Svizzera da 10 milioni? I Paesi vicini alzano gli stipendi per frenare l’esodo verso la Confederazione

C’è chi teme il sovraffollamento e chi, contrariamente, la fuga di cervelli e forza lavoro dalla propria nazione. Il primo timore, inutile dirlo, è quello espresso dall’UDC tramite l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!», in votazione il prossimo 14 giugno. Il secondo, invece, interessa gli Stati a noi confinanti, i quali – al fine di correre ai ripari – stanno incrementando le remunerazioni salariali. Solo in Lombardia – come riportato dal Tages Anzeiger – l’aumento salariale annuo è stato del 20% per dissuadere i lavoratori dal recarsi nella Confederazione. I 90 mila frontalieri che giornalmente attraversano il confine per recarsi al lavoro stanno di fatto lasciando scoperti numerosi settori dell’economia italiana, in particolare quello sanitario. Un esodo che la Regione confinante con il Ticino sta quindi tentando di frenare imponendo un aumento degli stipendi dei medici di confine di circa 10.000 euro l’anno e di 5.400 euro quelli degli infermieri.
Trasferimenti in Svizzera
A preoccupare, tuttavia, non c’è solo il frontalierato: annualmente quasi 20 mila italiani decidono di trasferirsi sul nostro territorio, con la conseguente preoccupazione di un invecchiamento della popolazione. E stando a Eurostat, l’Italia è, infatti, la nazione europea con l’invecchiamento demografico più avanzato, al punto che ogni 100 abitanti tra i 20 e i 64 anni, oltre 42 persone sono over 65. Un dato superiore a quello elvetico, dove l’indice è pari a 32, ovvero uno dei più bassi dell’Europa occidentale. E questo grazie proprio all’elevata immigrazione degli ultimi decenni, che vede arrivare per lo più persone che hanno in media 31 anni.
Verso un calo dell’immigrazione?
L’invecchiamento demografico, tuttavia, potrebbe avere conseguenze positive per i Paesi confinanti: da un lato – grazie ai numerosi pensionamenti in vista – si libereranno posti di lavoro, dall’altro molti Paesi hanno deciso di competere con la Svizzera nell’assunzione di personale qualificato. Ne sono un esempio la Francia, che sta introducendo – come la Lombardia – salari più elevati negli ospedali di confine, e la Germania, che ha invece optato per una tassa d’uscita per gli imprenditori. L’Italia, oltre all’aumento dei salari, ha deciso – come anche il Portogallo – di introdurre anche delle agevolazioni fiscali per il rientro dei residenti emigrati.
Incentivi che, secondo gli esperti, potrebbero portare a un calo dell’immigrazione verso la Confederazione nel corso degli anni '30. Della stessa opinione anche l’Ufficio federale di statistica (UST), che ipotizza a sua volta una riduzione dei flussi migratori – senza tuttavia stabilire l’entità di tale possibile fenomeno. Motivo per cui, come sostenuto da alcuni demografi, ipotizzare una Svizzera da oltre 10 milioni di abitanti entro il 2041 è fin troppo ottimistico.
Concorrenza internazionale e calo delle natalità
In questo senso, come sostiene il direttore della società di consulenza basilese Demografik, lo scenario potrebbe essere peggiore di quanto preventivato. Dalla crescente concorrenza internazionale al calo costante delle natalità – a cui si aggiunge l’uso sempre più frequente dell’IA – peserebbero di fatto in negativo sulla crescita demografica. Un discorso che va tuttavia, come si suol dire, preso con le pinze: già in passato le previsioni migratorie si erano effettivamente rivelate errate. Ne è un chiaro esempio la supposizione fatta prima dell’introduzione della libera circolazione delle persone nel 2002, quando si stimavano circa 10.000 immigrati all’anno. Una cifra nettamente superata col passare degli anni. Ed è proprio questo il timore del consigliere nazionale democentrista Thomas Matter - tra i promotori dell’iniziativa sostenibilità: il ripetersi di questa situazione se l’Ue dovesse estendere gli accordi anche a Ucraina e Paesi balcanici.
Di un altro pensiero il capo economista di Economiesuisse, il quale sostiene invece che la Svizzera dovrà continuare a competere con i Paesi confinanti per continuare ad attirare lavoratori qualificati e imprese di qualità. «Bloccare l’immigrazione sarebbe un segnale molto negativo», avverte.
