Sanità

«Tassa» sulle bagattelle? Scatta l’ora delle scelte

La commissione del Nazionale deve decidere se e in che misura chiamare alla cassa gli assicurati per consultazioni su casi di lieve entità nei pronto soccorso ospedalieri - L’obiettivo è di ridurre il sovraccarico dei reparti - Sul tavolo due varianti che prevedono un aumento di 50 franchi della partecipazione ai costi
©Chiara Zocchetti
Giovanni Galli
10.04.2025 06:00

Una «tassa» di 50 franchi per i casi di lieve entità nei pronto soccorso? Lo scopo è di creare un effetto dissuasivo per ridurre il sovraccarico di questi reparti, causa di stress per il personale curante e di un allungamento dei tempi d’attesa, magari a scapito di chi si presenta in ospedale con vere urgenze. Il tema è sul tavolo dal 2017. Sullo sfondo c’è il continuo aumento delle consultazioni, in parte dovuto anche alle cosiddette bagattelle. Negli ultimi 15 anni, a livello nazionale le visite sono passate da 1,3 a 2,2 milioni (quasi 250 ogni mille abitanti, più di 320 in Ticino). Questa tendenza è favorita anche dalla maggior attrattiva dei pronto soccorso, accessibili anche la sera e nei fine settimana. Oltre a mettere in difficoltà i reparti, questo forte afflusso comporta anche maggiori costi a carico del sistema sanitario. Secondo l’allora organizzazione mantello delle casse malati santésuisse, una visita ambulatoriale in ospedale costa in media il doppio di quella di uno studio medico. In Parlamento ci sono stati vari tira e molla, perché se nel principio si riconosce la necessità di fare qualcosa, le modalità di attuazione dividono e creano resistenze. Ora è giunto il momento di arrivarne a una. Tra oggi e domani, la Commissione della sanità del Nazionale dovrà decidere una volta per tutte come intervenire e quale proposta concreta portare in aula.

L’obiettivo, come detto, è di dissuadere gli assicurati dal recarsi in ospedale per casi di lieve entità, così da sgravare i pronto soccorso e dirottare i pazienti verso una presa a carico più economica, come i medici di famiglia. Sul tavolo ci sono due opzioni, messe in consultazione lo scorso autunno fino al mese di gennaio di quest’anno. A differenza dell’iniziativa parlamentare che otto anni fa aveva dato il la alla discussione, non si parla più di «tassa», ma di un aumento mirato della partecipazione ai costi da parte degli assicurati. Una risicata maggioranza della commissione, infatti, propone di conferire ai Cantoni la competenza di aumentare di 50 franchi l’importo annuo massimo dell’aliquota percentuale per ogni ricorso non giustificato ai servizi di pronto soccorso degli ospedali. Saranno esentati le donne incinte, i bambini e le persone munite dell’indicazione di un medico, di un centro di telemedicina e di un farmacista.

In concreto: oggi, se si raggiunge la franchigia di cassa malati (la minima obbligatoria è di 300 franchi), per le prestazioni successive l’assicurato paga il 10% dei costi coperti dall’assicurazione di base. Questa aliquota percentuale ammonta a un massimo di 700 franchi all’anno per gli adulti. Ebbene, con la proposta della commissione, chi ha raggiunto la franchigia e l’importo annuale massimo, si vedrebbe aumentare questo importo di altri 50 franchi ogni volta che si reca in un pronto soccorso senza un’indicazione scritta di un medico (o di un centro di telemedicina o di un farmacista). All’atto pratico, la misura riguarderebbe il 10% degli assicurati.

La seconda variante, sostenuta da una minoranza, è più incisiva. La partecipazione ai costi di 50 franchi interverrebbe dopo il raggiungimento della franchigia, ma prima che l’assicurato abbia toccato il massimo di 700 franchi. In questo caso, potrebbe essere potenzialmente interessato il 54% degli assicurati. L’importo a loro carico, inoltre, sarebbe di principio di 50 franchi e non al massimo del 10% della fattura.

Finora le discussioni in commissione sono sempre state serrate. Con ogni probabilità lo saranno anche queste. I Cantoni hanno valutato le proposte in modo diverso, ma sono critici. La Conferenza dei direttori cantonali della sanità si è detta contraria. Idem gli ospedali. «Come associazione mantello degli ospedali Svizzeri ci opponiamo alla mozione», dice Alessandro Bressan, membro del comitato di H+. «Il problema c’è e condividiamo l’intenzione di alleggerire il carico che grava sui pronto soccorso. Ma per ragioni pratiche, etiche e legali non possiamo condividere le misure proposte. È difficile definire quando un caso è giustificato o meno, rischiando di creare una disparità sociale. Per l’ospedale, inoltre, ci sarebbe un ulteriore onere burocratico. C’è anche il rischio che qualcuno rinunci a farsi curare non avendo i mezzi per pagare certe consultazioni. Abbiamo anche notato che in certe regioni del Cantone, in cui i medici di famiglia non vengono sostituiti, c’è una tendenza a rivolgersi ai pronto soccorso per cui si deve piuttosto sostenere maggiormente la medicina di famiglia».

Il Consiglio di Stato, da parte sua, condivide sia la preoccupazione per l’affollamento dei reparti di pronto soccorso sia che il principio di una partecipazione finanziaria possa aumentare la consapevolezza dei costi e la responsabilità individuale. Ma al tempo stesso vede anche un problema di accesso alle cure per certe fasce della popolazione. Pur non opponendosi alla proposta commissionale, ritiene che questa presenti inconvenienti e controindicazioni. Anche per evitare disparità di trattamento, una soluzione nazionale è preferibile a soluzioni cantonali.