Svolta sulla tutela salariale, moniti di sinistra e sindacati

Accanto all’accordo vero e proprio con Bruxelles sui cosiddetti Bilaterali III, nel pacchetto che sarà sottoposto al Parlamento – gli Stati lo esamineranno come prima Camera il mese prossimo – ci sono anche una serie di misure interne per la tutela dei salari. Queste misure nazionali completano il piano negoziato con l’UE nell’accordo aggiornato sulla libera circolazione delle persone. Il Consiglio federale e i partner sociali avevano concordato 13 misure. Il Governo ne aveva aggiunta una quattordicesima volta a rafforzare il partenariato sociale nelle aziende. In particolare, si prevede una protezione estesa contro il licenziamento per i rappresentanti eletti dei lavoratori, i membri di un organo paritetico di un istituto di previdenza a favore del personale e i membri dei comitati nazionali di settore il cui ambito di attività è coperto da un contratto collettivo di lavoro di obbligatorietà generale. Nel caso di prevista disdetta, questa misura introduce essenzialmente l’obbligo di un colloquio tra il datore di lavoro e il lavoratore, finalizzato a trovare una soluzione per evitare la disdetta. La cosiddetta «misura 14» si rivolge soltanto alle imprese con almeno 50 dipendenti, che corrispondono a circa il 2% delle imprese in Svizzera.
«Non c’entra con l’intesa»
Oggi, in vista del dibattito in aula, la Commissione economia e tributi degli Stati ha deciso di stralciare questa misura, ritenendo che non sarebbe direttamente connessa al pacchetto Svizzera-UE. Una minoranza della commissione, ha fatto notare che senza questo adeguamento la Svizzera potrebbe finire nella lista nera dell’Organizzazione internazionale del lavoro. La misura 14 mira a garantire una migliore tutela del partenariato sociale a livello aziendale. La richiesta, avanzata dai sindacati, era stata aspramente criticata da destra e dagli ambienti imprenditoriali. Secondo l’USAM, l’organizzazione mantello delle PMI, anche in una forma annacquata questa misura minerebbe un pilastro essenziale del mercato del lavoro liberale svizzero. L’Unione sindacale svizzera (USS), invece, aveva definito la protezione dal licenziamento una «soluzione minima». Da parte sua, il Consiglio federale aveva parlato di «una soluzione equilibrata» per salvaguardare nel suo complesso il pacchetto di misure nazionali di protezione dei salari, introdotte per ottenere il consenso dei sindacati sull’intero pacchetto UE. Senza il sostegno del mondo del lavoro l’approvazione alle urne (forse nel 2028) è praticamente impossibile.
Depositi, regole riviste
Sinistra e sindacati hanno contestato la maggioranza commissionale, anche perché, oltre allo stralcio della misura 14, sono state modificate le regole sulle cauzioni. Il testo originale prevede che le imprese che impiegano lavoratori distaccati saranno tenute a versare un deposito cauzionale solo in caso di inadempienze. Le vecchie norme non erano più accettate dall’UE. In cambio, però, si vuole far in modo che anche i subappaltatori rispettino le norme sulla tutela salariale in vigore in Svizzera. La Commissione degli Stati, invece, ha deciso di mantenere il vecchio sistema, facendo pagare a tutti la cauzione e rinunciando a estendere la responsabilità agli appaltatori. La maggioranza della Commissione si dice consapevole che le sue proposte sulle cauzioni sono in contrasto con l’esito dei negoziati con l’UE e dichiara espressamente di accettarne le conseguenze.
«Compromesso violato»
«Così facendo, la commissione non solo viola il compromesso raggiunto dalle parti sociali, ma anche l’accordo negoziato con l’UE», scrive il PS. «Chiunque si impegni in questo tipo di strumentalizzazione politica mette a rischio l’intero pacchetto. In un clima internazionale di grande incertezza, dobbiamo rafforzare e sviluppare le nostre relazioni con l’UE, non comprometterle», afferma il co-presidente Cédric Wermuth. Dello stesso tenore anche la replica dei sindacati. L’USS esorta gli Stati a fare retromarcia, sostenendo che la commissione ha adottato decisioni che minano la tutela salariale e che sono contrarie ai Bilaterali III. «È probabile che la maggioranza della commissione non desideri questi accordi. In tal caso, dovrebbe esprimere chiaramente la propria posizione» dice la confederazione sindacale.
Non è da meno Travail.Suisse, secondo cui, decidendo di mantenere il vecchio sistema di depositi cauzionali, la Commissione sta minando le misure di tutela salariale e crea incertezza, perché cerca di mantenere un sistema che non è più accettato dall’UE. L’organizzazione sindacale dice che non prenderà una decisione definitiva in merito al proprio sostegno agli Accordi bilaterali III fino a quando il Parlamento non avrà emesso tutte le sue decisioni finali.
Fumata nera sul capitale di UBS
È stata rinviata, per contro, la decisione sulla copertura con fondi propri per partecipazioni estere nella casa madre di banche di rilevanza sistemica (essenzialmente UBS). La commissione è ancora alla ricerca di un equilibrio «tra il legittimo bisogno di sicurezza della popolazione e l’altrettanto legittima competitività della piazza finanziaria». Una proposta definitiva dovrebbe essere adottata il 31 agosto e sottoposta al plenum ancora in settembre, durante la sessione autunnale.
Dopo il dissesto di Credit Suisse è necessario agire e rafforzare la copertura con fondi propri per le partecipazioni estere in banche di rilevanza sistemica, spiega la commissione. Per questo ha deciso all’unanimità di entrare in materia sul progetto di legge del Consiglio federale. Tuttavia, manca un accordo su come tale «rafforzamento dovrà avvenire» che tenga conto degli interessi in gioco. Oltre alla proposta del Governo, sul tavolo ci sono alternative: dedurre integralmente le partecipazioni estere non soltanto con i fondi propri di base di qualità primaria (CET1) ma anche con i fondi propri di base supplementari (AT1) e, mediante un adeguamento della struttura qualitativa degli strumenti AT1, garantire nel contempo che questi possano fornire tempestivamente un contributo significativo alla stabilizzazione della banca.
