando in modo importante».
Parallelamente servirebbe una maggiore sensibilizzazione, anche nelle scuole e sui social, ricordando che non è lo shopping in sé il problema, ma l’eccesso e il suo utilizzo come risposta a un malessere. «L’ideale sarebbe riuscire ad agire già sui giovani, anche sfruttando gli ambiti scolastici, a livello di prevenzione e sensibilizzazione. O idealmente trovare dei "contro influencer" che facciano da contraltare a certi messaggi trasmessi».
Quando i debiti sono già accumulati
Per chi è già indebitato, Bizzozero ricorda infine che esistono inoltre servizi di Caritas Ticino che possono aiutare a riorganizzare il budget, pianificare il rientro dai debiti e, quando necessario, mediare con i creditori. Anche i servizi comunali possono essere una valida risorsa per le persone in difficoltà.
