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Svizzera, la rivoluzione fiscale è servita

Sì all’imposizione individuale: la riforma dovrebbe entrare in vigore nel 2032 – Keller-Sutter: «Lo stato civile non giocherà più alcun ruolo» – Giacometti: «È un regalo nel giorno della giornata internazionale della donna» – Vitta: «Uno dei cambiamenti più importanti degli ultimi trent’anni»
©PETER SCHNEIDER

L’iniziativa delle Donne PLR per introdurre l’imposizione individuale non avrebbe superato, forse (il condizionale è d’obbligo), lo scoglio della doppia maggioranza: oggi, il controprogetto indiretto è invece stato approvato dal 54,2% dei votanti (in Ticino, per contro, è stato respinto con il 53.4%). La partecipazione si è attestata al 55,7% (58,1% in Ticino). Poco male: sebbene il no abbia prevalso in 11 Cantoni e quattro semicantoni, la riforma è ora realtà. A questo giro, non serviva la doppia maggioranza. Addio, quindi, alla penalizzazione fiscale del matrimonio: un’ineguaglianza riconosciuta dal Tribunale federale già nel 1984, ma che da allora non è mai stata risolta a livello federale.

«Quello che la popolazione ci ha fatto, proprio nel giorno della giornata internazionale della donna, è un bellissimo regalo. Per anni ci siamo battute per l’imposizione individuale», ci spiega la consigliera nazionale Anna Giacometti (PLR/GR), tra i promotori dell’iniziativa «Per un’imposizione individuale a prescindere dallo stato civile (Iniziativa per imposte eque)». Per la deputata grigionese, l’adozione del controprogetto è un sollievo: «Grazie a questo risultato, abbiamo deciso di ritirare la nostra iniziativa».

Periodo di transizione

Prima dell’entrata in vigore, tuttavia, ci vorrà ancora del tempo. Bisognerà probabilmente attendere il 2032. «Si prevede un periodo di transizione di circa sei anni. I Cantoni avranno tempo di adottare i cambiamenti necessari. Ma il vantaggio, rispetto all’iniziativa, è che ora non è più necessario elaborare una nuova legge d’applicazione», sottolinea Giacometti.

A mettere i bastoni tra le ruote alle Donne PLR, tuttavia, potrebbe ancora esserci l’iniziativa del Centro (vedi sotto). «Non accettano la volontà del popolo. Ma mi auguro che decidano di ritirare l’iniziativa, altrimenti c’è il rischio di creare confusione», commenta la grigionese.

Un eventuale sì alle urne «sarebbe problematico», ha detto senza giri di parole la consigliera federale Karin Keller-Sutter, ricordando che si tratta di due modelli che si oppongono.

In futuro, lo stato civile non giocherà più alcun ruolo nel calcolo delle imposte, ha poi aggiunto la «ministra» delle Finanze commentando i risultati. E gli oneri per le amministrazioni cantonali? Keller-Sutter è stata chiara: «Le autorità sono al servizio del popolo e devono servire la volontà del popolo».

Le possibili correzioni

Giacometti, dal canto suo, riconosce che la soluzione proposta dal controprogetto «non è perfetta al 100%. Però direi che è quasi perfetta. Noi chiaramente non volevamo svantaggiare nessuno. Volevamo parità di trattamento per tutti i modelli di vita. Ed è vero che la cosiddetta famiglia tradizionale sarebbe penalizzata. Ma anche questo si può correggere, ad esempio aumentando le deduzioni per i figli».

Dai ranghi dell’UDC (che insieme al Centro, al pari dei Cantoni, aveva lanciato un referendum contro questo controprogetto), già questa settimana potrebbero essere depositati due atti parlamentari per mitigare gli squilibri della legge. Ad esempio, ci spiega il consigliere nazionale ticinese Paolo Pamini, tramite una deduzione sociale a favore del coniuge con reddito principale, se l’altro coniuge non lavora più di 20 ore alla settimana. Ciò sarebbe un passo verso le famiglie con redditi molto disuguali (o con un solo reddito) che con la nuova riforma risulterebbero penalizzati.

La seconda proposta prevede invece di mantenere un unico formulario per la dichiarazione fiscale dei coniugi (ognuno dovrà poi mettere i propri dati e valori in una colonna dedicata). L’obiettivo: facilitare la coerenza delle due dichiarazioni e la rispettiva verifica, riducendo al contempo i costi amministrativi di dover controllare due separate dichiarazioni d’imposta «indipendenti».

Quaranta nuovi ispettori

A giocare un ruolo centrale alle urne, secondo il consigliere di Stato ticinese Christian Vitta, è stato «il tema di genere, che è entrato in maniera importante nella campagna di voto». Ad ogni modo, guardando a quelle che saranno le conseguenze concrete sul piano cantonale, Vitta rileva che sulle tempistiche «si attendono ora indicazioni vincolanti da parte della Confederazione». Anche se, ricorda, «prima della campagna ci era stato indicato che ci saranno ora sei anni di tempo per applicare il nuovo sistema. Un lasso di tempo abbastanza lungo, che ci permetterà di prepararci per uno dei cambiamenti, sul piano fiscale, più importanti degli ultimi trent’anni».

In Ticino, non a caso, si stima saranno necessari circa 40 nuovi ispettori per elaborare le casistiche aggiuntive. E questa, come ricorda Vitta, era proprio una delle preoccupazioni principali evocate dai Cantoni. Sul piano dell’impatto fiscale e finanziario della riforma, poi, Vitta non si sbilancia, ma assicura che anche questo tema «sarà oggetto di ulteriori approfondimenti, anche per capire se saranno necessari adeguamenti al sistema di aliquote oggi in vigore». Al momento è presto per dirlo, ma se così sarà, ha chiosato il direttore del DFE, «ci sarà una discussione di natura politica».

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