Governo

Statuto S, gli uomini in età di leva sono nel mirino di Berna e Bruxelles

Il Consiglio federale attende l’UE prima di decidere se prorogare la protezione degli ucraini in fuga oltre il mese di marzo del 2027 – Chi è abile al servizio e ha meno di 60 anni potrebbe non essere accolto in Svizzera – Rimangono dubbi e domande sul passaggio al permesso B
©ANTHONY ANEX
Luca Faranda
20.06.2026 06:00

Sul tavolo, oggi, ci sono tre scenari. Il mantenimento dello statuto di protezione S oltre marzo 2027, la sua totale abrogazione in caso di un cessate il fuoco duraturo e infine «un’uscita in caso di perdurare del conflitto». La seconda, in realtà, oggi appare un’utopia: a oltre quattro anni dall’invasione russa, le valutazioni degli analisti indicano che al momento non c’è alcuna prospettiva a breve e medio termine di una pace tra Mosca e Kiev.

Il Governo è dunque a un bivio: la strada che vorrebbe intraprendere è quella di prorogare lo statuto di protezione S anche oltre il 4 marzo 2027 (è questa la data di scadenza fissata, il Consiglio federale la rinnova attualmente). «Si tratta della migliore soluzione», ha detto ieri il consigliere federale Beat Jans, secondo cui «ciò ci consente di continuare a garantire una protezione efficace e sgravare il sistema d’asilo».

Entro l’estate

Tuttavia, prima di prendere una decisione, il Consiglio federale vuole anche vedere come intende muoversi l’Unione europea. Poi agirà di conseguenza, verosimilmente allineandosi. La Svizzera finora si è sempre strettamente coordinata con l’UE in questo ambito, ha ricordato Jans. «E continuerà a farlo». A suo avviso, la collaborazione con Bruxelles è anche decisiva per evitare il fenomeno della migrazione secondaria (ovvero di ucraini che dopo essere già stati accolti in un Paese UE, si trasferiscono nella Confederazione per chiedere protezione).

È proprio in quest’ottica che lo stesso Jans, a inizio giugno, si è recato in Lussemburgo per partecipare a un vertice dei ministri dell’interno dell’UE. Lì, si è discusso anche di un altro tema: gli ucraini in età di leva.

Alle armi

Gli uomini tra 23 e 60 anni, abili al servizio, potrebbero infatti non beneficiare più dello statuto di protezione temporanea accordato nell’Unione europea. Il motivo è chiaro: servono al fronte, in Ucraina. La richiesta arriverebbe direttamente da Kiev. La misura potrebbe essere ripresa anche dalla Confederazione: in Svizzera (stando ai dati fino a fine aprile) sono presenti 12.052 uomini di età compresa tra i 23 e i 60 anni con status S attivo, di cui 368 in Ticino, aveva indicato una decina di giorni fa la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) al Corriere del Ticino.

Tuttavia, spiegano le autorità federali, questa restrizione non si applicherebbe a chi si trova già in Svizzera, ma unicamente alle nuove richieste di protezione. L’UE, che sembra tendenzialmente incline a mettere questi paletti, dovrebbe decidere già nelle prossime settimane.

È anche per questo motivo che il Consiglio federale ha rimandato ogni decisione a fine estate. Tuttavia, la Svizzera su un aspetto è andata ben più lontano di Bruxelles: la Confederazione, concretizzando una mozione della «senatrice» Esther Friedli, già dallo scorso novembre ha limitato la concessione dello statuto S in base alla regione di provenienza. I richiedenti provenienti da sette regioni dell’Ucraina occidentale (Volinia, Rivne, Leopoli, Ternopil, Transcarpazia, Ivano-Frankivsk e Cernivci) non hanno più diritto a uno statuto di protezione in Svizzera. Ora anche l’UE sta valutando di cambiare prassi.

La consultazione

In attesa dell’UE, Beat Jans ha voluto tuttavia inviare in consultazione il «piano sul futuro dello statuto S», che cerca proprio di preparare i tre possibili scenari descritti inizialmente (prolungo, abrogazione dovuta alla fine della guerra, oppure un’uscita a tappe e graduale dallo statuto S che preveda anche prospettive realistiche per un ritorno in patria). Jans, in conferenza stampa, ha fatto il punto della situazione: attualmente sono circa 72 mila le persone in possesso di uno statuto S attivo. Circa 46 mila di esse, nel corso del 2027 potranno passare dallo statuto S al permesso di dimora B (ma la permanenza in Svizzera, anche dopo cinque anni, rimane legata alla validità dello statuto S, vedi box). Jans ha ricordato che tra quelli che vivono in Svizzera da almeno tre anni, molti si sono integrati, mandano i figli a scuola, hanno imparato la lingua del posto e trovato un lavoro (circa uno su due).

«Maggiore libertà»

C’è però un aspetto che preoccupa in particolare i Cantoni: chi passa dallo statuto S al permesso B avrà diritto alle stesse prestazioni sociali degli svizzeri, ricorda Jans. Anche causa delle misure di risparmio della Confederazione, i Cantoni potrebbero presto doversi fare carico di spese particolarmente importanti (Berna dal 2027 non verserà più sussidi ai Cantoni per le persone titolari dello Statuto S da oltre 5 anni).

Lotteria o standard uniformi

Ora, il Consiglio federale vuole «accordare ai Cantoni maggiore libertà, di modo che da marzo 2027 possano definire autonomamente nella loro legislazione lo standard di sostegno». Per tale motivo, ha aggiunto Jans, l’esecutivo nei prossimi mesi intende adeguare l’ordinanza 2 sull’asilo abilitando i Cantoni a fissare questo standard di sostegno (nel caso di un’abrogazione dello statuto S, gli ucraini avranno diritto solo al soccorso d’emergenza). Il problema? Per il PS, che critica la proposta, «i compiti vengono scaricati dalla Confederazione sui Cantoni, che in futuro dovranno decidere autonomamente quale sostegno concedere ai rifugiati provenienti dall’Ucraina». «Con la modifica prevista, il sostegno ai rifugiati diventa una sorta di lotteria: in futuro, la realtà quotidiana di queste persone dipenderà dal cantone in cui risiedono», sottolineano i socialisti, secondo cui Berna deve garantire standard uniformi in tutta la Svizzera.