«Tenevo la mano a un ferito e gli dicevo: tu non morirai stanotte»

I giorni passano. E le testimonianze del dramma si accavallano. Formando un puzzle al contempo prezioso e terrificante, proprio perché – con il passare dei giorni – si stanno delineando sempre più i contorni della tragedia del Constellation di Crans-Montana. Yuri, 20 anni, intercettato dal Blick, era nei pressi del bar quando l'incendio è scoppiato. Il ginevrino ha tenuto la mano a un ferito e assistito, quasi impotente, a scene che lo tormenteranno sempre.
«Non voglio morire, aiutami». Yuri, al quotidiano zurighese, ha rivelato di aver sentito a più riprese queste parole. Non era mai stato a Crans-Montana prima. Aveva scelto il Vallese per salutare l'arrivo del 2026. La serata era iniziata nel migliore dei modi, fra amici, nel cuore della località sciistica. Poco prima dell'1.30, Yuri e i suoi compagni di serata si trovavano proprio nei paraggi del Constellation. Nessuno di loro aveva notato che, all'interno, si era già scatenato l'inferno. Sono bastati pochi passi, tuttavia, per rendersi conto di che cosa stava succedendo. «Abbiamo visto persone che si spintonavano, molto fumo». Quindi, le fiamme: hanno illuminato la notte di Crans-Montana, oltre la veranda. Yuri, a quel punto, ha capito che il Constellation stava bruciando. «Sul momento non ho pensato che fosse così grave». A dieci metri dall'edificio, tuttavia, il calore delle fiamme gli scaldava il viso.
Il suo gruppo di amici ha lasciato la scena. Lui, invece, è rimasto. Per i primi minuti, dicevamo, Yuri non ha capito né compreso bene cosa stesse succedendo. Era come congelato, pietrificato rispetto a ciò che stava vedendo. Voleva fare qualcosa, ma aveva paura di rimanere coinvolto. «Nei corsi per samaritani ci insegnano che la prima cosa da fare è rendere la scena sicura per non mettersi in pericolo e poter aiutare meglio le vittime». La situazione è cambiata rapidamente. «All'inizio sembrava quasi irreale. Poi è diventato apocalittico». Sono usciti i primi feriti. Con il passare dei minuti, le persone che provenivano dal bar mostravano segni sempre più gravi. Di fronte all'orrore, Yuri ha recuperato la sua compostezza. «Mi sentirò male più tardi» mi dicevo. «Ora devo fare qualcosa». E così, è corso a prendere dell'acqua in un bar vicino.
Al suo ritorno, si è seduto accanto a un 19.enne gravemente ustionato: «Mi ha detto: non voglio morire, per favore aiutami. Io gli ho risposto: va tutto bene, non morirai stanotte. Sei vivo». Il giovane gli ha tenuto la mano. Yuri, tra sé e sé, ha pensato che quel giovane avrebbe potuto benissimo essere lui. E ha vomitato per la paura. Tutto attorno, il caos. Persone ustionate, vestiti carbonizzati e un odore definito insopportabile. «L'obiettivo era rassicurare le vittime, verificare che fossero vive. Dire: respira, va tutto bene». Yuri si è sentito impotente, ma al contempo desideroso di fornire supporto psicologico. «Ho visto persone rianimate. Non sapevamo se fossero ancora vive o meno». I servizi di emergenza hanno preso gradualmente il sopravvento. «Non siamo eroi. Siamo solo persone comuni. Abbiamo fatto quel poco che potevamo. Non potevamo non cercare di aiutarli».
Yuri, a distanza di giorni, ha voluto sottolineare la risposta spontanea di quella sera. E, soprattutto, inviare un messaggio alle famiglie delle vittime: «I vostri figli non erano soli. Le persone si sono occupate e preoccupate di loro. Erano circondati. Nessuno di loro è stato abbandonato». Da quella terribile notte, la tragedia ha continuato a perseguitarlo. «Ciò che mi segna di più è l'odore dei capelli bruciati e lo sguardo di quelle persone innocenti che avevano tutta la vita davanti e che avevano paura di morire quella sera in cui, semplicemente, erano usciti per festeggiare». Yuri ha parlato anche della difficoltà di tornare a una vita normale. «Ridere mi mette a disagio quando ricordo ancora quello che è successo. Non sai quando potrai permetterti di essere di nuovo felice». Il pensiero di ciò che è successo a Crans-Montana, insomma, continua a tornare. Una candela accesa, l'odore del fumo, e il dramma del Constellation riemerge: «Nessuno può capire davvero quello che abbiamo passato. Prima di addormentarmi, sento ancora quell'odore e vedo quegli sguardi».
Yuri, concludendo, si è detto altresì indignato per le critiche rivolte ai giovani. Accusati, in particolare, di aver filmato l'inizio dell'incendio. «Filmare è a volte un riflesso per i più giovani. Nessuno è disposto a subire una cosa del genere, tanto meno i giovani. È un modo per reagire quando ci si sente impotenti». E ancora: «Non potevamo fare nulla per le fiamme. Ma non appena le prime vittime hanno iniziato a uscire e le fiamme sono scomparse, nessuno ha più filmato. Tutti stavano aiutando. Quaranta morti non mi sembrano reali. Quando vedo le vittime, penso al fatto che sono fratellini e sorelline di persone della mia età». Il giovane che Yuri ha aiutato quella sera è sopravvissuto, ma ha riportato ustioni sul 30% del corpo. Yuri, dal canto suo, è ancora sotto shock riferisce il Blick. Ma una cosa è certa: quella notte, in mezzo al fuoco e al panico, nessuno è stato lasciato solo.
