Berna

Terapie di conversione, si valuta una legge nazionale

Il Governo intende disciplinare le misure che mirano a cambiare l'orientamento sessuale nonché l'identità o l'espressione di genere di una persona
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Ats
02.09.2026 11:06

Il Consiglio federale è aperto a un disciplinamento a livello nazionale volto a contrastare le misure di conversione nei confronti di persone lesbiche, omosessuali, bisessuali, trans e queer (LGBTIQ+). Pur non disponendo di dati esatti, il governo riconosce che queste pratiche sono una realtà presente in Svizzera.

Le misure di conversione mirano a cambiare l'orientamento sessuale nonché l'identità o l'espressione di genere di una persona, ricorda l'esecutivo in una nota diffusa a margine della sua seduta odierna. Queste spaziano da metodi relativamente sottili, come l'influenza verbale, a gravi violazioni dell'integrità fisica, e si possono verificare sia durante l'infanzia e l'adolescenza sia in contesti psicoterapeutici, medici, religiosi o interni alla propria famiglia.

A seconda del caso, rischiano di provocare notevoli sofferenze psicologiche, stati d'ansia e depressione, nonché compromettere l'autostima e le relazioni sociali. Malgrado la limitata disponibilità di cifre, secondo uno studio del 2023 oltre il 9% delle persone lesbiche, omosessuali o bisessuali interpellate ha riferito di essere stato esposto, almeno una volta, a tentativi di conversione. Nel caso delle persone trans, la percentuale sale fino al 16%.

In un rapporto realizzato in adempimento a un postulato, il Consiglio federale ribadisce la sua ferma opposizione alle misure di conversione. Il governo sottolinea che l'attuale diritto penale, civile e sulle professioni della salute offre già un'ampia tutela in questo campo.

Diversi cantoni hanno inoltre aggiunto alla loro legislazione ulteriori provvedimenti amministrativi o penali oppure hanno avviato progetti di legge in tal senso. Sviluppi simili si osservano anche in altri Paesi europei. Ciò dimostra la crescente volontà politica e sociale di contrastare tali terapie, ma, allo stesso tempo, le diverse normative cantonali comportano un livello di protezione disomogeneo, constata il Consiglio federale.

Il governo ritiene dunque «opportuno introdurre un disciplinamento unitario a livello nazionale contro le terapie di conversione», si legge nel comunicato. L'elaborazione di una specifica norma penale richiederebbe un mandato esplicito da parte del Parlamento, che potrebbe essere attribuito per esempio nell'ambito della mozione pendente «Vietare e sanzionare le terapie di conversione rivolte alle persone LGBTQ». Spetterà alla Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (CAG-S) decidere in merito agli sviluppi di questo atto.