Domande e risposte

SSR, 200 franchi bastano?

L’iniziativa per ridurre il canone sotto la lente: per i favorevoli deve restare l’essenziale, per i contrari è un attacco al servizio pubblico – Il controprogetto tramite ordinanza del Consiglio federale, in caso di no alle urne, imporrà già risparmi fino a 270 milioni di franchi entro il 2029
©Chiara Zocchetti
Luca Faranda
06.02.2026 06:00

Manca poco più di un mese all’8 marzo, ma la campagna per il voto sull’iniziativa «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)» è ormai entrata nel vivo. Ecco tutto quello che c’è da sapere prima dell’appuntamento alle urne.

Che cosa chiede l’iniziativa popolare?

L’iniziativa «200 franchi bastano!» chiede di ridurre il canone radiotelevisivo dagli attuali 335 franchi a 200 franchi per le economie domestiche di tipo privato. Le persone giuridiche, le società di persone e le imprese individuali non dovranno più pagare alcun canone. L’iniziativa è stata lanciata nel 2022 ed è sostenuta dall’Unione svizzera arti e mestieri (USAM), da esponenti dell’UDC (lo stesso Albert Rösti, ora consigliere federale, è nel comitato d’iniziativa) e dei Giovani PLR. Chiede di intervenire sull’articolo 93 della Costituzione: è pertanto necessaria la doppia maggioranza.

Come ha risposto il Consiglio federale?

Il Consiglio federale e il Parlamento chiedono di respingere l’iniziativa, poiché la ritengono estrema. Alle Camere federali i tentativi di contrapporre un controprogetto sono tutti falliti. Il Consiglio federale, dal canto suo, ha deciso di agire tramite ordinanza: il canone verrà ridotto da 335 a 312 franchi a partire dal 2027. Poi, dal 2029, scenderà a 300 franchi per economia domestica. Il Governo intende inoltre correggere le condizioni di assoggettamento al canone delle imprese, che dovranno pagare la quota a partire da un fatturato annuo di 1,2 milioni di franchi (e non più di 500 mila franchi come oggi, vedi box). Ciò significa che l’80% delle aziende soggette all’IVA, soprattutto piccole e medie imprese, in futuro saranno sgravate da questa imposta.

Come è cambiato il canone negli ultimi anni?

L’iniziativa al voto il prossimo 8 marzo non è il primo tentativo di intervenire sul canone radiotelevisivo: il 4 marzo 2018 popolo (con il 71,6% di no) e tutti i Cantoni hanno nettamente respinto l’iniziativa «Sì all’abolizione del canone radiotelevisivo», nota anche come «No Billag». Allora, il canone era riscosso da Billag e l’importo si attestava a 450 franchi per economia domestica. Dal 2019, la riscossione è affidata a Serafe. Il Governo, dal canto suo, aveva stabilito già una riduzione del canone, che dal 2019 era sceso a 365 franchi. Nel 2021 è diminuito ulteriormente fino agli attuali 335 franchi.

Perché viene anche definita iniziativa di dimezzamento?

Se l’iniziativa dovesse essere accolta dal popolo e dai Cantoni, la quota del canone destinata alla SSR si ridurrebbe dagli attuali 1,29 miliardi a circa 630 milioni di franchi. Per questo motivo, in Svizzera tedesca, è anche nota come «Halbierungsinitiative» (Iniziativa di dimezzamento). La ripartizione dei proventi del canone alle emittenti radiofoniche e televisive private rimarrebbe invariata. Oggi, gli introiti della SSR ammontano a 1,56 miliardi di franchi:oltre alle entrate del canone (l’83% circa del totale), la SSR SRG può contare su circa 200 milioni di franchi provenienti dalle entrate commerciali (come la pubblicità in tv e le sponsorizzazioni).

Quali conseguenze avrà sulla SSR?

La SSR dovrà risparmiare. E lo dovrà fare in ogni caso. In caso di no alle urne, il canone si ridurrà e di conseguenza anche le entrate per la società di radiotelevisione, che già deve fare i conti (come i media privati) con il calo della pubblicità. La SSR, già nel novembre 2024, ha annunciato il progetto «Enavant» che mira a risparmiare circa 270 milioni di franchi (con una riduzione del budget pari al 17%) entro il 2029, quando il canone scenderà a 300 franchi per economia domestica. Si prospettano tagli in tutti i settori e non solo nella produzione, nella cultura e nella cinematografia. Ciò comporterà anche il taglio di circa 900 posti di lavoro (un centinaio per la RSI) nel giro di tre anni. Nel caso di un sì alle urne, le ripercussioni sarebbero ovviamente maggiori e potrebbero influire sulle condizioni per la nuova concessione, in vigore dal 2029.

Perché i risparmi colpiranno anche il personale?

Perché nel totale dei costi (oltre 1,54 miliardi annui), le spese legate al personale fanno la parte del leone con quasi 852 milioni di franchi, seguite a debita distanza dalle uscite per programmi e produzioni (quasi 369 milioni annui). A fine 2024, i posti di lavoro a tempo pieno all’interno di tutta la SSR erano 5.727, di cui 990 legati alla RSI. Il 7% della massa salariale è destinata ai quadri (lo stipendio della direttrice generale Susanne Wille si aggira attorno ai 518 mila franchi annui): con il progetto «Enavant» saranno ridimensionati anche i vertici del gruppo radiotelevisivo.

Per il Ticino ci saranno ripercussioni?

I promotori dell’iniziativa indicano nelle disposizioni transitorie che «i proventi totali del canone sottostanno alle regole della perequazione finanziaria tra le regioni linguistiche vigenti prima dell’entrata in vigore della presente modifica costituzionale, al fine di permettere la diffusione di programmi di pari livello e di qualità elevata per le minoranze linguistiche». Oggi la Svizzera italiana contribuisce per circa il 4% del totale del canone, ma riceve una quota di ridistribuzione pari al 22%. Con un calo dei volumi, si ridurranno anche i fondi a disposizione della RSI:oltre a un effetto sul piano dei contenuti, ai licenziamenti e alla perdita di posti di lavoro qualificati, saranno interessati dal ridimensionamento anche le aziende ticinesi che collaborano con la SSR. Così come ne risentirà l’indotto sul territorio.

Quali sono gli argomenti dei favorevoli?

Per i promotori, l’attuale canone non è più giustificato e una riduzione a 200 franchi porterà la SSR a focalizzarsi su un servizio indispensabile alla collettività: informazione, approfondimenti e cultura; al contempo, bisognerà puntare meno su sport e intrattenimento, fruibili sempre più su piattaforme «on demand» e tramite servizi «pay-per-view». Il fronte economico critica inoltre l’obbligo per le aziende di pagare il canone: per l’USAM è una doppia imposizione ingiusta e iniqua.

Quali sono gli argomenti dei contrari?

I contrari (tutti i partiti ad eccezione dell’UDC), ritengono che la proposta sia troppo estrema e che si tratti di un attacco al servizio pubblico. La SSR dovrà già risparmiare, poiché il canone sarà già ridotto in due altre occasioni entro il 2029. Il timore è un indebolimento della cultura, della coesione tra le regioni e un aumento dei costi per il consumo di media. I risparmi porteranno a una centralizzazione dell’offerta, con ripercussioni sulle regioni più piccole e più periferiche.