Sulla neutralità il Nazionale non vuole alcun compromesso

Erano previste quattro giornate di dibattito per poter dare spazio a tutti e 86 i consiglieri nazionali che volevano esprimersi sull’iniziativa popolare «Salvaguardia della neutralità svizzera». Invece, a sorpresa, le discussioni sono finite oggi. Molto meno sorprendente è invece il risultato uscito dal voto, con un chiarissimo no all’iniziativa sulla neutralità (128 voti contro 60, l’UDC), così come avevano già raccomandato Consiglio federale e Consiglio degli Stati (35 contro 8). Dalla Camera del popolo è però emersa anche una chiara opposizione a un controprogetto diretto (109 voti a 77 e 2 astensioni). Solo l’UDC e alcuni deputati del Centro e del PVL hanno sostenuto il possibile compromesso.
Retromarcia inusuale
E ora? La palla torna al Consiglio degli Stati, che il prossimo giovedì dovrà decidere se insistere sulla proposta. Visti i numeri al Nazionale, l’idea di un controprogetto diretto è ormai morta e sepolta? «No, questa proposta nasce dalla volontà del Consiglio degli Stati. Chi l’ha voluta e sostenuta non credo si lasci scoraggiare dalla prima decisione del Nazionale. Sarei sorprese, perché sarebbe una retromarcia inusuale», ci spiega il «senatore» ticinese Marco Chiesa (UDC), membro della Commissione della politica estera degli Stati.
Pure nella fase di consultazione, in realtà, il controprogetto non aveva convinto la maggioranza. Chiesa, dal canto suo, vede nella controproposta elaborata dagli Stati «il rischio che si trovino sempre delle interpretazioni al concetto di neutralità. Sebbene il controprogetto permetta di fare un passo avanti, l’unico testo che fa chiarezza sulla sostanza della neutralità è quello dell’iniziativa», afferma il consigliere agli Stati. All’orizzonte si intravede la fine dell’iter parlamentare e il testo è ormai sulla rampa di lancio per la votazione popolare, che potrebbe già tenersi entro la fine dell’anno. «E credo sia assolutamente opportuno. La neutralità è stata talmente stiracchiata che sta perdendo sostanza. Oggi, con quello che sta accadendo a livello geopolitico, è evidente nei fatti questa interpretazione a geometria variabile», sostiene Chiesa, secondo cui, «a fronte di un’ipocrisia così lampante, la risposta non può essere nient’altro che nell’iniziativa».
No alle sanzioni contro la Russia
Riavvolgiamo il nastro. L’iniziativa sulla neutralità)» è stata lanciata da Pro Svizzera e da alcuni membri dell’UDC pochi mesi dopo l’invasione della Russia all’Ucraina. Al centro, infatti, ci sono le sanzioni dell’UE riprese dal Consiglio federale nei confronti della Russia e giustificate dalla violazione del diritto umanitario. Per i sostenitori del testo, si tratta di un attacco alla neutralità della Svizzera e pertanto l’iniziativa chiede di iscrivere nella Costituzione una definizione di neutralità («La Svizzera è neutrale. La sua neutralità è permanente e armata»), esigendo che Berna non aderisca ad alcuna alleanza militare o di difesa, salvo in caso di attacco diretto contro la Svizzera.
Vuole inoltre che la Confederazione rinunci a sanzioni nei confronti di Stati belligeranti, al contrario di quanto fatto con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Ci sono però delle eccezioni, ovvero le sanzioni decise dell’ONU e i provvedimenti volti a impedire l’elusione delle sanzioni adottate da altri Stati. Infine, stando ai promotori dell’iniziativa, va inserito nella Costituzione che «la Svizzera si avvale della propria neutralità permanente per prevenire e risolvere conflitti e offre i propri buoni uffici in qualità di mediatrice».
Il controprogetto, invece, si limita a indicare che «La Svizzera è neutrale. La sua neutralità è permanente e armata». E a seguire: «La Confederazione si avvale della neutralità per garantire l’indipendenza e la sicurezza della Svizzera nonché prevenire i conflitti o contribuire alla loro risoluzione. Offre i propri buoni uffici in qualità di mediatrice».
La prima volta
Storia, geopolitica e concetti filosofici si sono susseguiti nel corso dei dibattiti al Nazionale, iniziato mercoledì pomeriggio e proseguito per tutta la mattina. Alla fine, a prendere la parola è stato anche il «ministro» degli Esteri Ignazio Cassis. Per il ticinese, quando l’iniziativa andrà alle urne, si tratterà della sua prima votazione da «ministro» responsabile del tema da quando siede in Consiglio federale.
Per Cassis, la neutralità non è mai stata definita né nella Costituzione perché non si voleva limitare il margine di manovra politico e «l’esperienza degli ultimi 175 anni ci ha infatti dimostrato che è proprio questo margine di manovra che ha permesso di reagire in modo adeguato a tutte le situazioni difficili».
Una bussola, non l’obiettivo
Il Consiglio federale, che si oppone all’iniziativa e anche a qualsiasi controprogetto, ritiene che ciò sarebbe controproducente per gli interessi della Svizzera. Il Governo, secondo Cassis, «ha inteso la neutralità come una bussola che ci indica la rotta, non come l’obiettivo che dobbiamo raggiungere».
Ma perché opporsi a un compromesso? «Presentando un controprogetto, il Parlamento segnalerebbe il proprio parziale sostegno all’iniziativa. In tali circostanze, sarebbe più difficile spiegare alla popolazione perché l’iniziativa non è nell’interesse della Svizzera», ha spiegato il «ministro» degli Esteri, aggiungendo inoltre che lo scopo di un controprogetto è generalmente quello di indurre gli autori dell’iniziativa a ritirarla. In questo caso, però
