Su l’IVA di 0,5 punti per pagare la 13. AVS

La Commissione della sicurezza sociale del Nazionale vuole una soluzione transitoria fino al 2033 Continua il braccio di ferro alle Camere su come finanziare la 13. AVS, che costerà 4,2 miliardi di franchi all’anno. Mentre gli Stati vorrebbero una soluzione mista e duratura, tramite un aumento dell’IVA (0,4 punti) e dei contributi salariali (0,3 punti), il Nazionale insiste per una risposta transitoria, solo tramite l’IVA. La decisione di procedere in questo senso è stata presa dalla Commissione della sicurezza sociale a strettissima maggioranza, con 13 voti contro 12.
La commissione prevede un aumento dell’IVA di mezzo punto (dall’attuale 8,1% all’8,6%) fino al 2033, in attesa della prossima riforma del primo pilastro. Inoltre, ha deciso di lasciare invariata al 2,6% l’aliquota ridotta per i generi di prima necessità. I termini, pertanto, cambiano rispetto a quanto deciso l’anno scorso dai deputati, che si erano espressi per un aumento di 0,7 punti fino al 2030. Al tempo stesso, si propone di destinare all’AVS le entrate fiscali supplementari di Cantoni e Comuni, a seguito dell’aumento dei redditi dei pensionati generato dalla tredicesima.
Secondo la Commissione, la soluzione mista degli Stati peserebbe eccessivamente sulle imprese e sulla popolazione attiva. L’obiettivo del finanziamento temporaneo fino al 2033 è di concedere più tempo per l’elaborazione della prossima riforma, destinata a stabilizzare l’AVS almeno fino al 2040. L’aumento più contenuto dell’IVA (0,5 anziché 0,7 punti) mira a limitare l’onere supplementare per i consumatori, grazie ai buoni risultati ottenuti dal Fondo di compensazione AVS, il cui patrimonio gestito ammonta a 50,6 miliardi. Le divergenze in Parlamento saranno discusse in giugno.